Imprenditore arrestato per autoriciclaggio

Giovedì 25 agosto la Guardia di Finanza di Modena ha arrestato un imprenditore di Mirandola, rintracciato nella suite di un albergo a cinque stelle della costa romagnola, dove abitava stabilmente da oltre un anno: l’uomo è accusato – insieme ad altre tre persone indagate – di indebite compensazioni, dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici, omesso versamento dell’Iva, autoriciclaggio, falso in bilancio e sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte.

Le indagini sul suo conto sono scattate nel settembre del 2020, dopo alcune segnalazioni della Banca d’Italia relative a operazioni sospette. Gli accertamenti hanno consentito al nucleo di polizia economico-finanziaria di Modena di accertare come gli indagati, sfruttando l’agevolazione fiscale Ace (Aiuto alla crescita economica, introdotto per favorire il rafforzamento della struttura patrimoniale delle imprese) e alterando la documentazione societaria e le dichiarazioni fiscali della holding del gruppo (composto da almeno quattro imprese, tutte riconducibili all’indagato e di fatto da lui stesso amministrate), fossero riusciti a generare un credito di imposta fittizio quantificabile in ben 24 milioni di euro attraverso l’artificioso conferimento di circa 10 miliardi di euro in “buoni-lavoro” (voucher), strumento finanziario non riconosciuto dagli organi di vigilanza e privo di alcun valore economico.

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Il credito d’imposta così creato veniva poi utilizzato per abbattere il debito tributario verso l’erario dovuto dalle società riconducibili all’imprenditore mirandolese. L’analisi della documentazione societaria e bancaria eseguita dai finanzieri delle Fiamme Gialle modenesi ha permesso di ricostruire due operazioni di autoriciclaggio per circa 2,5 milioni di euro complessivi, architettate dall’imprenditore attraverso il trasferimento di una parte del credito d’imposta fittizio ad altre due società (gestite di fatto sempre dalla medesima persona) per la capitalizzazione delle stesse.

Nonostante questo giro d’affari l’imprenditore arrestato, nell’ultimo quinquennio, aveva presentato solo le dichiarazioni per gli anni d’imposta 2017, 2019 e 2020, indicando peraltro redditi pari rispettivamente a 24.000, 42.000 e 31.000 euro e versando di conseguenza soltanto 9.000 euro di imposte in tutto.

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