“Il bisbetico domato”, la rivelazione di Adriano Celentano dopo anni stasera in tv

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“Probabilmente io ci sto, qualcosa do e qualcosa no”. Fu Adriano Celentano, che chiese al fedele amico musicista Detto Mariano, di scricere i testi delle canzoni per “Il bisbetico domato”, stasera in tv. Bisognava replicare “Brown Girl in the Ring” dei Boney M, in quanto i diritti per poter inserire il brano erano troppo onerosi. Mariano quindi, s’ispirò al tema richiesto su commissione. E venne fuori il brano “La pigiatura dell’uva“, la più ritmata mai eseguita; con il fisico notevole di Adriano, non da vendemmiatore a piedi nudi, con le sue movenze americane più che da contadino.

Il bisbetico domato“: Elia, alias Celentano, attacca una corda al letto di Lisa, la Muti, ospite nella sua fattoria per un guasto all’automobile. E con il suo trattore, villano anche nei modi, la traina fino in piazza, alla ricerca di un nuovo alloggio per lei. In un film in cui Shakespeare, viene riveduto e corretto, in cui la ‘bisbetica’ della commedia, diventa lo scorbutico campagnolo-Celentano. Quando incontra una signora in bicicletta che gli dice “Ciao Elia!”, risponde: “Ti ho salutato io?!”. Nel suo mondo agreste di Voghera, non vuole donne. “Mia madre era un uomo alto biondo, uguale a mia nonna.” E quando gli appare sull’uscio di casa, bagnata dalla pioggia, la bella milanese, non si scompone. Il ballerino dai reni fuori posto e menisco rotante, è amaro come il vino che beve.

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Ornella lo rende innamorato e bisbetico

La pellicola, di Castellani e Pipolo del 1980, fu fuoco e fiamme, nelle trama del film e nella realtà; alcuni paparazzi scattarono sul set delle foto in cui si percepiva la complicità dei protagonisti. La ragazza milanese era conquistata dal provinciale sul set, come Ornella era vinta dal molleggiato. Il cantante di via Gluck, il trainatore di “Azzurro“, lui che prometteva “24.000 baci” a tempo di rock, e nascondeva “Una carezza in un pugno“. Una rivelazione data anni dopo da Celentano, che fece arrabbiare molto Ornella Muti che non era stata avvisata: “sono rimasta colpita – disse l’attrice ai giornalisti – se aveva proprio intenzione di rivelarlo e necessità di liberarsi del segreto, sarei stata felice di saperlo in anticipo. Però gli uomini sono fatti così. Se ne fregano“. “Innamorata, incavolata a vita”, è proprio una canzone del film.

Il contadino orso che fuma la cicoria, è alle prese con la ragazza di città, abituata alle comodità, viziata meneghina. Ma l’unica possibile candidata a diventare sua moglie, che spaventa mettendosi la dentiera di Dracula. Anche la Mamy (Edith Peters), domestica di colore, non esita a dirgli “Sei proprio uno Zulù“. Celentano trova il pretesto con “Il bisbetico domato” stasera in tv, per dare spazio ai messaggi ecologisti, allora come oggi, nella scena in cui spara ai bracconieri. “Bisogna parlarci con le bestie, non sono mica uomini! Ricordatelo!“. Così dialogherà anche con i corvi convicendoli a trasferirsi in un altro posto. Non è il solito ragazzo ‘occhiolino’ del Clan, o quello dei Rock Boys che suonava la chitarra come Elvis. Adriano si esibisce in una ballata popolare che ha il sapore dei campi che racconta. Tra giri di fisarmonica e note di tarantelle. E l’animo duro cresciuto a pagnotte sarà preda di tentazioni: “Ti dà fastidio che mi spogli?” dice la Muti, “No, è che comincio a sentir freddo...” risponde il Molleggiato.

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La dove c’era l’erba..

Un film cult, che farà la storia degli anni ’80, prodotto da Mario e Vittorio Cecchi Gori. Che divenne il secondo film più visto tra il 1980-1981, dopo “Ricomincio da tre” di Massimo Troisi. Il pranzo di Celentano e la Muti al ristorante sul lago, in realtà il fiume Ticino, è “Da Pio” (oggi Villa Pio). Ci vollero dieci giorni per girare la scena. Dove Elia rifiuterà un Vino Borgogna del ’74, perchè in quell’anno, dice, c’era stata una grandinata che ne ha distrutto il raccolto. Il proprietario, Giorgio Benedetti, ricorda con entusiasmo i momenti delle riprese, quando Adriano prendeva la Lambretta per lasciare tutti e tornare sul set all’ultimo momento. Insieme alle vecchie glorie Pippo Santonastaso, Sandro Ghiani, Raf Di Sipio, Massimo Mirani, compare il cameo di Vincenzo De Toma, nel ruolo del contadino malato, noto a molti come l’imbianchino di una pubblicità.

Io sono nato in una fredda sera di inverno esattamente il 4 agosto alle diciannove e venti ossia otto meno quaranta, in questa stanza… mentre nel piano di sotto mia madre passeggiava nervosamente su e giù fumandosi un sigaro di marca Minghetti”, dice Elia, un pastore rock. Adriano Celentano nelle vesti di un San Francesco moderno che parla con gli animali, che gioca a scacchi con il cane, troverà anche, il modo di inserire il suo mestiere nel film: canterà i sentimenti. Nei vinili di repertorio, finirà il brano “Se non è amore“. Ubriachiamoci e stordiamoci ai fumi di vino, e del bisbetico e ‘indomabile’ cuore.

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Federica De Candia. Seguici sempre su MMI e Metropolitan Cinema!

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