Il Governo cade sul Superbonus 110%: nessuno sblocco per le cessioni antecedenti al 1/05

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Cade il governo e schiaccia il Superbonus 110%, per cui si perdono le speranze di sbloccare cessione del credito e sconto in fattura. I tempi stringono viste le scadenze dell’agevolazione, perché si possa aspettare il nuovo esecutivo e senza un Draghi bis non ci sarà intervento in merito.

Quando ormai Mattarella ha sciolto le camere e si è deciso il ritorno alle urne per il 25 settembre, con le dimissioni di Draghi ormai piene, cadendo il governo travolge anche il Superbonus 110%.

In previsione di un ipotetico esecutivo Draghi bis l’ex premier aveva annunciato nel corso del discorso per la fiducia al Senato il 20 luglio che non avrebbe prorogato in nessun caso l’agevolazione per le unifamiliari, ma che avrebbe provveduto allo sblocco delle cessioni dei crediti, operazione necessaria perché i beneficiari possano ottenere lo sconto in fattura.

Nello stesso discorso negava anche ogni responsabilità per quanto accaduto al Superbonus 110% sostenendo che il problema è stato causato dall’esecutivo precedente, che ha concepito un sistema di cessioni dei crediti sbagliato per i bonus edilizi.

Il dato di fatto è che sono molti i contribuenti che materialmente pur avendone diritto non possono usare l’agevolazione, perché la complessità e il blocco del meccanismo di cessione rende inapplicabile lo sconto in fattura per le ditte che eseguono i lavori. Soprattutto laddove i lavori sono parte già stati avviati, ma manca la liquidità per portarli a termine nel rispetto ad esempio dei requisiti del SAL.

La caduta del governo muta in peggio le carte in tavola perché adesso, colpa anche della tempistica, sembra chiaro che oltre alle poco incisive novità della conversione in legge (91/2022) del Decreto Aiuti (50/2022) non si interverrà più in fatto di cessioni che resteranno bloccate se antecedenti al 01/05.

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Superbonus 110%, i catastrofici effetti della crisi di Governo sui bonus edilizi 

Le ipotesi di quel che accadrà sono tante con gli italiani chiamati al voto alla fine di settembre, ma in ogni caso il principale dei problemi è rappresentato dal tempo visto che le villette al momento hanno una scadenza per terminare i lavori agevolati dal Superbonus 110% fissata al 31 dicembre 2022 e l’obbligo di avere un SAL al 30% il 30/09. 

I condomini, che hanno a disposizione un anno più di agevolazione piena con termine al 31 dicembre 2023, vivono però gli stessi problemi legati al blocco delle cessioni e che rischiano di generare a medio termine gli stessi inconvenienti.

In attesa che sia fissata la data della chiamata alle urne, prevista comunque non prima della metà di settembre prossimo, Draghi resta in carica ma solo al fine di intervenire in misure urgenti. Resta da capire adesso se nei suoi poteri e nelle sue volontà vi sia quella di intervenire anche sulla cessione dei crediti dei bonus edilizi, altrimenti per il Superbonus 110% nello specifico si rischia la catastrofe. Soprattutto sono migliaia stando al CNA le ditte che rischiano addirittura il fallimento, con la conseguenza di una massiccia perdita di lavoro nel settore.

Ultime notizie dal Superbonus 110%: bloccati sconto in fattura e cessione se antecedenti al 1 maggio 2022

Il governo con a capo Mario Draghi ha ottenuto ieri la fiducia in Senato ma con un margine troppo basso, 95 voti, perché si potesse pensare ad un esecutivo bis.

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Prima di chiedere la fiducia l’ex premier aveva annunciato che se avesse continuato il suo percorso avrebbe trovato un modo per sbloccare le cessioni del credito, queste le esatte parole: 

“Per quanto riguarda le misure per l’efficientamento energetico e più in generale i bonus per l’edilizia intendiamo affrontare le criticità nella cessione dei crediti fiscali, ma al contempo ridurre la generosità dei contributi”.

In realtà a sbloccare le cessioni ci avrebbe dovuto pensare la conversione in Legge del Decreto Aiuti (91/2022) che però si è rivelato inconcludente anche per come le modifiche sono state formulate.

Scendendo in dettaglio l’articolo 14 della Legge va a cambiare l’articolo 121 del Decreto Rilancio (34/2020), stabilendo che le banche abbiano la sempre la possibilità di cedere il credito a titolari di partita Iva che sono conto correntisti presso la loro banca e tale credito non può essere ulteriormente ceduto.

Fin qui tutto liscio se non fosse che l’articolo 57, comma 3, della stessa Legge specifica che tale provvedimento è retroattivo, ma si applica solo se le prime cessioni del credito e lo sconto in fattura sono stati comunicati all’Agenzia delle Entrate a partire dal 1 maggio 2022.

Dunque un termine che di fatto annulla praticamente il procedimento non rendendolo davvero retroattivo.

Difetti e Limiti del DL Aiuti in relazione al Superbonus 110%: ecco cosa si rischia

Praticamente nella situazione che si è venuta a creare per effetto dei vari provvedimenti è che i crediti più vecchi relativi soprattutto al Superbonus 110%, dove la prima cessione è avvenuta antecedentemente al 1 maggio 2022 restano bloccati senza possibilità di soluzione vista la caduta di governo.

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La soluzione della conversione in legge del Decreto Aiuti è stata criticata anche per via del fatto che la libera acquisizione dei dei crediti da parte delle Partite Iva che hanno un conto corrente presso una determinata banca, avvantaggia solo la banca stessa mentre migliaia sono le imprese sul lastrico per il blocco delle cessioni già avviate.

L’intero pacchetto di modifiche della Legge 91/2022 agirà perlopiù sulle situazione future, ma avrà un beneficio minimo per ditte e contribuenti che hanno già svolto i lavori, anticipato le somme e ora non possono riscuotere e terminare gli interventi. 

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