Imen Jane un’altra Malika con velleità intellettuali

C’è un demi-monde progressista che non si stanca di trovare icone in cui rispecchiarsi; degne in quanto insopportabili e cialtronesche. Il demi-monde odioso, tutto valori teorici e disonestà morale, sforna eroi ed eroine a ciclo industriale e se le tiene anche una volta sputtanate: vedi il caso di Malika, la ragazzina di origini esotiche impancata a martire a costo di una disinformazione miserabile: cacciata dalla famiglia in quanto lesbica, si disse, senza specificare che la famiglia era di origini musulmane. Il radicalismo chic la esalta, la copre di soldi, 150mila euro per consolarla e lei invece che in opere sociali, come promesso, le investe in se stessa: una Mercedes da 20mila euro, sull’unghia, un cane di razza da 2500; a chi le fa notare che somiglia molto a una truffa lei ride in faccia: “Sono beni di prima necessità, come spendo i miei soldi sono affari miei”. I suoi soldi. Intanto sta uscendo di tutto: non discriminata, non povera, non abbandonata e forse neanche lesbica visto che in una foto sui social sta avvinghiata a un maschio commentando banalità sull’amore. Dice un fratello: sapevo che sarebbe finita così, per i soldi Malika fa qualsiasi cosa, le è sempre piaciuta la bella vita, voleva andare a “Uomini e Donne”. Nessun dubbio che, alla maniera di Cesare Battisti, il terrorista in fama di capro espiatorio, reo confesso di 4 omicidi dopo 40 anni, ma lo stesso tenuto come innocente, anche Malika resterà come la perseguitata, anche se è una volgarissima cacciatrice di dote, una Wanna Marchi del gender.
Ma il demi-monde dei migliori, che poi sono pessimi, non si scompone e ricicla anche tale Imen Jane, che parrebbe l’eroina di un pornofumetto e invece è reale, carne e fuffa, anche se del fumetto ha ancor meno credibilità. Chi è Imen Jane? È un’altra Malika con velleità intellettuali. Giovane, antipatica, radici marocchine, laureata in Economia, forte propensione a salire in cattedra, cacciatrice di bugie dei sovranisti infami: il curriculum perfetto per il PD che non se la lascia sfuggire, la candida al Comune di Cassano Magnago, quello di Bossi. Imen non si chiama così, si chiama Iman Boulaharajane ma si sceglie il nome d’arte, vagamente hard, per fare la influencer su Instagram. E così diventa amica dei potenti e santa in processione del demi-monde, fino alla foto col presidente Mattarella: un esempio, la giovane esotica che ce la fa con lo studio e la competenza. A fare i soldi, senz’altro: lancia una società in forma di pagina social, alla Chiara Ferragni, fioccano consulenze, perché Imen punta un target preciso, molto giovane: invece che ciabatte, reclamizza finanza: ma finisce a un convegno di Goldman Sachs, quanto a dire la quintessenza della lotta di classe, e qualcuno s’accorge che dice cazzate e le dice pure male, in linguaggio da Millennial. Chi capisce tutto, anche perché tempestivamente informato, è Dagospia – e quando Dagospia ti mette nel mirino, tu salti, non importa chi sei. Dagospia scoperchia altarini da miserabile: nessuna laurea in Economia, tutto un cumulo di balle, la cacciatrice di bufale è una bufala lei stessa, è riuscita a ingannare il mondo e adesso, messa alle strette, prima sparisce, poi chiarisce, si fa per dire: “Sento di voler chiudere un cerchio che avevo aperto ma a un certo punto avevo messo da parte per seguire i miei stimoli”. E una venditrice di alghe così sarebbe l’esempio per i giovani consacrato da Mattarella? Ma il presidente, che avrebbe almeno il dovere di una ramanzina, se non di scusarsi pubblicamente, non fa una piega.
Così come non la fa il demi-monde di fronte all’ennesima cantonata. Se no che demi-monde è? Prima regola classista, mai riconoscere il ridicolo; avanti come sempre di fronte ai Ferragnez emblemi del riscatto sociale, alle Malika che si è fumata 150mila euro e adesso frigna alla persecuzione, come non la fece al cospetto di quel mediocre riciclatore di prose altrui che risponde al nome di Roberto Saviano (certificato plagiatore dalla Cassazione), e ci si può sbizzarrire, di falsi eroi con la spocchia il bel mondo degli antirazzisti con servitù filippina ne fabbrica a un soldo la dozzina. Fino alla Imen Jane che ha continuato imperterrita a elargire lezioni tra una sponsorizzazione e l’altra su Instagram, perché quello che interessa a questi piccoli soggetti truffaldini è una e una sola cosa: soldi, soldi, vogliono solo soldi, sono qui solo per i soldi. E così, poche ore fa, la falsa economista è tornata alla sua vera natura: in vacanza a Palermo, perché la pubblicità più o meno occulta rende, specie se la ammanti di valori usurati, ha trattato da sguattera una commessa, si è fatta servire come una nobile e poi le ha detto che è una poveraccia perché guadagna 3 euro all’ora anziché 30. molto sinistra inclusiva, Imen Jane sa di cosa parla, lei guadagna un botto senza lavorare, perché quello che fa è un altro mestiere e si chiama imbonitore. Si è inabissata per un po’, poi è tornata a galla esattamente come prima e il demi-monde neanche una piega, al grido: sarà anche una farlocca, ma è la nostra farlocca. È un mondo che non ha niente tranne il blasone, di gente che non sa fare niente e niente tranne sperperare le sostanze di famiglia; ha bisogno di esempi nei quali riconoscersi, ha bisogno di piccola gente di pessimo gusto così da poter dire: la nostra razza non si estinguerà mai. Una grande parte di responsabilità ce l’ha anche l’informazione, ma l’informazione stessa è demi-monde, giornalisti a tariffa pagati per svergognare il nemico e esaltare il protetto a costo di assecondarne le falsità. Imen Jane, finta laureata, incompetente, arrogante, è una economista di se stessa, una che ha imparato come si diventa ricchi, che poi è sempre il solito modo dalla notte dei tempi. Ma l’inno nazionale del demi-monde non è Contessa di Pietrangeli e non è l’Internazionale, è la canzoncina di Ombretta Colli, “facciamo finta che tutto va ben tutto va ben, facciamo finta che tutto va ben”

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