IL FATTO ” Storia: 16 agosto ’24, Giacomo Matteotti trovato morto in un bosco

IL FATTO ” Storia: 16 agosto ’24, Giacomo Matteotti trovato morto in un bosco

Il cadavere di Giacomo Matteotti, rapito e ucciso dalla polizia fascista nel giugno 1924 viene ritrovato in un bosco a Riano (Roma).

Il deputato socialista Giacomo Matteotti viene ucciso nel 1924 da una squadra della Ceka, la polizia segreta fascista. Un omicidio che ha condizionato le vicende politiche italiane di quell’anno, che ha suscitato orrore e sdegno in tutto il Paese e che ha segnato il passaggio definitivo del governo fascista a un regime apertamente dittatoriale e antidemocratico. Il corpo di Matteotti dopo il ritrovamento fu trasferito momentaneamente nel cimitero del paese dove il 18 si procedette all’identificazione da parte dei cognati. Il cadavere era ormai in avanzata fase di decomposizione quindi fu necessaria una perizia odontoiatrica. Il 20 agosto partiva da Monterotondo (RM) il treno che avrebbe riportato a Fratta Polesine la bara con Matteotti. Il convoglio, che procedette tra migliaia di persone assiepate ai bordi della ferrovia per omaggiare in silenzio la salma del deputato, arrivò a destinazione alle prime ore dell’alba del 21 agosto.

Mussolini ordinò al ministro degli Interni Luigi Federzoni di preparare imponenti funerali da tenersi però a Fratta Polesine, città natale di Matteotti in modo da non dare troppo nell’occhio. La vedova di Matteotti qualche giorno prima dei funerali scrisse a Federzoni chiedendo che al funerale non fossero presenti esponenti del PNF e della Milizia. “Chiedo che nessuna rappresentanza della Milizia fascista sia di scorta al treno: nessun milite fascista di qualunque grado o carica comparisca, nemmeno sotto forma di funzionario di servizio. Chiedo che nessuna camicia nera si mostri davanti al feretro e ai miei occhi durante tutto il viaggio, né a Fratta Polesine, fino a tanto che la salma sarà sepolta. Voglio viaggiare come semplice cittadina, che compie il suo dovere per poter esigere i suoi diritti; indi, nessuna vettura-salon, nessun scompartimento riservato, nessuna agevolazione o privilegio; ma nessuna disposizione per modificare il percorso del treno quale risulta dall’orario di dominio pubblico. Se ragioni di ordine pubblico impongono un servizio d’ordine, sia esso affidato solamente a soldati d’Italia” (la lettera di Velia Matteotti sarà pubblicata su «il Corriere della Sera» del 20 agosto 1924).

Il delitto Matteotti segna l’inizio del regime e costringe gli italiani impegnati in politica o comunque fedeli ai valori della libertà a scegliere da che parte stare. Si racconta che Sandro Pertini, eletto consigliere comunale di Stella, il suo paese natale, il 24 ottobre 1920, in una lista composta da esponenti dell’Unione liberale ligure, dell’Associazione liberale democratica, del Partito dei combattenti e del Partito popolare italiano, si sarebbe iscritto al Partito socialista unitario, presso la Federazione di Savona, il 18 agosto 1924, proprio sull’onda dell’emozione e dello sdegno per il ritrovamento, due giorni prima, del cadavere di Matteotti, che di quel partito era il Segretario.

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Il 10 giugno 1924 Matteotti era uscito di casa a piedi per dirigersi verso Montecitorio. Mentre percorreva il lungotevere Arnaldo da Brescia, secondo le testimonianze raccolte, un’auto si era ferma ad aspettarlo. A bordo i suoi aggressori identificati, in seguito, come i membri della polizia politica: Amerigo Dumini, Albino Volpi, Giuseppe Viola, Augusto Malacria e Amleto Poveromo. Due dei cinque aggressori scesero dall’auto e si gettarono addosso al deputato che riuscì a divincolarsi, per questo motivo intervenne un terzo uomo che lo colpì stordendolo. I tre lo caricarono poi in auto, ripartendo a tutta velocità. Il ritrovamento del corpo di Matteotti fu del tutto casuale: lo annusò il cane di un brigadiere dei Carabinieri in licenza nei pressi delle campagne di Riano. Essendo trascorsi ormai due mesi dalla scomparsa, il cadavere era ormai in fase di decomposizione, quindi per il riconoscimento fu necessaria una perizia odontoiatrica

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Ma quali furono gli eventi che portarono alla decisione di eliminare Matteotti? Benito Mussolini ordina la morte del leader socialista per mettere a tacere le sue denunce di brogli elettorali attuati dalla dittatura nelle elezioni del 6 aprile 1924 e le sue indagini sulla corruzione del governo. Nel suo ultimo discorso pubblico, il 30 maggio del ’24, Giacomo Matteotti disse: “Voi che oggi avete in mano il potere e la forza, voi che vantate la vostra potenza, dovreste meglio di tutti gli altri essere in grado di far osservare la legge da parte di tutti. Voi dichiarate ogni giorno di volere ristabilire l’autorità dello Stato e della legge. Fatelo, se siete ancora in tempo; altrimenti voi sì, veramente rovinate quella che è l’intima essenza, la ragione morale della nazione”. Il deputato condanna dunque aspramente la condotta dei suoi avversari politici, dichiarando che non vi fosse alcun bisogno di attuare una linea di governo tanto dura dato che il popolo italiano sapeva da solo correggersi e rialzarsi. È a tutti gli effetti un discorso di denuncia e il suo autore ne è consapevole, tanto che a chi si congratulerà con lui risponderà: “E adesso potete preparare la mia orazione funebre”.
Il 13 giugno 1924 sarà Filippo Turati ad informare in Parlamento della sua scomparsa. In forma di protesta contro il rapimento e l’assassinio del deputato socialista, tutta l’opposizione parlamentare si ritirò sul cosiddetto Aventino. Seguono mesi di braccio di ferro, in cui il governo fascista sembra sul punto di capitolare. Ma solo il 3 gennaio 1925, con un famoso discorso alla Camera, Mussolini si assume in prima persona la responsabilità politica del delitto: “Ma poi, o signori, quali farfalle andiamo a cercare sotto l’arco di Tito? Ebbene, dichiaro qui, al cospetto di questa Assemblea e al cospetto di tutto il popolo italiano, che io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto. […] Se tutte le violenze sono state il risultato di un determinato clima storico, politico e morale, ebbene a me la responsabilità di questo, perché questo clima storico, politico e morale io l’ho creato con una propaganda che va dall’intervento ad oggi.”

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