I 100 film più importanti del cinema italiano: i capolavori da vedere


Da 4 passi fra le nuvole di Alessandro Blasetti a L’albero degli zoccoli di Ermanno Olmi passando per Roma città aperta di Luchino Visconti e Amarcord di Federico Fellini, ecco i cento film italiani da salvare (e come sono stati scelti).

Quali sono i 100 film italiani da salvare e proteggere, da custodire e restaurare come veri e propri beni culturali? Nel 2008 un comitato scientifico di esperti ha stilato una lista di capolavori indimenticabili che documentano al meglio la storia nazionale dal 1943 al 1978.

L’obiettivo è creare un grande archivio storico dei “film della nostra vita” per gli studenti di oggi e di domani: titoli che hanno “cambiato la memoria collettiva”. Il progetto “100+1 – Cento film e un Paese, l’Italia” – quel +1 fa riferimento agli innovativi cortometraggi documentari di Vittorio De Seta, definito da Martin Scorsese “un antropologo che si esprimeva con la voce di un poeta” – è realizzato dalle Giornate degli Autori della Mostra del Cinema di Venezia, in collaborazione con Cinecittà Holding e il sostegno del Ministero dei Beni Culturali.

La curatela è di Fabio Ferzetti con una commissione di altri nove storici e professionisti del settore: Gianni Amelio, Gian Piero Brunetta, Giovanni De Luna, Gian Luca Farinelli, Giovanna Grignaffini, Paolo Mereghetti, Morando Morandini, Domenico Starnone e Sergio Toffetti.

I 100 film italiani da salvare

Nata nel 2008 “dalla necessità di avviare iniziative concrete di diffusione per la conoscenza dei primi cento classici del cinema italiano”, la lista è soltanto un punto di partenza con una visione più ampia per il futuro, come ha spiegato Ferzetti, allora Delegato generale delle Giornate degli Autori, durante la presentazione alla Casa del Cinema di Roma.

Non sono film da salvare: questa lista, che è un catalogo provvisorio, aperto e probabilmente imperfetto, non è un’arca e non c’è nessuna catastrofe alle porte.

L’elenco comincia con 4 passi fra le nuvole di Alessandro Blasetti del 1943 e si chiude (per ora) con L’albero degli zoccoli diretto da Ermanno Olmi nel 1978. Nel mezzo si passa da Ossessione di Luchino Visconti e Roma città aperta di Roberto Rossellini ad Amarcord di Federico Fellini e Novecento di Bernardo Bertolucci.

Poster Amarcord

Sono ben otto i film di Federico Fellini inseriti in lista:

  • Luci del varietà (diretto con Alberto Lattuada)
  • Lo sceicco bianco
  • I vitelloni
  • La strada
  • Le notti di Cabiria
  • La dolce vita
  • Amarcord

Sei invece i film da salvare di Luchino Visconti:

  • Ossessione
  • La terra trema
  • Bellissima
  • Senso
  • Rocco e i suoi fratelli
  • Il Gattopardo

Ne “strappa” cinque Vittorio De Sica:

  • Sciuscià
  • Ladri di biciclette
  • Miracolo a Milano
  • Umberto D.
  • L’oro di Napoli

Pure Francesco Rosi ha cinque opere memorabili in classifica:

  • I magliari
  • Salvatore Giuliano
  • Le mani sulla città
  • Il caso Mattei
  • Cadaveri eccellenti

Sono cinque anche i capolavori di Mario Monicelli:

  • Guardie e ladri (diretto con Steno)
  • Un eroe dei nostri tempi
  • I soliti ignoti
  • La grande guerra
  • Un borghese piccolo piccolo

A quattro si “fermano” Roberto Rossellini (Roma città aperta, Paisà, Stromboli – Terra di Dio e Europa ’51) e Dino Risi con Poveri ma belli, Una vita difficile, Il sorpasso e I mostri.

Sorprendono l’assenza di autori come Sergio Leone, Dario Argento e Carmelo Bene e di registe donne come Lina Wertmüller e Liliana Cavani, la presenza con appena un titolo dei sottostimati Mario Soldati, Valerio Zurlini e fratelli Taviani, la scelta di Novecento e Il conformista per Bertolucci “dimenticando” Prima della rivoluzione e Ultimo tango a Parigi.

Ferzetti ha ribadito che questo gruppo di film proposto all’attenzione collettiva “è come una cassetta degli attrezzi, strumenti utili per riaprire un dialogo interrotto con una generazione che non sa cosa si è persa”. Restano infatti da esaminare gli ultimi trent’anni di cinema italiano.

Questa lista “non vuole essere esclusiva definitiva ma dovrebbe usare il cinema come testimone di un’epoca e dell’avvicendarsi della Storia” per trasmettere, soprattutto ai ragazzi e al pubblico più giovane, “il ruolo fondamentale a livello sociale che ha avuto il cinema per i loro padri e nonni”.

Mi dispiace che tutta la discussione critica sia nata sui titoli di questa lista e non si sia guardato ad essa come ad un cacciavite che potesse iniziare a dare un impulso al progetto.

Il riferimento di Ferzetti è al vivace ed inevitabile dibattito sollevato da un’inchiesta del Sindacato dei Critici Cinematografici tra i suoi soci e pubblicata sulla rivista Cinecritica.

Bruno Torri e Maurizio G. De Bonis hanno coinvolto Adriano Aprà, Vittorio Giacci, Aldo Viganò e altri decani della critica nella discussione sulle scelte “conformistiche” di questa lista “persino pericolosa”, come la descrive Aprà.

La “polemica” sulla lista e le scelte

La disputa coinvolge non solo i film mancanti e i registi sottovalutati, ma anche quelli sovresposti e “troppo commerciali”. Ferzetti spiega di aver dovuto “incrociare criteri diversi, affidandosi anche al buon senso”.

Nel suo intervento su Cinecritica, il critico chiarisce che non si è trattato di “sintetizzare una storia del nostro cinema in 100 titoli”. Portare queste “tessere di un’identità comune” nelle scuole italiane ed introdurre l’insegnamento dell’audiovisivo guardando alla sensibilità di oggi ha cinque obiettivi:

  • Introdurre gli studenti alla storia del cinema italiano
  • Avvicinare i ragazzi, attraverso il cinema italiano, al linguaggio e alla storia del cinema
  • Favorire la circolazione di classici e opere “fino ad oggi condannate alla semiclandestinità”
  • Sensibilizzare gli studenti sui modi in cui il cinema racconta, perfino suo malgrado, la Storia
  • Illustrare “il sistema di influenze che lega fra loro arti e media di natura diversa”

Come ogni lista, questa dei “100+1” soddisfa o scontenta qualcuno. “Ognuno avrà una sua personalissima lista di film preferiti che avrebbe voluto includere – precisa Paolo Mereghetti su Cinecritica – ma le scelte a maggioranza hanno leggi che il cuore (e la critica) non comprendono…”.

L’importante è che “se quell’elenco può servire ad aprire gli occhi su qualche titolo poco conosciuto della storia del cinema italiano” e “se quei titoli possono scardinare alcune delle (inutili) sicurezze di una critica troppo ingessata, beh, allora ben vengano”.



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