Germania verso la recessione, caro gas e Nord Stream pesano sul Pil: -0,4% nel 2023- Corriere.it

La crisi del gas manda in recessione l’economia tedesca, che dovrebbe iniziare a riprendersi solo nella prossima primavera. Nonostante un calo nella seconda metà dell’anno in corso, il Pil tedesco dovrebbe espandersi nel 2022 dell’1,4%. Per il 2023, ci si attende un calo dello 0,4% in media annua, per poi aumentare dell’1,9% nel 2024. Lo hanno annunciato in conferenza stampa a Berlino i responsabili dei maggiori istituti economici tedeschi, Ifo-Ifw-Iwh-Rwi. Il forte aumento dei prezzi del gas fa volare i costi dell’energia ed è accompagnato da una massiccia riduzione del potere d’acquisto per l’economia nel suo complesso. La produzione economica del 2022 e del 2023 sarà inferiore di 160 miliardi di euro rispetto a quanto previsto in primavera. È inoltre probabile che il tasso di inflazione aumenti ulteriormente nei prossimi mesi. Il tasso di inflazione nel 2023 arriverà all’8,8% dall’8,4% del 2022. Solo nel 2024 si raggiungerà di nuovo gradualmente la soglia del 2%.

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Gli effetti della crisi del gas

«Il motivo del deterioramento delle prospettive economiche è da ricercarsi principalmente nella riduzione delle forniture di gas dalla Russia», spiegano gli istituti di ricerca in una nota. «Con esse è venuta meno una parte significativa dell’offerta di gas ed è aumentato il rischio che i volumi di fornitura e di stoccaggio rimanenti non siano sufficienti a soddisfare la domanda in inverno». Anche se gli istituti non prevedono una carenza di gas per il prossimo inverno in condizioni climatiche normali, la situazione delle forniture rimane «estremamente tesa», soprattutto dopo le fughe di gas dal gasdotto Nord Stream, che finora è stato la principale infrastruttura di rifornimento della Germania. Anche se la situazione dovrebbe attenuarsi un po’ nel medio termine, secondo le previsioni «i prezzi del gas resteranno probabilmente significativamente al di sopra dei livelli pre-crisi. Questo significa una perdita permanente di prosperità per la Germania».

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I mercati

La situazione geopolitica, dopo le falle al Nord Stream e le accuse incrociate tra Russia e Stati Uniti, pesa sulle borse europee deboli in avvio, nonostante la chiusura al rialzo di Wall Street. Parigi in apertura cede lo 0,9%, Francoforte lo 0,76%, Amsterdam lo 0,8% e Madrid l’1,19%. A Milano il Ftse Mib cede lo 0,8% mentre lo spread tra Btp e Bund si attesta a 242 punti. Sul fronte dei cambi, l’euro vale 0,9663 dollari (ieri a 0,963) e 139,83 yen (139,2), mentre il rapporto dollaro/yen è a 144,66 (144,45). La sterlina, dopo l’intervento della Bank of England sul mercato, vale 1,080 dollari (1,074 ieri, dopo aver toccato 1,0539, nuovo minimo da 20 anni). Il petrolio perde quota sulla prospettiva di una recessione imminente: il wti, contratto di novembre, cede l’1,39%, attestandosi a 81 dollari al barile. Il gas invece apre in calo: ad Amsterdam il prezzo è sceso sotto i 200 euro al megawattora a 199 euro, in calo del 3,95% rispetto alla chiusura di mercoledì 28 settembre.

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