«Il tetto ai prezzi sia praticabile»- Corriere.it

Quando gioved il governo di Berlino ha annunciato il piano da 200 miliardi di euro contro il caro energia, i rendimenti dei titoli di Stato italiani a dieci anni erano ai livelli pi alti dal drammatico 2012. Con l’economia quasi in recessione e la Banca centrale europea impegnata in una stretta, il termometro dava una temperatura pericolosa. Il giorno dopo, era gi precipitata con rendimenti scesi di mezzo punto (al 4,4%) e da allora scesa ulteriormente. Un miglioramento cos rapido pu avere molte ragioni ma una di esse quell’annuncio tedesco da 200 miliardi di euro, che in Italia ha sollevato tanto furore. Gli effetti collaterali sono stati benefici per il debito di Roma, senza che nessuno a Berlino lo volesse e senza che molti in Italia lo capissero. Da gioved il governo di Olaf Scholz schiera una forza di fuoco per ridurre le bollette e l’inflazione in Germania, dunque anche nell’area euro. Ma una dinamica dei prezzi in minore tensione pu permettere alla Bce di alzare i tassi di meno, o meno in fretta: si attenua cos potenzialmente il fattore che oggi grava di pi sui titoli di Stato italiani e il mercato ha subito risposto, rendendo il debito di Roma pi sostenibile.

Le soluzioni

Niente come questo episodio mostra che in Europa anche gli atti unilaterali producono a volte reazioni comuni e le posizioni di ciascuno possono essere pi fluide di come sembra. Neanche il governo tedesco un monolite. E neanche la Germania contraria in blocco a qualunque vera risposta europea alla crisi dell’energia. I primi segnali si notano nelle bozze delle conclusioni del vertice europeo che stanno circolando, come anticipato ieri da Francesca Basso sul Corriere. Dopodomani a Praga i leader all’unanimit — incluso Scholz — chiederanno alla Commissione Ue di lavorare con urgenza per proporre soluzioni praticabili che riducano i prezzi tramite un tetto su di essi. La chiave nell’aggettivo: praticabili significa che a Berlino, prima di dare luce verde, si vuole la certezza che qualunque calmiere al gas importato non generi carenze di materia prima. Il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani dovr dimostrare che il rischio non esiste, se vuole portare avanti il negoziato.

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Ieri Scholz avrebbe dovuto parlarne in videoconferenza con il presidente francese Emmanuel Macron, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e il premier Mario Draghi. Per problemi di agenda alla fine solo Macron e von der Leyen si sono sentiti. Ma qualcosa si sta muovendo, anche perch a Berlino in molti sono rimasti spiazzati dalla reazione idrofoba in molte capitali al piano da 200 miliardi (spendibili nei prossimi due anni e mezzo, non tutti subito). Quel progetto dimostra che l’improvvisazione non sempre un’esclusiva romana. Gioved scorso Scholz e il suo ministro delle Finanze, Christian Lindner, avevano soprattutto premura di annunciare una svolta abbastanza plateale da far passare inosservato l’umiliante dietrofront, atteso venerd, su una tassa straordinaria sul gas. I due non avevano pensato alle reazioni europee e ora devono rimediare.

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Il dibattito

In questo spazio politico si sono inseriti Paolo Gentiloni e Thierry Breton con il loro intervento pubblicato ieri sul Corriere. Come tassello della reazione alla crisi del gas, i commissari Ue di Italia e Francia propongono di ispirarsi al meccanismo “Sure” per aiutare gli europei e gli ecosistemi industriali. Sure un fondo da 100 miliardi costituito con emissioni di debito della Commissione Ue garantite pro-quota dai governi, utilizzabile per prestiti — non trasferimenti a fondo perduto — per finanziare la cassa integrazione nei Paesi che lo richiedano. Nel 2020, proposto sempre da Gentiloni, serv per le imprese in lockdown e si dimostr molto efficace. Oggi un nuovo Sure da altri 100 miliardi potrebbe servire alle imprese ferme a causa del costo dell’energia e potrebbe essere vincolato a interventi in azienda — per esempio, pi fotovoltaico sui tetti — che aumentino l’autosufficienza energetica. Soprattutto, uno Sure per la crisi del gas darebbe ai mercati il segnale politico che l’Europa reagisce insieme a questa crisi: il rischio di un’altra tempesta sul debito italiano si ridurrebbe.

A Berlino Lindner sembra freddo, ma sa che Scholz non davvero contrario. Lo stesso cancelliere ha parlato di Sure il 29 agosto a Praga come modello di soluzione pragmatica in Europa, ora e in futuro. Il tema sta dunque tornando in agenda, con una cautela: palesemente farebbe comodo soprattutto all’Italia, il pi fragile fra i Paesi indebitati, ma gli altri leader europei vorranno verificare le posizioni di Giorgia Meloni come premier. A novembre per esempio i governi dell’Ue dovranno votare sul congelamento dei fondi europei all’Ungheria per corruzione e violazione dello Stato di diritto. In estate gli europarlamentari di Meloni si erano opposti all’idea di colpire il governo illiberale di Viktor Orbn. Presto, anche la loro leader dovr affrontare quel test.

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