Il matrimonio Renzi – Calenda si farà. Ora un percorso oltre le urne. Parla Nobili

Il parlamentare renziano: “Siamo felicissimi che in questo spazio ci raggiunga Carlo Calenda dopo che si è reso conto che col Pd non si può lavorare nel rispetto dell’agenda di Mario Draghi. Era difficile che il Pd potesse fare peggio di un’alleanza con il Movimento Cinque Stelle. E invece ha trovato Fratoianni e Di Maio”

Gli italiani sappiano che se voteranno per il terzo polo, automaticamente lo faranno per far restare Mario Draghi a Palazzo Chigi. Lo dice a Formiche.net Luciano Nobili, deputato di Italia Viva e uno dei più stretti collaboratori di Matteo Renzi che assicura: “Siamo felicissimi che in questo spazio ci raggiunga Carlo Calenda dopo che si è reso conto che col Pd non si può lavorare nel rispetto dell’agenda di Mario Draghi e vogliamo costruire con lui un percorso”.

Nella notte è stato raggiungo l’accordo Renzi-Calenda. Cosa manca ora per definire l’intesa?

Non manca nulla e manca tutto: di certo non sarà una intesa che si fermerà su una percentuale di candidati, su una quota o su una forma di un simbolo. È un’intesa che nasce per dare ancora più forza al progetto di Terzo Polo, perché noi da ormai qualche settimana abbiamo con chiarezza assunto questo posizionamento.

Ovvero?

Da un lato fuori da un’accozzaglia di sinistra che mette insieme tutto e il contrario di tutto e che non va a realizzare nulla. Da Fratoianni a Di Maio, era difficile che il PD potesse fare peggio di un’alleanza con il Movimento Cinque Stelle. Letta è riuscito in questo capolavoro. Perché rinunciare all’alleanza coi Cinque Stelle per poi farla con Di Maio e Fratoianni e Bonelli? Chi è stato il principale nemico del Partito democratico in questi anni? Dall’altro una destra profonda, a trazione sovranista, unita dai sondaggi che le danno il vento in poppa, ma divisa su quello che serve al Paese e incapace di dare una risposta concreta e seria alle emergenze.

In mezzo?

In mezzo noi. Abbiamo detto anche di poter andare da soli, anche con con un punto di partenza isolato per dar vita a uno spazio terzo fra queste due accozzaglie che mai risolveranno i problemi del Paese. È abbastanza surreale: il Pd e Sinistra Italiana sono stati divisi in tutta l’esperienza del governo Draghi; dall’altra parte, Meloni, Salvini e Berlusconi praticamente non sono mai stati insieme in questa legislatura e Salvini è stato con i Cinquestelle e Forza Italia e Meloni all’opposizione. Poi Salvini con Forza Italia al governo e Meloni all’opposizione. Quindi si mettono insieme solo per le elezioni. Però non potranno mai governare efficacemente. Noi diciamo che occorre questo spazio.

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Con Calenda?

Siamo felicissimi che in questo spazio si aggiunga Carlo Calenda dopo che si è reso conto che col Pd non si può lavorare nel rispetto dell’agenda di Mario Draghi e vogliamo costruire con lui un percorso. Però l’unica cosa che manca, che Renzi e Calenda definiranno nelle prossime ore, è un percorso. Quindi il problema non sono le quote, il simbolo, la leadership. Il problema è un percorso che non sia solo da qui al 25 settembre, cioè non un’intesa elettorale, ma un’intesa di prospettiva, cioè dare finalmente lo spazio politico alle riforme. Che poi è la ragione per cui Italia viva è nata: dare finalmente una casa ampia, solida e di prospettiva ai riformisti e liberali, agli italiani di buon senso che credono che il meglio per questo Paese sia il governo Draghi e da lì bisogna ripartire.

Renzi dice che serve un accordo molto serio: un passo indietro dei due leader sarebbe una chiave?

Penso che in democrazia non ci sia niente di male ad avere leadership ed avere anche una sovrabbondanza di leadership. Non c’è nulla di male. Registro che per l’ennesima volta Matteo Renzi ha dato e sta dando una straordinaria dimostrazione di due cose: primo generosità, secondo capacità di anteporre gli interessi del Paese al mero interesse di parte, come dimostra la sua disponibilità a dire ragioniamo e faccio un passo indietro. Una figura come la sua, che ha fatto il presidente del Consiglio e che con coraggio ha portato il governo Draghi a questo Paese, prende in considerazione l’idea di un passo di lato: è questa una prova di grande generosità. Penso che questo gli si possa davvero riconoscere in maniera obiettiva.

Perché questa volta l’esperimento del Terzo Polo dovrebbe avere successo rispetto ai mille tentativi passati?

Perché mai, come questa volta, le coalizioni appaiono davvero guidate dagli estremi e incapaci di dare risposte ai problemi del Paese. Mai come mai come stavolta io percepisco che c’è una maggioranza, che magari oggi non è fotografata dai sondaggi ma dall’indice di gradimento del lavoro del governo Draghi o magari anche di tanta gente che che oggi come oggi si rifugia nei sondaggi dell’astensionismo che non saprebbe chi votare. Mai come oggi le differenze tra le due accozzaglie sono posticce.

Perché dico questo? Perché poi si fanno la guerra e si guardano in cagnesco; si accusano di essere una la riproposizione del fascismo e l’altra il ritorno del comunismo. E poi però vanno a braccetto sulle scelte fondamentali perché non ho sentito da nessuno di loro proposte coraggiose sul lavoro, sul reddito di cittadinanza, sull’economia, sul rispetto degli obiettivi che Draghi. Perché la Meloni in queste ore è impegnata a far fallire il lavoro di Mario Draghi sulla privatizzazione di Ita? E gli fanno eco Fratoianni e Fassina dall’altra parte, senza dimenticare i rigassificatori che Draghi ha definito un problema di sicurezza nazionale. Questo il vero punto. Per cui il voto al Terzo Polo è per far restare Draghi a Chigi.

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E’in arrivo un inverno molto duro…

Gli italiani hanno a che fare con l’inflazione, con le bollette aumentate, con le preoccupazioni per la guerra, con la sensazione che ci aspetta un autunno molto duro anche dal punto di vista occupazionale. Non sanno cosa farsene di due coalizioni che in queste ore si stanno solo spartendo collegi, facendo calcoli algebrici astrusi mentre nei problemi degli italiani non parla nessuno. Citavo la privatizzazione di ITA, ma potrei parlare del Pnrr che l’Italia rischia di farsi scappare se non si proseguirà dal 25 settembre il lavoro di Draghi. Penso a tutte le infrastrutture previste dal Pnrr che rischiano di non vedere la luce. Mai come stavolta serve uno spazio per il Terzo Polo.

C’è una possibilità, stavolta davvero, di convincere gli italiani che questo spazio del buon senso, della serietà, della prospettiva Draghi sia lo spazio giusto per il futuro del Paese.

Matteo Renzi ha favorito la nascita del governo Draghi e ha interrotto una certa postura internazionale ambigua del nostro Paese. Perché spesso, e anche in questa campagna elettorale, il Pd sembra essersene dimenticato?

Lo trovo incredibile ed è questo un tema che mi addolora, perché poi io difendo il Pd, che ho contribuito a fondare nel mio piccolo. Ma è un Pd spaesato, che non ha più nulla dei suoi fondamentali e ha smarrito completamente il Dna riformista: un imprinting che Veltroni gli aveva dato quando è nato. Non ha un’anima se non quella del governare a tutti i costi, diventando sostanzialmente un cartello di componenti organizzate che stanno insieme solo per per dividersi i posti in Parlamento piuttosto che gli incarichi di governo. Purtroppo il Pd è diventato tutto e il contrario di tutto, smarrendo una linea che era quella alla base della sua nascita. Ciò lo ha portato in questi anni ad inseguire una linea strategica nata col matrimonio con il M5S.

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E adesso?

Rompono temporaneamente con il Movimento Cinque Stelle, dico temporaneamente perché ogni volta che a Letta viene chiesto se questa rottura con i Cinque Stelle è definitiva, risponde per queste elezioni. E lo dico perché contestualmente il Pd lombardo, piuttosto che il Pd laziale, continua a dire: non facciamo scherzi alle elezioni regionali. Quindi è talmente radicato quel rapporto che leggo di leader del Pd o presunti tali che, addirittura, vanno a prendere indicazioni da Marco Travaglio. La prospettiva, secondo me, è quella di ritornare insieme al Movimento Cinque Stelle il 20 settembre se non prima, perché c’è una buona parte del Pd che in queste ore sta facendo pressing su Letta.

Uno che stimo come Gianni Cuperlo, quando gli è stato chiesto perché non fare l’alleanza con Renzi ha dato una risposta che mi ha molto colpito. La risposta non è stata perché Renzi ha fatto la scissione, o perché non siamo d’accordo sull’agenda politica. La risposta è stata: perché Renzi è contro Renzi. E’ la prova di una sudditanza psicologica e di un abbandono delle proprie radici per finire alla mercè delle idee dei populisti.

Una damnatio memoriae?

Sì. Ma quelli che hanno operato questa damnatio memoriae, però, erano quelli in prima fila a farsi fotografare e intervistare quando Renzi portò il risultato più importante che il Pd ha mai avuto nella sua storia.

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