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Il Pil in Italia nel secondo trimestre crolla del 12,8%, recessione record

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Il tonfo del prodotto interno lordo nel secondo trimestre del 2020 (- 12,8%) conferma che l’Italia precipitata nella peggiore recessione del Dopoguerra (due trimestri consecutivi di decrescita, il primo aveva fatto segnare un – 5,3%). Ma il peggio dovrebbe essere passato. Il – 12,8% misura infatti la performance dell’economia nel periodo in cui il lockdown decretato dal governo ha fermato tantissime attivit produttive e bloccato la mobilit. Adesso si pu solo risalire. E i primi segnali ci sono gi, in Italia e negli altri Paesi duramente colpiti dalla pandemia. Il nostro Paese, con il suo – 12,8% (che peggiora, ma solo leggermente la stima iniziale del – 12,4% rilasciata dallo stesso Istat il 31 luglio), andato peggio della Germania (- 9,7%), ma meglio della Francia (- 13.8%), della Spagna (-18,5%) e del Regno Unito (- 20,4%). Inoltre, i segnali che arrivano in particolare dalla Germania (il – 9,7% migliore della previsione iniziale di un – 10,1% e gli ultimi dati indicano un miglioramento del clima di fiducia tra le imprese) fanno ben sperare anche per l’Italia, fortemente legata all’economia tedesca. Ci vorr per un rimbalzo nella seconda parte dell’anno, per evitare che il calo del Pil italiano nel 2020 sia a due cifre e si fermi invece tra l’8% stimato per ora dal governo (che per lo aumenter con la nota di aggiornamento al Def, a fine settembre) e il 10%, appunto. Basti pensare che lo stesso istituto di statistica spiega che la variazione acquisita del Pil, cio quella che si avrebbe nel 2020 se la crescita fosse zero nel terzo e nel quarto trimestre, pari al – 14,7%.

Emergenza consumi

Molto, ovviamente, dipender dall’evoluzione del coronavirus, che si spera non costringa a nuovi blocchi delle attivit economiche, ma decisiva, oltre alla congiuntura internazionale (le nostre esportazioni sono crollate nel secondo trimestre del 26,4%), sar anche la spinta che il governo dar al sistema produttivo, attraverso gli investimenti pubblici e gli incentivi fiscali all’impresa privata. Speciale attenzione dovr essere rivolta all’apparato industriale e al sostegno della domanda. I dati segnalano infatti che il lockdown ha piegato in particolare il valore aggiunto dell’industria, diminuito nel periodo aprile-giugno, del 20,2%. E che, come scrive l’Istat, a trascinare la caduta del Pil stata soprattutto la domanda interna, con un apporto particolarmente negativo dei consumi privati. In attesa dei fondi europei del Next generation Eu la spinta dovr quindi arrivare dallo sblocco dei cantieri gi finanziati (banco di prova del decreto legge Semplificazioni), da una riforma fiscale che incentivi i consumi (la Germania, per esempio, ha ridotto di tre punti l’Iva fino alla fine dell’anno, impegnando su questo 20 miliardi in un modo probabilmente pi efficace di tanti bonus) e da misure che blocchino e se possibile rilancino l’occupazione.

Rischio un milione di occupati in meno

La grande questione che ci sta davanti infatti quella del lavoro. Banca d’Italia e lo stesso governo nel Def di aprile stimano un calo degli occupati nel 2020 di circa un milione di unit rispetto al 2019. L’Istat segnala che nel secondo trimestre le unit di lavoro a tempo pieno sono calate dell’11,8% rispetto al primo trimestre, e questo nonostante la cassa integrazione e il blocco dei licenziamenti. Per ora ci hanno rimesso il lavoro soprattutto giovani e donne con contratti a termine. A questo si aggiunge un crollo delle assunzioni, che limita, di nuovo, le opportunit d’ingresso al lavoro dei giovani. E l’ulteriore prevedibile ridimensionamento di settori come la ristorazione e i servizi turistici, con la progressiva espulsione di decine di migliaia di lavoratori, spesso difficili da ricollocare. Non basteranno gli sgravi alle assunzioni e neppure la riforma del collocamento. Bisogna rimettere in moto l’economia e far crescere la fiducia nel futuro. Nelle imprese e nelle famiglie.




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