Il cavallo del fisco galoppa in campagna elettorale

Il fisco italiano sulla cresta dell’onda come cavallo di battaglia – specie nelle campagne elettorali – per accaparrarsi consensi.

Le argomentazioni che – spesso – i politici tutti, invocano a supporto delle loro lusinganti tesi, sembrano più vivaci e rumorose di quelle degli annali delle contrattazioni “alle grida” presso le Borse valori e merci delle Camere di Commercio.

C’è chi sostiene che sia giusto e doveroso prendere dai ricchi per dare ai poveri, ripristinando l’imposta di successione e donazione per eredità superiore ad un certo tetto. Chi, invece, ritiene che il patrimonio ereditato non si debba toccare assolutamente, avendo, comunque, già assolto – a tempo debito – quanto preteso dal fisco. Intanto gli esperti dicono che le casse dello Stato non sorridono e che le risorse del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) sono già esaurite o, comunque, interamente impegnate.

La pandemia da Covid-19 prima e la guerra Russia-Ucraina poi, con la scelta di congelare beni, patrimoni e rapporti economici, si sono rivelati un danno irreparabile per la nostra economia. Avremo un autunno-inverno inimmaginabile per le conseguenze derivanti dagli approvvigionamenti dei prodotti per l’energia, nonostante la tempestiva buona volontà per le alternative, con inevitabili lievitazioni dei costi di beni e servizi.

Solamente quei pochi longevi che hanno vissuto gli effetti diretti della guerra e della sua fase di transizione, potranno testimoniare e rivivere una simile situazione: è la prima volta che si invocano con il loro vero
nome “grano”, “pane” e “pasta”.

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L’Italia è da decenni che ha preferito passare da Paese produttore a semplice consumatore di tali beni, come ha fatto anche per l’energia, dismettendo sia le nocive centrali nucleari e sia le centrali a carbone e ad olio combustibile. Bisognava proteggere l’ambiente e la salute dei suoi abitanti, senza pensare, minimamente, ad eventi disturbatori di tali lodevoli piani.

L’anticipazione delle elezioni politiche italiane ha creato ulteriore elemento di difficoltà delle fasce sociali deboli maggiormente manipolabili nelle loro scelte di voto di fronte a promesse vitali per superare od attutire danni e disagi.

In effetti, la campagna elettorale – di fatto già iniziata – si rivolge quasi esclusivamente alle fasce sociali che hanno difficoltà a vivere giornalmente, benché gli aventi diritto siano assistititi anche dal discusso reddito di cittadinanza.

Il partito democratico intende blandire i diciottenni promettendo loro un bonifico di 10 mila euro per aiuto diretto, la Lega punta alla pace fiscale con l’Agenzia delle Entrate mediante la cancellazione o l’abbuono in tutto o in parte di debiti di difficile riscossione. Altri promettono pensione sociale di mille euro e dentiere per gli anziani meno abbienti. Al centro c’è una riforma fiscale che vede da una parte precursori della “flattax“ – aliquota piatta del 20% alcuni, del 15% altri, per alcuni soggetti e fasce di reddito.

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Ma non bisogna dimenticare i due principi cardine di cui all’art. 53 della Costituzione i quali affermano che: “ Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri dì progressività.”

In pentola c’è proprio la riforma del contenzioso tributario che è chiamato a fare da mediatore, da arbitro, da giudice tra il fisco che ha la pretesa di esigere ed il contribuente che intende dimostrare di aver adempiuto compiutamente.

In effetti, la veste che si intende dare alla riforma del contenzioso è proprio quella di Magistratura specializzata e l’aula della Camera ha definitivamente, nei giorni scorsi, approvato il Ddl “Disposizioni in materia di giustizia e processo tributario”, anch’esso legato ai benefici del Pnrr, con l’intendo di ridurre il numero dei ricorsi pendenti in Cassazione e nelle fasi intermedie. Al senato era stato già approvato il 4 luglio.

Non più Commissioni Tributarie Provinciali, Regionali e Centrali, ma “Corti di giustizia tributarie di primo e di secondo grado, oltre alla Sezione presso la Cassazione.

Magistrati tributari professionali, a tempo pieno, con una giurisdizione tributaria esclusiva, assunti tramite specifico concorso e con aggiornamenti continui.

Nasce la Quinta magistratura, non più dipendente dal Ministero Economia e Finanze, ma, sembra, dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Come si concilieranno questi giudici col Consiglio superiore della
magistratura e coi termini previsti dall’art. 111 della Costituzione relativi al giusto processo?

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Emergeranno, probabilmente, dubbi di incostituzionalità in quanto l’articolo 102 della Costituzione, secondo comma, così recita: “Non possono essere istituiti giudici straordinari o giudici speciali.

Possono soltanto istituirsi presso gli organi giudiziari ordinari sezioni specializzate per determinate materie, anche con la partecipazione di cittadini idonei estranei alla magistratura.” Ma quel che più conta è che, nella fase di prima applicazione, siano previsti benefici e sanatorie.

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