«Grave sabotaggio, tracce di esplosivi»- Corriere.it

Le esplosioni che a fine settembre hanno riguardato i gasdotti Nord Stream 1 e 2 sono state un «grave sabotaggio» e dalle analisi sono state rilevate «tracce di esplosivi su diversi oggetti estranei ritrovati», ha annunciato il procuratore svedese Mats Ljungqvist, che guida l’indagine preliminare della Svezia sull’accaduto, citato dai media svedesi. Ljungqvist ha aggiunto che l’indagine preliminare è molto complessa ed estesa, che il lavoro di analisi avanzata continua per arrivare a condizioni più certe sull’incidente e che la collaborazione con le autorità svedesi e di altri Paesi procede in modo eccellente. Due delle quattro falle rilevate si trovano nella zona economica svedese.

Gli investigatori di Svezia, Danimarca e Germania stanno indagando sull’accaduto. I funzionari danesi hanno confermato a ottobre che ci sono stati danni estesi alle condutture causati da «potenti esplosioni». Le perdite si sono verificate in acque internazionali, ma all’interno delle zone economiche esclusive di Danimarca e Svezia. Gli investigatori non hanno fornito indicazioni sui responsabili

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Il Nord Stream 1 ha trasportato gas russo in Germania fino a quando Mosca ha interrotto le forniture alla fine di agosto. Il Nord Stream 2 non è mai entrato in servizio perché la Germania ha sospeso il processo di certificazione poco prima che la Russia invadesse l’Ucraina a febbraio.

Dopo lo stop a Nord Stream, la Russia ora cerca alternative. Il presidente russo Vladimir Putin ha discusso con il presidente turco Tayyip Erdogan l’idea di creare un hub del gas turco, durante una telefonata, secondo quanto reso noto dal Cremlino. Putin ha proposto per la prima volta la creazione di una base per il gas in Turchia ad ottobre come mezzo per reindirizzare le forniture dai gasdotti danneggiati del Nord Stream ed esportarle sul mercato europeo, un’idea che Erdogan ha appoggiato.

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Il Cremlino ha inoltre fatto sapere che le due parti hanno anche discusso l’estensione concordata dell’accordo sul grano del Mar Nero, un’intesa che la Turchia ha contribuito a mediare per garantire il passaggio sicuro delle esportazioni di grano dai porti ucraini porti ucraini bloccati.

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