«Il passo indietro? A Eataly servivano energia fresca e capitali»- Corriere.it

Oscar Farinetti: «Il passo indietro? A Eataly servivano energia fresca e capitali»

«È stata una decisione di famiglia, gestivamo Eataly da 15 anni, serviva energia fresca. Cercavamo qualcuno bravo, italiano, che capisse e credesse nel progetto. Certo, il format può essere migliorato, mantenendo però l’idea e i valori su cui è basato. In Andrea Bonomi abbiamo trovato tutto questo», afferma il fondatore Oscar Farinetti, 68 anni domani, per spiegare il passo indietro della famiglia azionista di maggioranza di Eataly, che scende dal 58,1% al 22% del capitale, per fare entrare, con il 52%, Investindustrial, la società di investimenti di Bonomi.

«Non stiamo abbandonando l’azienda, perché Eataly non è abbandonabile. In passato, ad esempio, quando ho lasciato Unieuro, ho venduto il 100%. Con Eataly restiamo. E ci crediamo talmente che abbiamo scelto di fare posto a qualcuno che porta nuovo vigore e determinazione. Investindustrial ha competenza nel food e la stessa visione del mondo», insiste Farinetti, parlando al telefono da Verona, dove il 4 ottobre aprirà un nuovo risto-mercato.

«Portiamo capitali, risorse umane e capacità logistiche, per fare sistema quando entriamo con le nostre aziende in un mercato, siano gli Stati Uniti o la Cina, dove siamo già presenti con tanti nostri marchi», precisa Andrea Bonomi, 57 anni. «Il nanismo delle aziende italiane viene superato da un gruppo come il nostro con 1,6 miliardi di ebitda».

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Spalle finanziarie larghe sostengono la crescita e l’internazionalizzazione soprattutto nei momenti non facili, come quello attuale. Eataly Spa ha chiuso il 2021 con una perdita netta di 22 milioni, che salgono a 31 milioni a livello consolidato, a fronte di 464 milioni di ricavi a livello di gruppo. La partecipazione di Fico (EatalyWorld), il parco enogastronomico a Bologna, che finora ha perso 7,5 milioni, è stata svalutata del 100%. L’indebitameno del gruppo ha superato i 200 milioni, di cui 105 milioni verso la Sace. «La pandemia ci ha dato un colpo fortissimo, con tutti i ristoranti chiusi. Sono stati due anni terribili: non abbiamo mai licenziato nessuno, ma siamo stati costretti a mettere i dipendenti in cassa integrazione. L’Italia non cresce, abbiamo avuto difficoltà soprattutto al Sud e due anni fa abbiamo chiuso il negozio-mercato di Bari. Ora c’è la guerra e l’Europa è più lenta a reagire rispetto all’America», sostiene Farinetti.

I 200 milioni di aumento di capitale sottoscritto da Investindustrial serviranno da un lato ad azzerare sostanzialmente il debito netto (ma sarà mantenuto il debito con Sace), dall’altro ad acquisire il 40% di Eataly Usa in mano alle famiglie Bastianich e Saper. «Grazie a quest’operazione, avremo il 100% di Eataly negli Stati Uniti, che ormai rappresenta circa il 60% del fatturato», sottolinea Farinetti, ricordando che «gli americani sono 326 milioni e hanno un’immagine e un desiderio pazzesco del food italiano e dei nostri piatti veri». Investindustrial punterà innanzitutto ad accrescere la presenza in America, dove l’ultimo store è stato aperto a giugno nella Silicon Valley.

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L’altra area strategica è l’Asia. «La Cina è la priorità. Oggi Eataly non c’è, ma un nostro team a Shanghai sta già lavorando al piano di espansione», anticipa Bonomi. E ammette: «Eataly l’avevamo già presa in considerazione in passato, ma il prezzo era eccessivo e poi volevamo la maggioranza, per poterla gestire con un management scelto da noi, due condizioni imprescindibili». Perché c’è un momento in cui l’imprenditore deve far spazio ai manager per adattare il modello di business. Eataly ci aveva provato con Andrea Guerra, chiamato dai soci di minoranza, ma l’ex ceo di Luxottica non ha avuto vita facile e alla fine è stato sostituito con Nicola Farinetti, figlio di Oscar. Al suo posto, come amministratore delegato, ora arriverà Andrea Cipolloni, fino a ieri alla guida di Autogrill in Italia e in Europa. E Nicola diventerà presidente.

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