Governo, i dossier decisivi congelati dalla crisi: da Manovra e Pnrr, a tasse e pensioni. Cosa succede ora

Legge di bilancio e Pnrr sono le due emergenze più consistenti che il Paese dovrà gestire, con una crisi di governo che potrebbe spalancare le porte al voto anticipato in ottobre. Si tratta in realtà di una situazione abbastanza inedita, perché nel nostro Paese le elezioni politiche non si sono mai svolte in autunno. Il governo che eventualmente si insedierà potrà sicuramente contare su una certa benevolenza della commissione europea, da cui dipendono sia la valutazione delle politiche di bilancio che quelle relative agli obiettivi del Piano di ripresa e resilienza; i dossier sono comunque destinati ad accumularsi e prima o poi dovranno essere affrontati.

LA PROCEDURA
Nell’immediato l’attuale esecutivo, pur se in carica per l’ordinaria amministrazione, potrebbe comunque approvare la nuova tranche di aiuti annunciata dallo stesso Draghi per i primi giorni di agosto. Ma certo il provvedimento, pur se adottato, avrà probabilmente un contenuto ridotto all’essenziale; in più si porrà anche il problema pratico della sua conversione in legge con le Camere sciolte (procedura comunque prevista dalla Costituzione). La fine anticipata della legislatura metterà poi a forte rischio l’approvazione definitiva di provvedimenti importanti come la riforma della concorrenza e quella del fisco, e fermerà il processo di attuazione di norme già approvata che richiedono passaggi attuativi. Anche i lavori preparatori della legge di bilancio saranno ridotti al minimo, alle ricognizioni tecniche del ministero dell’Economia: le scelte fondamentali dovrà farle l’esecutivo che si insedierà.

Qui entra in gioco il calendario: entro il 15 ottobre va inviato a Bruxelles il Documento programmatico di Bilancio che contiene le indicazioni fondamentali della manovra, mentre il 20 ottobre (termine ampiamente superato gli scorsi anni) il disegno di legge deve arrivare alle Camere. Tradizionalmente la Ue ha mostrato tolleranza nelle situazioni di avvicendamento di governo: questo approccio potrebbe essere esteso anche al Piano nazionale di ripresa e resistenza, di cui sono in scadenza a fine anno 55 tra traguardi e obiettivi. Molto più difficile per il nostro Paese sarebbe ottenere una revisione del piano, in base all’articolo 21 del regolamento europeo. In ogni caso la mancata approvazione delle riforme peserebbe, mentre resta fissato al 31 agosto 2026 il termine per il completamento di tutti gli investimenti. Per la legge di bilancio in caso di manata approvazione entro fine anno l’unica alternativa è l’esercizio provvisorio. Altri dossier si avviano ad essere quanto meno congelati in attesa che si formi una nuova maggioranza dopo il voto: è il caso di quello relativo alle pensioni (senza nuove misure dal 2023 si torna alla sola legge Fornero) e degli aggiustamenti che Mario Draghi aveva annunciato per il reddito di cittadinanza e il superbonus 110 per cento. Ovviamente un governo in carica solo per il disbrigo degli affari correnti avrà meno voce in capitolo nelle trattative a livello europeo su temi come l’energia.

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Pnrr. Entro fine anno vanno raggiunti 55 obiettivi

Entro la fine dell’anno il nostro Paese deve portare a termine altri 55 traguardi e obiettivi. Dal loro raggiungimento dipende l’erogazione della terza rata dei fondi del Pnrr. Rispetto a questa scadenza la commissione europea potrebbe mostrare un po’ di elasticità, ma tutti i progetti del piano dovranno comunque essere completati entro il 31 agosto del 2026.

Superbonus. Da rivedere la cessione dei crediti

Dovrebbe essere ulteriormente rivisto il meccanismo di cessione dei crediti per il superbonus e gli altri bonus edilizi: l’obiettivo è sbloccare la situazione per molte imprese in attesa dei pagamenti. Draghi ha fatto riferimento anche alla riduzione della percentuale: in base alle norme attuali il 110% si applicherà fino al 2023, mentre dall’anno successivo è previsto un decalage.

Reddito. Aggiustamenti per adesso in sospeso

Il presidente del Consiglio ha elogiato il reddito di cittadinanza come strumento di contrasto alla povertà, evidenziando però i problemi di accesso al lavoro: ora però con lo stallo è difficile che siano nuovamente cambiate le relative procedure, con l’obiettivo di aumentare il numero di beneficiari che accettano un’offerta di lavoro dai centri per l’impiego o anche da privati.

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Tributi. In bilico la riduzione delle aliquote

La riforma del fisco è stata delineata nella legge delega recentemente approvata dalla Camera: prevede tra le altre cose la riduzione delle aliquote Irpef, che è stata già in parte attuata con la legge di Bilancio per il 2022 e dovrebbe proseguire il prossimo anno. Tra gli obiettivi la graduale cancellazione dell’Irap e la razionalizzazione dell’Iva. Ora però il provvedimento potrebbe arenarsi.

Riscossione. Mille miliardi di crediti non esigibili

Un aspetto particolare del tema fiscale è la riforma della riscossione, già avviata ma che deve essere completata: anche con l’obiettivo di sfrondare gli oltre 1.000 miliardi di debiti dei contribuenti nei confronti dello Stato, che risultano in larga parte inesigibili. Il riassetto della riscossione potrebbe quindi essere anche l’occasione per smaltire – se non azzerare – una quota di cartelle passate. La Lega sollecita una nuova operazione di “pace fiscale” ovvero una sostanziale sanatoria.

Costo del lavoro. Taglio del cuneo ai tempi supplementari

In parallelo con la riforma dell’Irpef doveva essere avviata un’operazione di riduzione del cuneo fiscale che grava sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti: dunque un intervento sui contributi sociali, pagati sia dai lavoratori che dalle imprese. Confindustria ha avanzato una proposta in tal senso che ha un costo dichiarato di 16 miliardi: importo decisamente impegnativo. Il tema più delicato è proprio la distribuzione dei benefici tra datori di lavoro e dipendenti.

Concorrenza. Rimangono i nodi su taxi e concessioni

Va portata a termine prima della pausa estiva la riforma della concorrenza, che contiene due nodi particolarmente delicati: il primo è quello delle concessioni balneari, al momento risolto con un rinvio delle soluzioni di dettaglio ai successivi decreti delegati; il secondo è quello dei taxi, con le associazioni di categoria che chiedono lo stralcio delle relative norme.

Pensioni. Senza novità da gennaio ritorna la legge Fornero

A fine anno terminerà la possibilità di andare in pensione con 64 anni di età e 38 di contributi, la cosiddetta Quota 102 (che riguarda comunque poche persone). In assenza di nuove misure che introducano forme di flessibilità si tornerà senza eccezioni alle regole della legge Fornero: pensione di vecchiaia a 67 anni o anticipata con 42-43 anni di contributi.

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Energia. Da prorogare le misure su luce e gas

É stato prorogato per via amministrativa fino al 21 agosto lo sconto di 30 centesimi sul prezzo dei carburanti, che al momento tiene i costi al di sotto dei due euro al litro. Andranno invece confermate per l’ultimo trimestre dell’anno le misure che cancellando gli oneri di sistema riducono l’impatto dell’aumento delle bollette di elettricità e gas.

Giustizia. Non è completo il riassetto di civile e penale

Un altro capitolo fondamentale per le riforme è quello della giustizia: approvate le deleghe per civile e penale ci sono da mettere a punto i relativi decreti delegati, mentre è ancora in Parlamento il riassetto della giustizia tributaria. Anche in questo caso la necessità del Paese di avere un sistema giudiziario funzionante si lega alla richiesta europea di completare le riforme.


Ultimo aggiornamento: Giovedì 21 Luglio 2022, 09:09

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