Gli sfascisti silurano Draghi: il populismo resta a galla mentre il Paese rischia di andare gambe all’aria. M5S, Fi e Lega contro il premier

ROMA. Sfascisti all’opera e il risultato è stato distruttivo come in tutte le occasioni che sono stati chiamati in causa. Ancora una volta una prova imbarazzante con il Movimento 5 Stelle a fare da faro di questa stagione politica che, in un modo o nell’altro, ci si augura finisca il prima possibile (anche se a giudicare dai sondaggi restano tanti gli italiani che si sentono davvero rappresentati da tutto ciò). Il populismo sta scavando abissi inesplorati da quando esiste la repubblica italiana e con i grillini da una parte e i leghisti dall’altra la frittata è fatta, sempre e comunque.

 

Se non sbraca l’uno sbraca l’altro e così dal Papete di Salvini alla mossa suicida di Conte di questi giorni gli sfascisti quando entrano in azione una cosa la sanno fare bene: sfasciare. Dal 2018 (quando i 5 Stelle hanno stravinto le elezioni al grido ”apriremo il Parlamento come una scatoletta di tonno”) ne hanno sfasciati tre di governi uno che addirittura avevano creato insieme: il gialloverde che ci ha lasciato in eredità un reddito di cittadinanza che ha sconquassato il già fragile mondo del lavoro italiano, ha mandato in pensione un po’ di 60enni tanto al futuro ci penserà qualcun altro, ha ”combattuto” l’immigrazione in maniera demagogica e ottusa e ora ci sono le categorie economiche che chiedono di aprire i corridoi perché manca manodopera. Si sono sfasciati, si sono lasciati e poi si sono ritrovati e ora stanno risfasciando tutto questo in 4 anni.

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L’apoteosi della loro autodistruzione l’hanno mostrata nella ”partita” per la presidenza della Repubblica. Un teatrino di sfasci quotidiani dove il duo Conte e Salvini sembrava, pur da campi contrapposti, perché dopo essere andati a braccetto si sono riscoperti uno a destra (dove è sempre stato per la verità) e l’altro a sinistra (dove evidentemente non era mai stato ma è stato messo dal Pd in cerca di ”amici” progressisti e populisti che li aiutassero a sentirsi più moderni), sembravano riuscire ad arrivare a un accordo tra i due gruppi parlamentari più forti: ”Sarà una donna”. E infatti è stato Mattarella. In poche ore sono dovuti convergere tutti sul presidente uscente che da settimane chiedeva di lasciarlo andare in pensione (lui di anni ne ha 80, non sarebbe stato comunque un ”quota 100”) e fino a pochi anni prima all’unisono insultavano dicendo ”non è il mio presidente” e ne chiedevano l’impeachment.

 

Due linea politiche simili fatte di bonus di qua e bonus di là, di 110% e mancette alle diverse categorie (e ai potenziali elettori) gli sfascisti sapevano di non poter costruire ma al massimo elargire e così hanno fatto dal 2018 ad oggi. Vicini pur se lontani, si sono ritrovati anche nel non sostenere la causa ucraina e nel restare in un’imbarazzante e imbarazzata posizione di mezzo parlando di pace per far dimenticare la vicinanza di entrambi alla Russia. 

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Questa volta, però, Conte voleva essere il grande protagonista dello sfascio di chi lo aveva, in fondo, mandato a casa tra gli applausi del mondo e dell’Italia. Ed è stato bravo, dal suo punto di vista. Un capolavoro alla rovescia: non ha votato la fiducia a Draghi ma, al tempo stesso, non ha ritirato i suoi ministri e poi ha cercato di dare la colpa della propria irresponsabilità allo stesso Draghi. Il peggio di sempre. Un comportamento da isolamento politico. E invece ecco Salvini, oggi, che ha cercato di recuperare terreno sul Conte barricadiero e oggi ha guidato Forza Italia a sfasciare lo sfasciabile con il discorso al Senato di Stefano Candiani che in questa situazione ha parlato degli sbarchi degli immigrati. Il populismo ancora una volta ha fatto quel che sa fare. Ha sfasciato.

 

Draghi è stato troppo duro? E’ stato onesto, parola sconosciuta in casa sfascista. Prima ha detto: ”Siamo una coalizione e se non ci state io rassegno le dimissioni” e mentre in Aula i 5 Stelle pensavano bleffasse lui è stato di parola. Oggi ha detto ”ragazzi, va bene, ci riproviamo ma patti chiari amicizia lunga”. E ha fatto l’esempio più importante, la cartina tornasole del momento che stiamo vivendo: la manifestazione di protesta contro il rigassificatore a Piombino con praticamente tutti i partiti che lo appoggiavano a livello nazionale nella scelta di puntare sui rigassificatori, per sganciarsi dalla dipendenza energetica dalla Russia, scesi in piazza nella cittadina toscana contro il governo Draghi. 

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Ora che il ”no” è tornato anche in Parlamento l’Italia si ritrova gambe all’aria in un momento storico dove invece sarebbe stato molto importante tenere i piedi ben piantati al suolo. Le ondate di piena rappresentate dalla guerra, dal Covid, dall’inflazione galoppante, dalla crisi climatica (solo per citare i problemi principali) ci colpiranno con forza nei prossimi mesi e senza appoggio sarà difficile resistere. Tutt’al più con gli sfascisti si proverà a restare a galla. Con uno sguardo sempre orientato al presente, tanto lo sfascio lo paga sempre qualcun altro e gli sfascisti galleggiano di natura.  

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