“Il nome della rosa”, dal romanzo al film del 1986

Nel 1986 Jean-Jacques Annaud portò sul grande schermo “Il nome della rosa” con il compianto Sean Connery nel ruolo di Guglielmo da Baskerville. La versione cinematografica è però molto diversa dal romanzo originale di Umberto Eco a cui è ispirato preferendo quest’ultima una via più spettacolare rispetto a quella letterario-filosofica del romanzo

“Annaud ha deciso di definire nei titoli di testa il suo film come un palinsesto dal Nome della rosa. Un palinsesto è un manoscritto che conteneva un testo originale e che è stato grattato per scrivervi sopra un altro testo. Si tratta dunque di due testi diversi. Ed è bene che ciascuno abbia la sua vita. Annaud non va in giro a fornire chiavi di lettura del mio libro e credo che ad Annaud spiacerebbe se io andassi in giro a fornire chiavi di lettura del suo film”.

Queste le dichiarazioni di Umberto Eco al momento dell’uscita del film “Il nome della rosa” di Annaud. Anzi il regista francese appone tra i titoli di testa, come spiegato dalla stesso Eco, la dicitura “palinsesto del romanzo di Umberto Eco” per sottolineare la sua produzione originale rispetto al romanzo. Il risultato è un film più spettacolare e meno filosofico rispetto al libro che apre l’opera di Eco ad un pubblico più vasto seppur con diversi cambiamenti tra trama e personaggi.

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Il nome della rosa, differenze tra romanzo e film

Il trailer di Il nome della rosa, fonte clohill

Nel film di Annaud vengono innanzitutto cambiati alcuni elementi dei personaggi protagonisti e del rapporto che c’è fra loro. Guglielmo da Baskerville e il suo novizio Adso da Melk diventano due francescani e non più benedettini. Adso inoltre inizialmente non sa nulla del passato da inquisitore del maestro e e delle sue condanne. Vengono inoltre apportati alcuni cambiamenti alla trama con l’introduzione del falso storico della morte di Bernardo Guy e il salvataggio dell’amata di Adso il cui nome nel film è quello della rosa mentre nel romanzo il riferimento è puramente filosofico. Su quest’ultimo punto va ricordata la rimozione di Annaud di tutte le digressioni teoretiche e dialoghi filosofici dalla storia di Eco . Una scelta per alleggerire l’opera echiana ed arrivare ad un pubblico più vasto rispetto al romanzo.

Stefano Delle Cave

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