Il Covid fa riscoprire i negozi “vicino a me”


Google ha reso noto l’incremento record nella ricerca di negozi “vicino a me”, abbiamo analizzato i dati con il responsabile di Confesercenti Firenze

FIRENZE — Tra le parole più cercate su Google tra Febbraio 2020 e Febbraio 2021, periodo dell’epidemia di Sars Cov 2, ci sono i termini “vicino a me“. Il dato reso noto dal motore di ricerca ha suscitato molte reazioni nella popolazione digitale che si diletta di analisi ma è arrivato anche ai consumatori che inevitabilmente ne hanno preso coscienza aprendo un dibattito in merito al commercio di vicinato al tempo del Coronavirus.

La Toscana è al quarto posto tra le regioni italiane che hanno registrato un incremento nella ricerca di attività commerciali nelle immediate vicinanze dei dispositivi dai quali è partita la ricerca, soprattutto cellulari. Firenze è la prima città toscana. Questi sono i dati resi noti da Luca Bove Ceo consulente di Google Italia.

Abbiamo analizzato i dati toscani e fiorentini con Lapo Cantini, responsabile di Confesercenti Firenze per il commercio di vicinato.

Cosa ci mostrano i dati della ricerca? 

“Ci aspettavamo questo incremento soprattutto per quanto riguarda il periodo del primo lockdown intorno a Marzo e Aprile quando le lunghe file ai supermercati hanno portato molti cittadini a cercare alternative nelle botteghe. Soprattutto il settore alimentare ha registrato una riscoperta con il ritorno di una clientela che non si affacciava da tempo alle vetrine”.

Il fatto di dover cercare su internet i negozi della propria zona di residenza mette forse in evidenza una perdita della memoria del vicinato?

“C’è anche questo aspetto da non sottovalutare. Purtroppo negli ultimi anni abbiamo assistito ad uno spopolamento commerciale dei quartieri ed al ricambio non è seguita la stessa frequentazione che avevamo in passato quando residenti e commercianti si conoscevano per nome. La pandemia ha contribuito a rinsaldare il rapporto di buon vicinato perché fondamentalmente al fiorentino medio piace fare la spesa sotto casa o al mercato”.

Veniamo all’andamento della ricerca, la curva è in crescita nella seconda primavera ed in estate

“Questo può essere dovuto al fatto che nel lockdown le persone hanno preso coscienza dell’esistenza di gastronomie, alimentari, panifici o rosticcerie ed il passaparola ha fatto il resto innescando al momento della riapertura una ricerca delle attività. La spesa è cambiata nella quantità ed è stata fatta una selezione tra i beni di consumo, sottolineo che i commercianti sono stati molto bravi perché le scorte non sono mai mancate”.

Parliamo sempre di alimentari, per gli altri non è lo stesso?

“Purtroppo la tipologia merceologica incide molto. Gli alimentari sono andati bene, una crescita l’abbiamo avuta sui mercati e sugli articoli per la casa e l’utensileria e ferramenta ma non si può dire lo stesso per l’abbigliamento che più di tutti accusa il commercio on line. Non dimentichiamoci poi che l’abbigliamento è crollato per un fattore determinante: la gente è rimasta a casa. Smart working, assenza di eventi dagli spettacoli alle cerimonie come i matrimoni hanno praticamente azzerato l’acquisto di nuovi capi preferendo l’abbigliamento comodo, da casa. I saldi sono stati un incentivo ed i consumatori forse per la prima volta hanno trovato più taglie a disposizione ma non si può pensare di recuperare una stagione persa”.

La pandemia potrebbe paradossalmente aver rilanciato il commercio di vicinato?

“Questo sta ai singoli commercianti. La sfida più difficile è sempre stata mantenere la clientela. Per farlo oggi occorre offrire nuovi servizi, puntando magari sulla qualità, in poche parole farsi conoscere per un valore aggiunto. L’uso degli smartphone e tablet per scegliere dove fare la spesa è un segnale forte che qualcuno ha raccolto raccontandosi e presentandosi per la prima volta in un ambiente mai esplorato prima. Perché dovrebbero preferire me? E’ questa la domanda delle domande che un esercente deve farsi ogni giorno. Oggi la risposta è perché sono “vicino” ma la situazione potrebbe cambiare”. 



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