Giochi chiusi in Sardegna, in 149 si sfidano per 16 poltrone a Roma

Chiusi i giochi preliminari, parte la sfida sul campo. Che è però una sfida solo fittizia, almeno per quanto riguarda i candidati, perché chi deve essere eletto lo ha già deciso il proprio partito garantendo un seggio sicuro alla faccia degli elettori che si illudono di poter scegliere.

Ma tant’è: l’orribile legge elettorale che costringe a turarsi il naso e sottostare, ancora una volta, alle volontà dei partiti che decidono tutto anche se raccontano il contrario, è quella. E sarà quella a incoronare i 16 onorevoli che dalla Sardegna voleranno dritti sugli strapagati scranni di Montecitorio e Palazzo Madama, ovvero del parlamento italiano, dove gli stipendi sono ben più alti rispetto a paesi ben più ricchi della scassata Italietta in cui ci ritroviamo. 5000 euro netti al mese, più diaria (3500), rimborso spese di mandato (3700), rimborso telefonico annuo da 1.200 euro e poi spese di trasporto, 3.323 euro ogni tre mesi. Fate i conti e aggiungeteci un bel po’ in più per quelli che andranno in Senato.

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Ma sarebbe poca cosa se solo fosse un investimento proficuo. E invece. Solo spot e slogan e promesse che non saranno mai mantenute. La vera gara è fra chi la spara più grossa, fra chi riesce a studiare la frase più a effetto, fra chi trova più pance (vuote) a cui parlare. Di strategie, manco l’ombra. Di sanità, trasporti, infrastrutture, lavoro, istruzione, giovani e anziani e carovita neanche uno straccio di parola, tutto quello di cui la Sardegna ha disperatamente bisogno per non continuare ad affondare viene ignorato.

E così, ci si deve accontentare dei pacchetti tutto compreso che partiti e coalizioni stanno esponendo sugli scaffali dei supermarket di cui sono azionisti unici: la Lega offre zero iva su latte, pane, pasta, frutta e verdura. I 5 Stelle dopo avere sconfitto la povertà per decreto e aver devastato il paese con il reddito di cittadinanza, lo ripropongono e giurano che garantiranno anche l’eliminazione dell’Irap, la pensione anticipata per le mamme lavoratrici, la riduzione del lavoro a parità salariale. Il Pd non vuole essere da meno, ma si rivolge alla parte più intellettuale della società e garantisce l’aumento degli stipendi di una mensilità, 500mila case popolari, raddoppio degli stipendi degli insegnanti, contributi per gli affitti agli under 35. E Berlusconi? Pensioni minime a mille euro, flat tax, altri mille alle mamme che fanno le mamme e un milione di alberi.

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E chissà quante altre ne sentiremo nella campagna elettorale che, ufficialmente, parte oggi.

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