Gustavo Zagrebelsky: ‘La lotta no vax non è libero arbitrio ma prepotenza’

Condividi articolo tramite:

Il governo deve decidere su base scientifica. La sua non può essere un’improvvisazione politica. Tuttavia, questo necessario richiamo alle posizioni della “comunità scientifica” non elimina le responsabilità del governo e del parlamento. Dalla “comunità scientifica” non proviene una voce sola cui possa riconoscersi una patente di verità assoluta e assodata una volta per tutte. Non è così: se c’è un mondo in cui abita il pluralismo delle posizioni, delle ipotesi, delle verifiche e delle smentite, questo è il mondo della scienza. Non c’è da stupirsi o, peggio, scandalizzarsi perché dalla comunità scientifica provengano voci diverse, purché siano voci “integre”, cioè non alterate da interessi che scientifici non sono.

ad_dyn
Ma scusi, se la politica deve decidere su base scientifica e la scienza è divisa, come si esce dal labirinto?
Il mondo scientifico non è quello della verità ma della probabilità. Ne vengono elementi di valutazione, ma non conclusioni, tantomeno in casi così controversi. Si confrontano elementi, opinioni e prove spesso interpretabili e si formulano ipotesi che valgono fino a quando nuove evidenze vengono a smentire. E’ il mondo in cui gli esperimenti tentano di ridurre l’incertezza. In questo contesto entra in campo la politica, a cui spetta la responsabilità di decidere se dare più credito a certe ragioni scientifiche piuttosto che ad altre.

ad_dyn
Insomma, abbiamo di fronte presunzioni relative e non assolute. Gli scienziati forniscono elementi che il decisore politico deve discernere e valutare, sempre alla luce di come si evolve la realtà?
Sì, ripeto, non bisogna parlare di verità scientifiche bensì di probabilità scientifiche. Oltretutto, a esaltare la scienza oltre misura si rischia di produrre la conseguenza opposta: quando si constata che vi sono casi, anche se molto marginali, che sfuggono alla Verità (con la v maiuscola) e si pretende che la scienza possieda questa verità, è facile concludere che quella tale posizione scientifica è radicalmente falsa. Così, di fronte a qualche caso di effetto collaterale indesiderato del vaccino, si dice che c’è un imbroglio, un complotto e altre simili sciocchezze.
La verità assoluta è impossibile, e gli “scientisti” che pretendono di possederla rischiano di impiccarsi con la propria corda. Siamo più modesti: la scienza è importantissima, ma ci offre dati e previsioni basati su probabilità, plausibilità. Non sappiamo con certezza che diffusione avrà il virus, quali varianti affronteremo, e neppure se ci saranno e quali conseguenze avrà l’uso di questo o quel vaccino. Insomma, c’è sempre un margine di possibile errore che si deve essere disposti a correggere.
Il governo ha già varato obblighi mirati con il green pass, fondato su decreto. Continuare su questa strada sarebbe un’alternativa valida?
Obbligo generalizzato e green pass sono due misure non uguali sul piano della logica e del contenuto, ma mirano entrambi a diffondere la vaccinazione. Bisogna ragionare in modo concreto. Capisco che nella sfera politica ci sia prudenza rispetto all’introduzione di un obbligo per legge che rappresenterebbe una misura coercitiva imposta con un intervento d’autorità.
Sarebbe più ragionevole che i cittadini fossero coinvolti in modo responsabile in una politica sanitaria nazionale che comprenda tutte le articolazioni sociali e i singoli cittadini. Sarebbe una prova di grande civiltà se le misure anti-covid fossero gestite in questa prospettiva consensuale, senza chiamare in causa leggi, decreti, giudici, sanzioni eccetera.
Alla realizzabilità di una politica sanitaria nazionale, come auspica lei, ostano i distinguo e le ambiguità di parte della politica, che soffiano sul fuoco di chi non è convinto del vaccino…
E’ chiaro che l’obbligo alimenterebbe le cento sfumature di obiezioni. Direbbero, e lo dicono già: deriva autoritaria e anti-democratica, stiamo scivolando nel regime. Ma non è vero: se usato per il tempo necessario e in modo proporzionato l’obbligo sarebbe uno strumento costituzionalmente ineccepibile.
Boeri, Barberis e altri sottolineano l’inutilità di un obbligo coercitivo a carico di 40 milioni di italiani che sarebbe impossibile da accertare e sanzionare. Il rischio è quello di una norma disattesa?
Il problema del controllo esiste. Che si fa? Si mandano le persone nei centri vaccinali scortate dalla polizia? Non si può. Diverso sarebbe subordinare, per esempio, i contatti con la Pubblica Amministrazione, per usufruire dei suoi servizi, al possesso di una tessera vaccinale.
Del resto, non esiste forse la carta d’identità? E non è obbligatorio averla? Certo, non sarebbe l’obbligo generale e astratto, ma otterrebbe lo stesso scopo. Sul piano giuridico sarebbe non un obbligo, ma un onere, cioè una condizione per poter fare qualcosa, come la patente per guidare.
Ma sul piano di principio non c’è differenza tra applicarlo all’accesso ad attività “ludiche” come bar e palestre o invece alla scuola e al lavoro?
Sì, c’è una gradazione. Se si applica per entrare allo stadio, al bar o a teatro è appunto un onere. Se vuoi questo, fai quello: ma sei libero di non fare quello se rinunci a questo. Quando invece si parla di lavoro o di scuola, che oltre a essere diritti sono anche doveri, l’onere cambia natura e diventa un obbligo vero e proprio.
E sarebbe legittimo introdurre l’obbligo per i luoghi di studio o di lavoro?
Nei limiti che abbiamo definito sopra, non c’è alcuna ragione per escludere queste gradazioni dall’ambito dell’articolo 32 della Costituzione, che evoca la cooperazione dei cittadini nell’assumersi una responsabilità verso la salute propria e altrui. Sa qual è un’altra parola usata a sproposito di questi tempi?
Qual è?
Libertà. Quelli che manifestano in piazza con il megafono contro le vaccinazioni dovrebbero usare la parola giusta: arbitrio. E’ questo che rivendicano: il diritto di fare ciò che vogliono, senza limiti. E’ una forma di arroganza, di prepotenza. Non dobbiamo accettare che il discorso venga portato su questo terreno.
Trecento docenti universitari sostengono che con il green pass “si estende di fatto l’obbligo in forma surrettizia per accedere a diritti fondamentali senza piena assunzione di responsabilità da parte del decisore politico”. Hanno ragione o torto?
Non ne conosco quasi nessuno. Osservo però che, se non sono epidemiologi o giuristi, la loro opinione non che non valga niente, ma ha lo stesso valore di quella di un cittadino qualsiasi. Una cosa è avere competenze specifiche, un’altra è insegnare magari musica da camera.
Ultima domanda: nel quadro della responsabilità da lei evocata, è giusto che i lavoratori senza green pass per le mense aziendali o i prof non vaccinati si paghino i tamponi da soli?
Le pare che, di fronte alla tragedia della pandemia e ai rischi di diffusione, ci si debba impuntare su cose come questa? E’ una questione secondaria, che andrebbe affrontata con pragmatismo. Nei bilanci delle Regioni si troverebbero facilmente gli stanziamenti per erogarli a carico del servizio sanitario. Non cediamo a drammatizzazioni o ricatti morali per aspetti marginali e destinati a non durare a lungo.

Fonte e diritti articolo

Per rimuovere questa notizia puoi contattarci sulla pagina Facebook GRAZIE!.

Notizie H24! Il portale gratuito di tutte le attuali notizie e curiosità in tempo reale. Nel sito puoi trovare le notizie verificate e aggiornate h24 provenienti da siti autorevoli.
Tramite un processo autonomo vengono pubblicati tutti gli articoli di oggi da fonti attendibili (Quindi non fake news) così da poter cercare in modo facile ogni notizia che più ti interessa.
Non ci assumiamo nessuna responsabilità sui diritti e dei contenuti pubblicati, il sito Notizie H24 è solo a scopo informativo. Seguire la fonte dell’articolo per avere maggiori informazioni sulla provenienza e per leggere il resto delle notizie.

Vuoi rimanere sempre aggiornato su tutte le notizie di oggi e domani che vengono pubblicate?
Seguici tramite i nostri Social Network:
Piattaforma di Google News
Facebook

Condividi articolo tramite: