Il dissenso? Qualcosa di patologico. Da trattare in psichiatria

 “Tu sei qui perché non sei stato capace di essere umile, di disciplinare te stesso. Non hai voluto compiere quell’atto di sottomissione che è il prezzo della sanità mentale. Hai preferito essere pazzo. (…) (Orwell 1984)

La democrazia è un governo d’opinione, che i Greci chiamavano doxa, distinguendola da altri gradi più autentici di conoscenza e più vicini a quella che oggi chiameremmo scienza.

Del resto un asserto scientifico è tale se può essere falsificato, Popper docet, e in mancanza di dati certi si possono formulare solo ipotesi più o meno suffragate dai fatti.

Un fatto, innegabile, è che il Covid esista. Un altro è che possa colpire l’organismo, specie degli anziani, in modo crudo e a volte letale.

Ma ci sono numerosi altri fatti che il mainstream ha lasciato fuori dalla narrazione ufficiale, abbandonandoli alla trattazione di testate indipendenti, siti, articoli pubblicati sui blog, e pertanto in fama di fake news poco credibili. Ad esempio, senza Fuori dal coro di Mario Giordano non avremmo avuto la notizia, se non cercandola nei canali ufficiosi, che un nutrito gruppo di medici sin dal marzo scorso stava mettendo a punto un protocollo di terapie domiciliari efficaci, e che, se sostituito a quello dell’Aifa – la famigerata tachipirina e angosciante attesa, a cui ultimamente l’ammirevole Speranza ha donato nuovo lustro forse per non mettere a rischio la campagna vaccinale – avrebbe dato fiato agli ospedali, permettendo a quanti affetti da altre patologie di accedere alle cure. Perché tra i morti dobbiamo contare coloro che sono stati lasciati fuori dall’universo Covid, le cui terapie sono state ritardate, o i cui screening rimandati di mesi.

Ci sono medici che sono rimasti fuori dai palinsesti, per citarne uno il professor Tarro, perché con le loro opinioni mettevano in crisi il pensiero unico pro virus prima e pro vaccino poi. Vere e proprie tecniche di marketing sono state organizzate per creare terrore, quindi un bisogno di certezze, di sicurezza, e preparare il campo alla panacea del vaccino. E anche su questo si è verificata una polarizzazione delle voci che ha creato un clima da guerra civile psicologica, dove chi osava avanzare qualche dubbio era stigmatizzato come novax, vale a dire destrorso, velatamente terrapiattista e nostalgico della croce uncinata. Il “divide et impera”, arma ab origine del potere, ha funzionato talmente bene da determinare rotture di amicizie, di legami di lunga data, laddove riviste un tempo prestigiose mettevano in prima pagina titoli assassini, da “Un negazionista in casa” fino ad arrivare a “Ho sposato un negazionista” e “Ho paura di abbracciare i miei figli”.

Mentre questo festival della follia o circo Barnum di una società impazzita va in scena, nei piani alti procedono a un giro di vite sempre più impattante sulle nostre esistenze. Oddio un’altra complottista. No. Ma un concomitare di eventi e di occasioni offerte e carpite al volo sì. Ne parla Machiavelli nel Principe, se non erro. E la storia, a leggerla in controluce, è fatta di complotti, di intese sottobanco, di patti segreti, privati, e siamo o non siamo il Paese della Mafia, degli intrecci, delle logge, e di tutto lo schifo che fa desiderare al comune cittadino di emigrare su un altro pianeta? Complottista? Io? Noooo. Però per pietà, smettete di ordire sistemi e riprodurre logge, smettetela di porre tra Piazza e Palazzo un muro di gomma.

Quel che colpisce, che impaurisce oltre ogni limite è la patologizzazione del dissenso, come dimostrano i due tso comminati a due ragazzi, uno l’anno scorso nei pressi di Ragusa e l’altro qualche giorno fa a un diciottenne di Fano. Misure spaventose, viceversa passate quasi per normalità. Non metti la mascherina? Ebbene, il tuo dissenso mi mette in pericolo, è criminale, figlio di una mentalità distorta, perciò se non segui l’ipse dixit (di chi? Burioni? Crisanti? Galli?), se osi contestare le mie certezze, o bevi la cicuta o finisci al reparto psichiatrico. Pertanto è cosa vera giusta e indubitabile che le mascherine proteggano dal virus e che non sia sufficiente il distanziamento; che vadano portate anche in ambienti arieggiati e che non la si possa togliere neppure in macchina, da soli alla guida. Eppure non mancano, anzi sono sempre di più le pronunce da parte dei tribunali e dei garanti per l’infanzia che pongono l’accento sugli svantaggi, psichici e organici, rispetto ai presunti benefici. E di scandali su mascherine fallate, non filtranti, ne abbiamo sentiti ad nauseam. Come pure l’ultima esternazione della soubrette Bassetti, che ci fa la grazia di dire che in ambienti areati il contagio è minimo. E volete sapere come è una lezione con la mascherina?

Una follia. Se qualcuno parla perché un altro risponda e l’altro rilanci, come un ping ping impazzito, non riesci a individuarlo, e si sa che ai ragazzini piace far casino, si divertono a farti impazzire. Se li interroghi, l’ansia riduce le loro voci a un sussurro smozzicato, e allora devi farli ripetere trenta volte. Per noi che dobbiamo spiegare non sono rari i capogiri, le improvvise vertigini, le discese ardite e le risalite sul crinale della lucidità e un senso di soffocamento perenne. Alla quarta ora alcuni alunni ti pregano, ti supplicano, per pietà, professoressa, sono a distanza, mi faccia calare un attimo questa pezza, mi sento svenire, la mattina in autobus siamo pigiati come sardine in un barile, cosa vuol dire, io e la mia compagna passiamo i pomeriggi insieme, a scambiarci segreti spuntini e sigarette, non lo sa?…

Allora a un certo punto un ragazzo si è rifiutato di indossarla. Troppo il disagio. La reazione? La Polizia e i medici. Il giovane è vittima di un lavaggio del cervello, è stato ‘mal consigliato’ da parte di un non ben identificato costituzionalista, (allora non ha una patologia psichiatrica, a meno che il sintomo non sia rintracciabile nella sua rivolta); è stato manipolato, poverino, non ha compreso che l’unica voce da ascoltare è quella di un Galli ( qualche mese fa smentito dal suo stesso ospedale riguardo i numeri delle intensive) o un Crisanti che auspica un lockdown perpetuum, e dà il buon esempio rientrando a casa al calar del sole. 

Insomma il ragazzo è stato sottoposto a un tso con tanto di autorizzazione del sindaco. Un trattamento farmacologico, perché “aveva un’opinione diversa”. Non fa rabbrividire? Non mette il sudore freddo il ricovero coatto di un adolescente perchè ha espresso tutto il suo disagio? Non è il segno di un regime, internarne uno per educarne cento, mille, tutti? Il reato di opinione è stato sottoposto a un trattamento speciale e voglia il cielo che non preluda, un domani, a una soluzione finale. In violazione di qualsiasi diritto, dalla libertà personale a quella di opinione, alla libertà di scelta delle cure. Un corpo violato, un pensiero sequestrato.

Un vulnus alla sua personalità e alla nostra.

Già Galimberti, su La7, ha definito i negazionisti dei personaggi deliranti. Già un articolo dell’Espresso fa una rassegna dei social e dei blog, come anche dei giornali indipendenti, definendoli tout court la galassia no mask e no vax, dove si annidano inviti alla violenza, all’ammutinamento, alla rivolta in armi (sapete che un articolo della Costituzione che poi non fu inserito, sanciva il diritto alla resistenza da parte dei cittadini, se quanto espresso dal dettato costituzionale fosse stato leso?). Non sono casualità, sono tecniche precise e mutuate dall’universo americano, dove le serie tv sono tutte improntate ad ortodossia sanitaria e il pazzoide, il delirante con tendenze criminali, è inesorabilmente presentato come un visionario complottista che non accetta senza fiatare il coprifuoco integrale.

Già dottori espressamente invitati a dire la loro – mi riferisco al professor Paolo Bellavite dell’Università di Verona a Di martedì di Floris – se osano sciorinare dati ufficiali sulle reazioni avverse, o altre letture della pandemia, vengono silenziati da conduttori allarmatissimi che ballerebbero il can can in diretta pur di stornare l’attenzione da uno scienziato così poco organico, scostumato e tanto ingrato da non raccogliere l’occasione di comparsate quotidiane sugli schermi televisivi. Resta, su tutti, un dato di fatto: che uno Stato orientato ad applicare trattamenti detentivi, manicomiali, su chi non si assoggetta all’imperativo categorico del panico sanitario, è una società, è uno Stato libero di divorare la libertà degli individui. “Il ragazzo è qui rinchiuso, deve stare sereno, si fidava di personaggi discutibili” ha detto la dottoressa che sorveglia lo studente di Fano. Frase terrificante, per lui e per ciascuno di noi. 

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