Il Green Pass e le altre fandonie che ci raccontano in Italia

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Bugie, bugie a cascata, calate dall’alto, spacciate come profonde verità. La prima bugia è che “il greenpass è uno strumento di libertà” ed è una fandonia anzitutto sul piano logico. Perché il presupposto è totalmente falsato e quando manca la logica tutto può diventare possibile. Il greenpass, anzitutto, è imposto: come può essere strumento di libertà qualcosa che viene imposto? Inoltre, è imposto all’interno di una situazione di ulteriori imposizioni: non sentendosi il governo (il Parlamento ormai è ridotto a bivacco di manipoli e manutengoli) di obbligare al vaccino per legge, adotta un ricatto evidente: senza vaccino niente greenpass e senza greenpass niente lavoro, scuola, ricreazione, stipendio, commercio, sport. Niente di niente. Questo sarebbe un vettore di libertà? Come a dire ai galeotti che, essendo costretti in galera, l’ora d’aria non solo è obbligatoria ma è uno strumento di libertà perché così possono sgranchirsi le gambe e respirare un po’ d’aria. Purtroppo questa menzogna la ripetono tutti e passi per un qualunque Letta, Tajani o un grillino di passaggio: ma quando non hanno pudore il capo del governo e quello dello Stato, è impossibile non avvertire uno stridore che non solo irrita, ma preoccupa. L’unica verità qui è il contrario: il vaccino non protegge, se protegge, per più di sei mesi, il conseguente lasciapassare è una licenza di infettare. Niente altro che questo.
L’altra colossale invenzione, anche questa da illustrissimi testimonial, è che “ci vuole più Europa, l’Europa va potenziata, non c’è alternativa” eccetera. Davvero? Alzi la mano chi saprebbe citare un solo ambito, problema, emergenza in cui l’Europa è stata risolutiva anziché deleteria. Il potere d’acquisto dell’economia italiana è andato scemando, le tasse, da fonte europea, sono cresciute, gli adempimenti e la burocrazia non parliamone, la sicurezza comune non è neppure una chimera, il continente negli ultimi 20 anni è stato flagellato da stragi ed episodi efferati fuori controllo, una giustizia comune non esiste, un coordinamento fra gli Stati non c’è mai stato, la questione dei migranti è sotto gli occhi di tutti, puntualmente scaricata sul nostro Paese mentre si susseguono i brindisi e le conviviali dove si giura, da domani cambia tutto, i trattati sono carta straccia, i parametri sono impossibili da rispettare e hanno provocato o contribuito a provocare la rovina della Grecia e la quasi rovina nostra, e potremmo continuare. Importiamo materie prime che potremmo tranquillamente produrre da soli, imbarchiamo pesce, riso, grano duro, le nostre coltivazioni non hanno più sbocchi, interi settori produttivi sono stati messi in ginocchio dalle politiche europee e dalla dinamica dell’euro – cui diversi Paesi, saggiamente, hanno scelto di non assoggettarsi. In compenso, abbiamo la concorrenza cialtrona del Parmesan, del Prosek croato, e un’agenda dirigista sui diritti individuali, sull’educazione, sulla scuola, sull’informazione, sulla sessualità, sui pensieri e parole che il politicamente corretto di stampo euroautoritatio impone. Abbiamo anche più tasse, l’ultima è la riforma del catasto voluta dalla UE a costo di imporre nuovi tributi insostenibili per i possessori di abitazioni, cioè di aumentare le disuguaglianze, la povertà diffusa, la speculazioni. Scandali e vicende torbide in seno all’euroburocrazia sono all’ordine del giorno (ultimo e più fresco i messaggi riservati tra Von der Leyen e Pfizer), sono innumerevoli ma si ha cura di minimizzarle, di soffocarle. Quanto alla mitizzata “transizione ecologica”, si sta dimostrando sciagurata, disastrosa e insostenibile prima ancora di partire: le rinnovabili non bastano, servirebbe il nucleare, ma la UE tira dritto, i governi si adeguano, le bollette esplodono, i ricatti energetici strangolano, l’autonomia nazionale si polverizza, i consumi si riducono e si farà la fame per dotarsi di auto elettrica dai costi proibitivi perché così conviene al patto di ferro industria-europotere. Ancora una volta, che a spingere per “più Europa” sia qualche vecchio rottame radicale, finanziato dallo speculatore Soros, non sorprende, ma che a spingere sia la retorica quirinalizia, rimane davvero sconcertante, tanto più che il Regno Unito, a dispetto delle profezie di sventura, delle distorsioni, della pessima informazione, non solo non ha patito conseguenza dalla sua uscita dal sistema Bruxelles ma addirittura vola o comunque gira meglio degli altri. Di tutti gli altri. Ma questo è meglio non dirlo, anzi è sempre in voga l’attitudine a gufare, ad auspicare il peggio.
La terza e più macroscopia balla è che la democrazia sia ancora assicurata dalla presenza di una opposizione? Quale? Dove? Il governo è un’ammucchiata con dentro tutti, l’unica che sta a lato, Giorgia Meloni, pratica una fronda inoffensiva, molto rispettosa e si guarda bene dall’appoggiare o inaugurare qualsivoglia iniziativa di supporto alla parte esasperata del Paese. Per le imminenti amministrative il centrodestra ha avuto cura di presentare candidati fantoccio a Milano, a Roma, ovunque, in modo da agevolare un centrosinistra agonizzante. Evidentemente c’è qualcosa di torbido, e dunque irriferibile, che cova, e non tutto può spiegarsi con la greppia dei prestiti europei che verranno sì spartiti dai partiti, ma sui quali c’è una sola certezza: che non sono certi, niente è sicuro, l’Italia dovrà assicurare 526 condizioni nel tempo e otterrà i fondi col contagocce e sempre subordinati ad una obbedienza cieca, prona ai voleri del falansterio di Bruxelles. Soldi quasi tutti da restituire e a prezzi non indifferenti né in termini finanziari né in termini politici, di sovranità nazionale. La verità è che i partiti come tali non esistono più, esistono coalizioni di schiuma e il timore di un rigetto collettivo dall’elettorato si fa sempre più insistente. Non esistono i grillini, setta in decomposizione; non esiste il PD, ridotto a puro apparato che si autofagocita; non esiste la Lega, riportata alla demolizione da un Salvini in stato confusionale, che da due anni le sbaglia tutte, e risolta in una ridda di fazioni; non esiste Forza Italia, ormai in liquidazione di pari passo con la salute del fondatore; quanto a Fratelli d’Italia, esiste ma è autoreferenziale e destinato a venire stritolato dal centrodestra governativo. Draghi questo lo sa, lo sa anche Mattarella, lo sa la magistratura, insomma ne sono pienamente consapevoli i poteri che contano sul serio. E che lavorano senza tregua per svendere ai peggiori offerenti la provincia dell’impero Italia.

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