“Il reddito di cittadinanza ha disincentivato al lavoro . Ora il Recovery Fund non basta più”

In un periodo “affamato” di lavoro con la crisi dovuta a due anni di pandemia e con la nuova spada di Damocle della guerra in Ucraina, abbiamo cercato di capire con un esperto del settore come procede la situazione in Italia, quali sono stati i danni del Reddito di Cittadinanza, se i soldi del Recovery saranno sufficienti a far ripartire l’Italia e qual è la situazione soprattutto nel Mezzogiorno con tassi di disoccupazione sempre molto alti. In esclusiva per Ilgiornale.it abbiamo intervistato Davide Ferrario, amministratore delegato di WinTime, un’ agenzia per il lavoro che dal 2005 dà il proprio supporto alle aziende e ai lavoratori attraverso numerosi servizi: ricerca e selezione, formazione, somministrazione delle risorse umane e consulenza organizzativa.

Dott. Ferraro, lei è Amministratore Delegato di Wintime, agenzia per il lavoro. In Italia, il Reddito di cittadinanza ha fatto più danni che altro: avete notato una richiesta inferiore di disoccupati alla ricerca di un posto lavoro?

“Il Reddito di Cittadinanza ha sicuramente giocato la sua parte in questo momento storico dove si evidenzia una bassa domanda di lavoro rispetto all’offerta, uno squilibrio che comporta certamente un rallentamento per il sistema produttivo italiano. Anche volendolo considerare un valido strumento di contrasto alla povertà e di sostegno al reddito, ha inciso in maniera marginale come strumento di politica attiva per favorire l’inserimento dei percettori nel mercato del lavoro, anzi in molti casi è stato quasi disincentivante“.

Qual’è la fotografia dell’Inps sulla situazione che ha appena descritto?

“I dati prodotti dall’Inps sull’esperienza di questi primi 3 anni hanno evidenziato infatti un attaccamento di lungo periodo allo strumento che risulta essere un importante fattore disincentivante alla ricerca di un’occupazione. Paradossalmente il reddito di cittadinanza rischia di sviluppare un effetto boomerang soprattutto per le persone che già risultano essere escluse dal mercato del lavoro da un po’ di tempo. Essere lontani dal lavoro per troppo tempo comporta un’obsolescenza della propria professionalità e l’impossibilità di acquisirne di nuove e quindi uno scarso appeal sul mercato del lavoro che, come in un giro di vite, rende gli stessi percettori risorse più difficilmente occupabili e ricollocabili”.

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Il Recovery Fund per l’emergenza Covid sarà sicuramente “attenuato” dagli effetti della crisi energetica e della guerra in Ucraina: ci saranno nuove opportunità lavorative nella seconda parte del 2022 o bisogna ormai puntare al 2023?

“La guerra in Ucraina condizionerà l’economia mondiale e quella italiana per tutto il 2022. Il Recovery Fund non sarà più sufficiente al raggiungimento degli obiettivi prefissati, per cui saranno necessarie nuove politiche economiche e finanziarie capaci di ristabilizzare i mercati mondiali. Le difficoltà di approvvigionamenti delle fonti energetiche, dei metalli e delle materie agricole spingeranno sicuramente a costanti aumenti delle pressioni inflazionistiche. Certamente queste spinte non potranno essere fronteggiate nel modo più naturale, aumentando i tassi di interesse né tantomeno rincorrendo ad aumenti dei salari, perché questo altro non farebbe che creare una spirale inflazionistica prezzi-salari che rischierebbe di spingerci verso scenari ancora più critici”.

Il quartier generale di Wintime è a Napoli: quali sono le difficoltà per la Campania e il Sud in generale affamato di lavoro ma con poche opportunità?

“Il Sud Italia ha visto, negli ultimi trent’anni, diminuire progressivamente il suo peso economico, evidenziando una costante crescita del tasso di disoccupazione e una parallela forte diminuzione della popolazione. Le attività produttive private sono nettamente sottodimensionate rispetto agli abitanti di quest’area e le aziende pagano i gap infrastrutturali di accessibilità, dai trasporti alla banda larga, di digitalizzazione e innovazione, di investimenti nella formazione e nell’istruzione. Inoltre, il settore pubblico che in passato ha garantito tassi occupazionali positivi, negli ultimi anni ha visto un netto calo dell’occupazione, dovendo rispettare vincoli di bilancio nazionali e regionali. Occorre una politica di massicci investimenti, ridurre i gap infrastrutturali, portare il Sud al centro di una nuova politica che riveda l’Italia come paese trainante del bacino del Mediterraneo, contrastare l’illegalità e la criminalità che influenzano una generale immagine negativa che non fa altro che ostacolare l’affermazione delle iniziative imprenditoriali sane alimentando, inoltre, sempre di più il ricorso al lavoro nero”.

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Come sta evolvendo il mondo del lavoro, qual è la direzione che sta prendendo?

“La quinta rivoluzione industriale sta ridisegnando gli scenari del mondo del lavoro dei prossimi anni. Cambiamenti dovuti soprattutto alla trasformazione digitale che spingono verso la nascita di nuove professioni e la graduale scomparsa di altre dovuta alla loro veloce obsolescenza o all’impossibilità di una riconversione alla digitalizzazione stessa. In Italia, il fabbisogno occupazionale delle imprese è ancora fortemente orientato verso figure professionali più ‘classiche’ quali magazziniere, operaio metalmeccanico, saldatore, operatore sociosanitario, impiegato amministrativo, giusto per citarne alcuni, ma figure professionali con competenze tecnologiche importanti soprattutto in ambito informatico e digitale, sono decisamente in crescita e nel prossimo futuro costituiranno figure professionali essenziali in gran parte delle aziende. Pensiamo agli specialisti di big data, agli esperti in sicurezza delle infrastrutture, dei dati e delle informazioni in azienda, agli specialisti della trasformazione digitale, agli esperti del settore delle biotecnologie, agli specialisti nel settore delle energie alternative”.

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Avete 20 filiali e un database con oltre 70mila profili: come funziona la ricerca del lavoro e l’eventuale colloquio/assunzione del candidato?

“Oggi si utilizzano strumenti digitali, on line per reclutare candidati, a differenza della ricerca offline di qualche anno fa. Diventa fondamentale tessere una rete del lavoro, instaurando link con risorse valide e interessanti oltre che ampliare sempre più la ricerca anche attraverso l’utilizzo di siti specializzati. Tra l’altro, questi strumenti consentono una sorta di prescreening della persona fornendo indicazioni utili rispetto agli interessi o alla personalità del candidato. Il colloquio è volto ad indagare tutte le aree personali, oltre che la scala valoriale del singolo. Fondamentale è fare un’attenta analisi anche delle soft skill. Sicuramente un plus importante è prendere parte alla fase di negoziazione tra attesa e offerta cercando di mediare e trovare un giusto compromesso tra le esigenze dell’azienda e quelle del candidato”.

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