«Ha venduto segreti militari a Mosca» Ufficiale italiano accende la crisi Sputnik stop


Scatole di cioccolatini piene di soldi: 5 mila euro in contanti che hanno incastrato il capitano di fregata Walter Biot, proprio mentre consegnava documenti classificati al funzionario militare in servizio presso l’Ambasciata russa. Circa 200 foto raccolte in una pen drive, che riproducevano atti riferiti a operazioni militari internazionali e della Nato. Era dall’epoca della Guerra fredda che non si vedevano scene così, soprattutto in Italia. Il 30 marzo scorso i carabinieri del Ros hanno arrestato l’ufficiale della Marina nel momento in cui avveniva il passaggio di denaro e hanno bloccato “lo spione” russo mentre tentava di fuggire. 

La storia comincia tre-quattro mesi fa, quando qualcuno – probabilmente del III reparto dello Stato maggiore della Difesa, ufficio Politica militare e programmazione – segnala la condotta irregolare di Biot: «Fotografa i documenti», riferiscono. La notizia raggiunge l’Aisi, il servizio segreto interno, diretto da Mario Parente, da sempre attento “ai reclutatori” internazionali di ambasciate strategiche. Parte l’inchiesta.

 

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L’itinerario

 

Biot si vede con l’emissario russo generalmente in un parcheggio alla periferia est di Roma, non lontano da un supermercato Carrefour. Gli incontri accertati sono almeno tre o quattro, ma “l’abbocco” potrebbe essere cominciato già un anno fa ed essersi fermato in attesa della situazione più giusta. Il copione è sempre lo stesso: il funzionario russo scende dalla metropolitana al laghetto dell’Eur, prende l’autobus a poca distanza dalla metro e dopo alcune fermate si reca oltre il raccordo anulare, nella zona di Spinaceto. Qui dopo aver fatto lunghi sopralluoghi per controllare che l’ufficiale “reclutato” non sia seguito dai servizi italiani e dalle forze di polizia, i due si vedono.

Tre giorni fa, però, le cose vanno diversamente. Il Ros che li segue da mesi, percepisce che sta succedendo qualcosa di nuovo. Prima del 30 marzo l’agente di Mosca precedeva il suo interlocutore e si accertava che tutto fosse tranquillo. Il russo, che a ogni appuntamento indossava un cappellino blu, si incontrava con Biot all’interno dell’autovettura del “marinaio”, in un punto dove ci sono una collinetta e alcune grosse mura perimetrali che impediscono la vista. Gli incontri si sono sempre svolti nell’auto, all’interno della quale gli investigatori erano riusciti a piazzare microspie e telecamere. Finché, quel giorno, Biot non si presenta all’appuntamento con una vettura diversa dal solito, non controllata. A quel punto, davanti al nuovo scambio di documenti e di soldi, i Ros decidono di intervenire e li bloccano, mentre il russo tenta di darsi alla fuga. Il capitano di fregata finisce in carcere a Regina Coeli. Il reclutatore si chiude in mutismo, dopo aver detto di essere un diplomatico russo. Dal momento in cui viene fermato si rifiuta di bere e di mangiare. Un po’ come accade nei film con gli agenti del Kgb.

 

Il materiale

 

Ma questa è realtà. L’inchiesta provoca una vera guerra diplomatica. Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio spiega che, attraverso il segretario generale Elisabetta Belloni, ha convocato al ministero l’Ambasciatore della Federazione Russa in Italia, Sergey Razov. Nei confronti del funzionario militare russo viene decisa l’espulsione e altrettanto accade per il suo superiore, coinvolto nella vicenda. La casa di Biot viene perquisita. L’esame del materiale sequestrato nell’appartamento avrebbe già dimostrato che, oltre a dossier italiani, il militare avrebbe passato documenti top secret della Nato mettendo quindi a rischio non soltanto la sicurezza nazionale, ma anche quella di altri Paesi.

Già in passato i due si sarebbero accordati per lo scambio di denaro, in un caso anche per quattromila euro. Cifre che non sembrano giustificare un tradimento che può costare una condanna a 20 anni, se non all’ergastolo. Ma Biot pare che abbia un disperato bisogno di soldi: una figlia che sta male e debiti per lavori in casa che sta facendo. E dalle spie russe avrebbe percepito finora sui trentamila euro.

Ieri Di Maio ha definito la vicenda: «un atto ostile di estrema gravità». Quanto avvenuto è «inaccettabile e ci saranno conseguenze», ha aggiunto. C’è ora chi dice che questa storia inciderà, e molto, sugli accordi per l’acquisto del vaccino Sputnik, che potrebbe avere una brusca frenata. L’ambasciatore Razov ha espresso «rammarico» per l’espulsione dei due funzionari, auspicando allo stesso tempo che «l’accaduto non si rifletta sui rapporti italo-russi». Lo stesso auspicio del Cremlino, anche se non manca a Mosca chi minaccia una «reazione simmetrica». Per il presidente della commissione Esteri della Duma, Leonid Slutsky, quello di Roma è stato «un gesto estremo», destinato a segnare «un’impronta negativa» sui rapporti bilaterali. 
 


Ultimo aggiornamento: Giovedì 1 Aprile 2021, 15:30

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