In Germania mancano almeno 150mila operai specializzati. Per la Confartigianato la causa è l’istruzione: troppi giovani nelle università

La Germania ha necessità urgente di operai e tecnici specializzati, agli uffici di collocamento sono ufficialmente aperte 150mila offerte e la Confartigianato tedesca (Zdh) ritiene le esigenze siano ancora più ampie (almeno 250mila lavoratori), perché non tutte le aziende ricorrono al collocamento. Il problema, indica il presidente di Zdh Hans-Peter Wollseifer, è che il numero degli studenti cala e la maggioranza predilige sempre una formazione universitaria a una professionale. Per questo propone che l’istruzione professionale venga promossa in tutte le scuole generaliste e nei ginnasi e venga equiparata per legge agli studi universitari. Il ricambio è ancor più impellente per via dei tanti artigiani alla soglia della pensione. Argomenti che Wollseifer ha avuto modo di intavolare con il ministro dell’Economia Robert Habeck (Verdi) mercoledì all’apertura della Fiera internazionale dell’artigianato Ihm a Monaco di Baviera. Ma anche col cancelliere Olaf Scholz venerdì nell’incontro con gli operatori economici.

La politica ha tutto interesse ad ascoltare l’allarme degli artigiani perché i traguardi del governo, senza adeguata manodopera, rischiano di fallire in molti settori. Devono essere costruiti 4 milioni di appartamenti e rinnovati almeno altri 2 milioni all’anno per arrivare a far sì che tutti i circa 43 milioni esistenti in Germania siano clima-neutrali entro il 2040. Poi ci vogliono pannelli solari sui tetti, pompe di calore per il riscaldamento, colonnine di carica per le vetture elettriche e impianti eolici. Senza dimenticare la loro manutenzione. “Questo lo fanno gli artigiani, sono irrinunciabili per tutti questi compiti per il futuro”, sottolinea la Confartigianato tedesca.

In Germania sono registrate un milione di aziende artigiane con circa 5,6 milioni di addetti, vale a dire circa il 12% di tutti gli occupati. Con un giro di affari annuale di 600 miliardi di euro superano l’industria automobilistica, che arriva a 400. Gli artigiani danno istruzione professionale a circa 360mila apprendisti all’anno, il 29% di tutti i giovani avviati al lavoro. Una formazione professionale dura tra i 2 ed i 3,5 anni e secondo dati provvisori dell’Ufficio statistico nazionale nel 2021 interessava 359.981 scolari (il dato definitivo sarà diffuso solo in agosto/settembre). L’anno scorso i 132.129 nuovi contratti di formazione artigianale stipulati sono stati 2.000 in più rispetto all’anno precedente, nel quale la pandemia ha iniziato a dilagare, ma erano rimasti comunque 18.800 posti vacanti. Secondo la Confartigianato, c’erano 33.705 posti liberi anche a maggio di quest’anno. Allo stesso tempo gli universitari, lamentano, erano invece 2.700.000.

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Anche se le commesse fioriscono, turismo, gastronomia, e servizi hanno ripreso a crescere e la pandemia è stata rintuzzata, sono oggi l’inflazione e la carenza di collaboratori a gravare sugli affari. Aumenti di costi energetici e per materie prime scarse, non possono essere interamente girati sui clienti. Lo Zdh indica che un terzo delle aziende non può affatto trasferire i costi suppletivi ai committenti e due terzi solo in parte. Questo incide sui guadagni che possono essere in perdita rispetto al prezzo contrattato. L’Associazione degli industriali (Bdi), la Camera di commercio di datori di lavoro ed industria (Dihk), e la Confartigianato hanno chiesto un accorciamento dei tempi a pochi mesi per pianificazioni e concessioni di nuove infrastrutture. Gli artigiani vorrebbero che venisse anche scongiurato l’aumento dello 0,3% per le casse malattia che si traduce in 5 miliardi per tutta la categoria. “Più a lungo dura la guerra e le sanzioni ad essa legate, più continua la strategia zero Covid in Cina, più le catene di rifornimenti sono stravolte”, ha detto il presidente della Camera degli artigiani bavarese e membro della Csu Franz Xaver Peteranderl. “Le opere edili non potranno essere realizzate nei tempi e ai costi concordati”, ha aggiunto. Con l’inflazione elevata i clienti spesso riducono la spesa: magari rinunciano a tappezzare e decidono di imbiancare solamente.

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Dopo tre anni di sospensione per il Covid, la IHM è ripartita con 650 espositori in cerca di contatti con la clientela, ripresentando la sezione “Young generation” dove provare e conoscere i mestieri e una nuova area dedicata all’artigianato alimentare. A dimostrazione del bisogno di nuove leve, alla fine del 2021 la Confartigianato tedesca rilevava attese in media da 9 a 13 settimane per la semplice riparazione di una finestra. Michaela Steinhauser dello Zdh spiega a ilfattoquotidiano.it che “è diffusa l’idea errata che i diplomati e le diplomate di una formazione artigianale guadagnino poco o meno dei laureati”. Al contrario “studi provano che i redditi di un artigiano sono allo stesso livello delle professioni accademiche. Inoltre, in quasi nessun altro settore economico si può diventare già da giovani padroni di sé stessi e guidare una propria officina.” Lo Zdh conia slogan per promuovere i percorsi di formazione e lancia nuovi mestieri, mostra le possibilità di carriera nel futuro. Alla Confartigianato c’è un consigliere per l’istruzione e in rete tutti i mestieri e le corrispondenti strade di apprendimento, il tutto affiancato già da più di dieci anni da una campagna pubblicitaria.

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Hubertus Heil (Spd), ministro del Lavoro alla seconda legislatura, riconosce che è necessario fare conoscere la modernità del lavoro artigianale e a partire dalla quinta/sesta classe offrire un orientamento che illustri la formazione duale. Per questo si è impegnato a interventi per l’ulteriore aggiornamento professionale. L’industria stessa ha attinto specialisti dagli artigiani, ammette, “c’è molto lavoro da fare, elevare il potenziale nazionale a cominciare dalla politica di istruzione. 50mila giovani lasciano ogni anno le scuole senza un diploma, c’è carenza di operai specializzati e al contempo 1,3 milioni di persone tra i 20 ed i 30 anni senza una formazione. È un compito comune per l’economia e lo Stato”. Molti strumenti in effetti esistono però già da anni, promossi anche dal ministero dell’Istruzione, ma non hanno scongiurato le carenze attuali.

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