gli investimenti Esg a quota 33,9 trilioni di dollari nel 2026- Corriere.it

Gli investimenti con criteri Esg (Environment, Social, Governance) saranno quasi raddoppiati entro il 2026: da 18,4 trilioni (migliaia di migliaia) a 33,9 trilioni nel mondo. lo scenario di base che emerge dall’ultima ricerca di PwC asset and wealth management, condotta fra 250 gestori — a cui fanno capo circa 50 trilioni di dollari — e 250 investitori istituzionali con capitali complessivi di 60 trilioni. Nell’ipotesi pi ottimista questi investimenti triplicheranno a 47,6 miliardi, in quella pi cauta arriveranno a 24,4 trilioni. L’Europa continuer ad essere leader nell’impegno sugli investimenti sostenibili: i suoi patrimoni con l’orientamento Esg passeranno da 12,8 a 19,6 trilioni. Ma la crescita maggiore si verificher nel Nord America e in particolare negli Stati Uniti, dove questo tipo di investimenti crescer oltre il doppio da 4,5 a 10,5 trilioni e, nello scenario pi roseo, triplicher a 16,3 trilioni. Stimolati da una importante legge che impegna 390 miliardi di dollari per combattere i cambiamenti climatici, l’orientamento generale degli investitori Usa chiaro, anche se alcuni governi degli Stati continuano a fare opposizione sui criteri Esg, spiegano i ricercatori di PwC guidati da Olwyn Alwxander, la leader del dipartimento Global asset and wealth management.

La crescita va veloce

In generale la crescita dei patrimoni gestiti con i criteri Esg sar pi veloce della media del mercato, secondo le previsioni Pwc: con un tasso di crescita annuo composto del 12,9% arriveranno a rappresentare il 21,5% di tutti i patrimoni gestiti globalmente, dal livello del 14,4% registrato nel 2021. Il 79% degli istituzionali che hanno riposto al sondaggio PwC programmano di aumentare i prodotti Esg nei loro portafogli nei prossimi due anni. Nove su dieci hanno gi liquidato o smesso di investire con un gestore giudicato carente nelle strategie sostenibili. Di fronte a questa crescente domanda, la prima risposta dei gestori ristrutturare i loro prodotti gi esistenti per poterli etichettare come orientati agli investimenti Esg. Il 76% ha dichiarato che intende farlo. Il mercato europeo, il pi evoluto, emblematico: degli 8.017 fondi classificati come attivi nel promuovere le cause ambientali e sociali (secondo l’articolo 8 delle regole europee) a met di quest’anno, solo 989 erano nuovi e gli altri erano riclassificati; e fra i 1.061 denominati come prodotti focalizzati su investimenti sostenibili (secondo l’articolo 9), 286 erano nuovi.

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Nuovi prodotti sulla spinta dei consumatori

Solo il 45% dei gestori a livello globale pensa di lanciare nuovi prodotti Esg nel futuro. La percentuale di questi ultimi un po’ pi alta in Europa, il 57% contro solo il 39% nel Nord America. Chi sar capace di accelerare lo sviluppo di nuovi prodotti, supportando attivamente la transizione verde, potr veder aumentata la propria rilevanza e la propria quota di mercato, osservano i ricercatori di PwC. Anche perch non sono solo gli istituzionali a chiedere questi prodotti, ma anche i consumatori e i dipendenti. Un problema il numero ridotto di azioni, obbligazioni e altri strumenti finanziari che oggi possono essere definiti senza dubbio sostenibili, per esempio secondo l’articolo 9 delle regole europee, le pi stringenti. Ma le offerte sul mercato sono destinate ad aumentare, sottolineano i ricercatori, e gli stessi gestori possono adottare un approccio interventista: investire in aziende non ancora sostenibili, fornendo loro le conoscenze finanziarie necessarie a incorporare i principi Esg nella loro attivit.

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Le ultime resistenze da vincere

Uno dei motivi di resistenza degli investitori a puntare sui prodotti Esg la convinzione che i loro rendimenti non siano migliori degli altri. In particolare sono i fondi pensione e le fondazioni ad aver paura di violare i loro doveri fiduciari perseguendo strategie che non ottimizzano le performance. Ma l’umore del mercato sta cambiando, rivela la ricerca PwC. Tre quarti degli investitori istituzionali interpellati crede che i principi Esg facciano parte del loro dovere fiduciario; nove su dieci sono convinti che la loro adozione migliorer i rendimenti nel lungo periodo. Fra chi ha gi integrato la sostenibilit nelle proprie strategie, il 60% sostiene che l’effetto sui rendimenti stato positivo: per il 12,4% i risultati sono stati pi alti in modo significativo rispetto agli altri loro investimenti non Esg, per il 47,6% sono stati un po’ pi alti. Per il 25,6% le performance sono state simili e solo per il 14,4% sono state negative, peggiori degli altri investimenti. Un altro problema quello dei costi.

Le etichette Esg fuorvianti

Il 79% dei gestori prende in considerazione l’idea di richiedere commissioni di gestione pi alte — in media uno 0,35% extra — per i prodotti Esg, in modo da compensare l’aumento delle spese operative dovute alle nuove regolamentazioni. Spese che sono cresciute dell’11,1% a livello globale, con una punta del 12,8% in Europa e un minimo del 10,2% in Nord America. Ma i ricercatori PwC si chiedono se un rincaro dei prodotti Esg possa essere sopportato nel lungo termine. E poi c’ la questione delle etichette Esg fuorvianti. Il 71% degli investitori istituzionali e l’86% dei gestori crede che sia un problema prevalente nell’industria globale della gestione di risparmi e ricchezze. Ma secondo i ricercatori PwC le cause di questo fenomeno non sono le cattive intenzioni di chi lancia i prodotti Esg, ma sono l’incertezza nelle regole che definiscono i principi Esg, la poca chiarezza nelle classificazioni, l’insufficienza negli standard dei dati e le carenze di informazioni fornite dalle aziende. Comunque chi commette errori deve riconoscerlo in fretta e con trasparenza, raccomandano i ricercatori PwC, se non vuole danneggiare ulteriormente la propria reputazione e incorrere in sanzioni da parte delle autorit.

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