il premio all’ex Fed Bernanke e il paradosso della recessione- Corriere.it

Nobel ai banchieri: il premio all
Ben Bernanke, ex presidente della Fed

L’ex presidente della Federal Reserve Ben Bernanke stato insignito del Premio Nobel, la settimana scorsa (assieme a Douglas Diamond e Philip Dybvig). Il riconoscimento per l’economista, per l’accademico che ha studiato le crisi finanziarie. Non per il banchiere centrale: non esiste un Nobel per i banchieri centrali. Ed probabilmente bene che sia cos: di questi tempi, sarebbe piuttosto difficile assegnarlo a qualcuno; una cosa elaborare teorie, un’altra verificarle alla prova della realt. E, quando si guarda la realt di questi giorni, dopo due decenni nei quali le banche centrali hanno dominato i mercati, si vede che la situazione della finanza globale si sta deteriorando cos rapidamente da suscitare allarmi seri e interrogativi sulle scelte ventennali.

I segnali

Le banche centrali si stanno irrigidendo in una tempesta — sostiene Robin Brooks, ex Goldman Sachs, oggi capo economista dell’Institute of International Finance (Iif), l’associazione che raccoglie 450 societ finanziarie e banche centrali di 70 Paesi — . I prezzi del petrolio sono piatti dopo il taglio dell’Opec+, perch la domanda debole; c’ un acuto deterioramento della liquidit nel mercato globale dei bond; crescono segni di una penuria di dollari nei cross-currency basis swap (contratti sulle valute, ndr); cresce il caso a favore di un pivot moderato (cio di minori rialzi dei tassi, ndr), caso che ora sta diventando urgente. In sostanza, Brooks dice che le maggiori banche centrali — in testa la Fed oggi guidata da Jerome Powell — stanno drenando eccessiva liquidit dai mercati e ci sono segni di una tempesta in arrivo.

Gli effetti della stretta

Detto diversamente, anche nella finanza, non solo nella geopolitica, siamo entrati in un nuovo mondo: dopo decenni di tassi bassi, poi tendenti allo zero, e dopo iniezioni straordinarie di denaro via Quantitative Easing, ora la stretta monetaria crea instabilit, in qualche caso panico. Finiti i decenni di denaro facile prodotto dalle banche centrali, ora difficile capire dove si sono accumulati rischi. Il caso del Regno Unito il primo segnale esplicito di questa situazione.

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Il caso Truss

Il pasticciato e disastroso mini-budget proposto dalla primo ministro Liz Truss e dal suo Cancelliere dello Scacchiere Kwasi Kwarteng ha innescato una reazione sui mercati e indebolito la sterlina. Il passo falso del governo stato l’innesco della crisi: alla base c’ la situazione nella quale sono i fondi pensione britannici. Negli anni scorsi, di fronte a tassi d’interesse risibili che hanno ridotto i loro ritorni sugli investimenti, i fondi hanno utilizzato, tra le altre cose, tecniche di copertura e strumenti derivati per affrontare la situazione e per rispondere alle robuste norme poste dai regolatori finanziari. Gran parte dei fondi sono cos rimasti compiacenti ritenendo fino a poco tempo fa, cos come d’altra parte le banche centrali e molti economisti, che l’inflazione fosse temporanea e che i tassi sarebbero rimasti bassi. Quando invece questi sono cresciuti e quando si pensato che la Bank of England li avrebbe alzati ancora di pi a causa della manovra espansiva del governo, i fondi hanno dovuto vendere grandi quantit di titoli dello Stato. Da qui la crisi e l’intervento obbligato della banca centrale inglese sui mercati.

Le idee di Bernanke

Il Nobel Bernanke divent presidente della Fed nel 2006 e lo rimase fino al 2014. Prima era stato uno dei governatori della banca centrale americana, durante la presidenza di Alan Greenspan, e dalla sua posizione — non ancora Nobel ma accademico autorevole — aveva sostenuto a lungo la necessit di tenere bassi i tassi nonostante un’economia forte. Riteneva che per mantenere la stabilit finanziaria servissero soprattutto regole e si era meno preoccupato delle possibili bolle incentivate da una politica monetaria molto generosa. Quando, sotto il suo sguardo, scoppi la crisi del 2008, di fatto Bernanke continu una politica monetaria simile alla precedente: tassi sempre pi bassi e poi Quantitative Easing, immissione di liquidit nel mercato. A quel punto, intervenire in questo modo era indispensabile: si rischiava il meltdown del sistema finanziario globale.

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Modello Washington

Il fatto che questa impostazione — gi da inizio Anni Duemila un po’ sovietica, cio mossa dall’idea di controllare e guidare la finanza — andata avanti anni: creazione di moneta, risposta continua ai movimenti dei mercati, manipolazione dei prezzi finanziari che a quel punto erano fortemente dipendenti dalle azioni della Fed, la quale a sua volta non voleva evitare tensioni sui mercati stessi; in un circolo vizioso. Questo cartamodello tracciato a Washington poi diventato il riferimento per molte altre banche centrali, ognuna con i suoi problemi specifici.

Il ruolo delle banche centrali

Per quasi 15 anni, una delle frasi ricorrenti nel mondo della finanza stata Central banks are the only game in town, le banche centrali sono le sole protagoniste in citt. Nel senso che hanno guidato l’economia pi delle imprese e dei governi stessi. La reputazione dei banchieri centrali si impennata. Ora che la stagione cambiata, ora che in citt i protagonisti sono Vladimir Putin e Xi Jinping, e ora che l’inflazione (sottovalutata fino a pochi mesi fa) morde, anche lo status dei banchieri centrali subisce colpi. Hanno dovuto rovesciare le loro opinioni sulla natura dell’inflazione in corso, che negli Stati Uniti sta trasmettendosi dall’energia ai prezzi generali; e sono criticati per avere indugiato nell’uscire dalle politiche di super-stimolo monetario, con conseguenze secondo alcuni potenzialmente portatrici di insolvenze.

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I derivati

I contratti sulle valute e sui tassi d’interesse dei bond, effettuati con strumenti finanziari derivati, sono legati ad asset sottostanti che hanno un valore globale superiore ai 550 mila miliardi di dollari. E si influenzano a vicenda. I rischi di destabilizzazione di qualche intermediario provocati da una sottovalutazione o da eventi improvvisi non possono essere trascurati, data la nuova situazione in cui si trovano i mercati. Questo rende, se possibile, ancora pi complicata che in passato la missione delle banche centrali, le quali, recentemente, non hanno dato la migliore prova di s stesse. Nonostante il Nobel a Bernanke.

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