I Ferragnez a Sanremo? Nel tecnocapitalismo familista decide il soldo

Perché una ragazzotta insignificante, piatta, una bruttina tipo signorina Silvani, solo molto artefatta, senza carisma, senza fascino, arriva a condurre il massimo programma dello spettacolo affaristico sulla televisione di stato? Nell’epoca del postcapitalismo di rapina che tutti esecrano ma che piace a tutti da destra a sinistra, la risposta non può che essere una: perché ha i soldi e chi ha i soldi fa fare i soldi. Così questa Chiara Ferragni, di professione influencer, quanto a dire commerciante di se stessa, va a Sanremo, annunciata in pompa magna dal bravo ragazzo Amadeus, quello che infila la moglie dappertutto. Chiara Ferragni non ha mai condotto niente, non sa presentare, non sa stare in un teatro, ma tutto questo è irrilevante. In Rai e altrove ci sono tante più attrezzate, più capaci ma è irrilevante: lei ha 28 milioni di follower, che sarebbero i fanatici dei social e i follower, a saperli manovrare, diventano moneta, un po’ come i bit coin. E tanto basta. Del resto, la manderanno a leggere un gobbo, operazione semplice ma dalla quale uscirà distrutta anche se nessuno si azzarderà a dirlo.

Di che parlerà la influencer Ferragni, bocconiana mancata, partita da un blog trash e arrivata con sapiente regia a fatturare venti milioni di euro l’anno nel capitalismo volatile delle pose, degli scatti? Potrebbe parlare di fame nel mondo: sfoggia borsette griffate da centocinquantamila euro, anelli che costano il triplo. Potrebbe regalarci un pistolotto sugli animali: gira con pellicce autentiche, perfino le ciabattine sono di visone. Potrebbe intrattenerci sull’Olocausto, di cui confessa di non sapere niente ma adesso ci pensa la bisnonna di tutte le influencer, Liliana Segre, magari la invitano e fanno un balletto. Potrebbe perfino ammaestrarci sul gender, lei di cui non si ricordano, almeno finora, amorazzi non binari. La regola in televisione essendo: meno sai di qualcosa, più ti chiamo a parlarne a patto che tu sia uno che fa soldi per fare soldi per fare soldi.
Siccome il postcapitalismo piranha è una faccenda molto tecnologica ma alla fine familiare come nel Medioevo delle Corti, non potrà mancare il coniuge Fedez, uno che non trova di meglio che rigirare la vecchia Diana di Paul Anka e scodellarla come un tormentone dell’estate. Vuoi che Fedez, fresco miracolato, rinunci a lottizzare il Sanremo condotto dalla moglie così come ha fatto con X Factor? L’ideale sarebbe mandare un po’ di protegée dal talent al Festival, ma siamo sicuri che ci avranno già pensato. Gli Amadeuses, i Ferragnez: tutta una festa in famiglia, annunciata da questa Giorgia Cardinaletti appena promossa dalla piddina Maggioni alla conduzione del Tg1 serale. La Cardinaletti è quella che ogni sera dava il bollettino dei morti quotidiani, come a dire che le restrizioni imposte dal regime di Draghi non bastavano; spingeva sui vaccini a tout prix e correva dietro ai novax per provocarli come voleva il PD: nel primo giorno della sua conduzione ha subito chiamato il vertice della Guardia di Finanza e gli ha fatto dire che, coi mezzi tecnologici attuali, è facilissimo controllare il cittadino in tutto e per tutto con la scusa dell’evasione fiscale. Come vuole il PD e, tutto sommato, il resto dell’intruppata di governo, falsa opposizione inclusa. Ortodossi, pulitini ma con l’espressione dura, spietata negli occhi.

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I Ferragnez hanno preso l’Ambrogino d’Oro, riservato ai milanesi che si fanno onore per cause sociali, ma è gente che quando fa beneficenza, preferibilmente coi soldi altrui, fa in modo che lo sappiano subito tutti, così si trasforma in ritorno d’immagine. Alla Bill Gates. Per i trent’anni di lui fecero una festa in un supermercato dove i seguaci, da bravi straccioni, fecero scempio di generi alimentari e, dopo le inevitabili polemiche seguite, circolò un video di lui preoccupatissimo che diceva: e adesso? Diciamo che tutta sta roba la diamo in beneficenza? Ma era roba calpestata, sprecata. Strafalcioni, uscite sopra le righe, trovate di pessimo gusto non si contano, magari anche qualche furbata tipo diffondere le proprie ambasce psicanalitiche: questi poi nel postcapitalismo senza qualità diventano titoli di merito per fare qualunque cosa, senza saperla fare. Come dice la pubblicità: “Se vuoi, puoi”. “Perché tu vali”, vali in soldi. Col generoso contributo di una informazione ladra, ormai degenerata in comunicazione di servizio, pronta a suonare la grancassa, ad esaltare, a inventare favole virtuose. Tutto si può capovolgere, tutto si può edulcorare, una diavola che fa a pezzi la figlia di 5 anni per miserabili questioni di gelosia adolescenziali può diventare “una mamma”, una donna che per troppo amore non sa cosa ha fatto. Invece è il peggio dell’abiezione. Allo stesso modo una conduttrice sovrappeso, di non eccelsa levatura, può venire definita come perfettamente in linea, asciutta, “in formissima”. Non c’è limite all’improntitudine della informazione pubblicitaria, della comunicazione senza vergogna che ricatta i media con la forza del denaro. Dite che Chiara Ferragni, di professione influencer, va alla principale kermesse televisiva senza mai avere condotto neppure uno spettacolo parrocchiale? Beh? Che c’è? Non vi va? C’è qualcosa che non va? Lei è bravissima e tu solo un rosicone. Non le serve essere capace, va bene a prescindere e sapete perché? Perché fa soldi e, come diceva quel mafioso, “con i soldi e l’amicizia gli vai in culo alla giustizia”.

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