«Il tetto al prezzo del gas? Può ritorcersi contro l’Europa»- Corriere.it

Il premier norvegese Støre: «Il tetto al prezzo del gas? Può ritorcersi contro l
Il premier norvegese, Jonas Gahr Store (Ap)

Secondo Eurostat, la Norvegia ha esportato gas in Europa per due miliardi di euro nel 2020, sei miliardi nel 2021 e dieci miliardi solo nella prima metà del 2022. Quindi si avvia a decuplicare i profitti del gas. Per il petrolio, si prevede una crescita di cinque volte, fino a cento miliardi. Il Corriere della Sera, con un gruppo ristretto di grandi giornali europei, ne parla con il premier di Oslo, Jonas Gahr Støre.

Primo ministro, alcuni dicono che state approfittando della situazione creata dalla guerra di Vladimir Putin…
«Il contributo più importante che la Norvegia può dare all’Europa è produrre e esportare gas, preferibilmente in aumento. Non è il governo norvegese a vendere il gas. Sono le compagnie, norvegesi ed europee, a cui sono state concesse licenze sulla piattaforma continentale norvegese in conformità con le regole pubbliche. E l’export verso l’Europa è aumentato dell’8-10%, circa 100 terawattora in più. Senza questo aumento, i prezzi sarebbero stati ancora più alti. Non è la Norvegia a fissare i prezzi sul mercato europeo, né le compagnie, né il governo. I prezzi sono il risultato della carenza di gas. Sono il risultato della guerra di Putin».

La Norvegia è un vincitore economico di questa guerra?
«Non ci sono vincitori in una guerra. Ci sono fondamentalmente perdenti da tutte le parti».

Molti Paesi europei soffrono sotto il peso dei prezzi…
«Non è nel nostro interesse avere prezzi del gas così elevati e volatili. Influenzano anche i prezzi dell’elettricità nel mio Paese, aumentati fino a dieci volte. E la maggior parte dei norvegesi riscalda le case con l’elettricità. In secondo luogo, la crisi che sta colpendo l’industria europea non ci aiuta certo, perché la maggior parte dell’industria norvegese collabora con i nostri vicini. Si tratta di nostri alleati e partner e certo non siamo felici che ci siano tensioni sociali in questi Paesi. Lavoriamo quindi con i nostri partner per facilitare le esportazioni di gas. Incoraggiamo le aziende a valutare contratti a lungo termine, che contribuiscano a stabilizzare i mercati».

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Anche le sanzioni occidentali creano prezzi elevati?
«Spetterà agli storici giudicare in che modo le sanzioni abbiano realmente agito sull’economia russa. Ma imporre sanzioni severe è giusto. È una misura corretta da parte dell’Europa per rispondere all’aggressione russa e la Norvegia ha seguito ogni pacchetto dell’Unione europea. Naturalmente le sanzioni hanno conseguenze in entrambe le direzioni, ma il peso maggiore lo sopporta il popolo ucraino che viene quotidianamente aggredito. Dobbiamo quindi fare ciò che serve per sostenere l’Ucraina e appoggiare le sanzioni contro la Russia».

Con i suoi extra-profitti, la Norvegia dovrebbe aumentare il suo sostegno all’Ucraina?
«Abbiamo la responsabilità di assistere l’Ucraina. Abbiamo impegnato un miliardo di euro per l’Ucraina su quel che resta del 2022 e sul 2023, per il sostegno umanitario, economico e militare. E lavoriamo attraverso la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo per aiutare l’Ucraina a fare stoccaggio di gas».

Come reagirebbe se l’Unione europea decidesse un tetto ai prezzi del gas?
«Dobbiamo lavorare insieme affinché il mercato operi in modo da garantire la fornitura e la corretta distribuzione del gas. La Norvegia è il principale fornitore, ma c’è anche il gas liquefatto che viene dagli Stati Uniti e dal Golfo. Rispettiamo il fatto che l’Europa stia valutando come regolare i mercati nel modo migliore. Ci limitiamo a sconsigliare misure che potrebbero avere effetti contrari, aumentando la domanda di qualcosa in cui c’è scarsità e un’offerta limitata».

Sta dicendo che un tetto al prezzo potrebbe ritorcersi contro chi lo impone?

Con i partner europei, avete parlato di contratti a lungo termine per controllare i prezzi. Come si concilia questo con la transizione verde che punta a eliminare il gas?

«Non c’è contraddizione tra i contratti a lungo termine per il gas e gli obiettivi climatici. Il gas sarà una risorsa essenziale nella transizione dell’Europa verso le energie rinnovabili. Per questo motivo investiamo in tecnologie come la cattura e lo stoccaggio della CO2. Il gas può essere una risorsa unica per produrre idrogeno e produrre elettricità senza emissioni».

C’è la Russia dietro l’incidente sul Nord Stream?

«Si è trattato chiaramente di un sabotaggio. Quanto al ruolo della Russia, non intendo fare speculazioni. In qualità di grandi produttori di petrolio e gas fin dai primi anni ‘70, la sicurezza per noi è sempre stata fondamentale e ora siamo più vigili che mai. La marina norvegese e le forze alleate hanno aumentato il pattugliamento attorno agli impianti, in aria e in mare. Abbiamo osservato droni sospetti intorno alle nostre piattaforme, che ora vengono monitorate attentamente. È molto importante anche rafforzare la cyber-security».

La Norvegia sta facendo grandi investimenti nella cattura, nel trasporto e nello stoccaggio del carbonio. Perché?
«Non c’è alcuna possibilità per il mondo di raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi e per l’UE di raggiungere i suoi obiettivi Fit-for-55 senza la cattura e stoccaggio della CO2. Esistono settori industriali con emissioni difficili da abbattere, cemento e rifiuti ad esempio, che possono ridurre, ma non eliminare, le emissioni di CO2. Dovranno quindi catturare la CO2 e depositarla in modo sicuro, non nell’atmosfera, ma nel sottosuolo. Durante la transizione energetica vivremo con i combustibili fossili e ora abbiamo l’opportunità di liberarci della CO2 nel sottosuolo o sotto il fondo del mare in depositi sicuri. Stiamo lavorando alla catena di valore completa anche per il trasporto e stoccaggio. Sulla costa occidentale della Norvegia, abbiamo ora un sito industriale completo che sarà presto pronto per raccogliere la CO2 da un cementificio, da un impianto di trattamento dei rifiuti a Oslo e dal settore dei fertilizzanti nei Paesi Bassi. I tre impianti insieme producono una quantità di CO2 sufficiente per essere trasportata via nave in questo sito. Quindi una conduttura lunga cento chilometri porterà la CO2 sulla piattaforma continentale per stoccarla in un serbatoio a 2-3.000 metri sotto il fondale marino. Per me questo è l’inizio di qualcosa di molto grande. Presto potremo stoccare fino a due milioni di tonnellate di CO2, con la prospettiva di arrivare a cinque. I giacimenti del Mare del Nord hanno probabilmente abbastanza spazio per stoccare la maggior parte della CO2 europea per molti decenni».

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