Inchiesta ‘Koala’, gli acquirenti di crack e cocaina cedevano la card del reddito per pagare i debiti

Durante il primo arresto di Gaetano Rizzo, detenuto per spaccio presso il carcere di Caltagirone, i carabinieri hanno sequestrato in casa sua un libro mastro in cui erano annotati i nomi dei clienti che acquistavano droga a credito. Quando la gestione di questa contabilità è passata in mano alla compagna Lorena Livio – adesso arrestata per detenzione ai fini di spaccio di cocaina nell’ambito dell’inchiesta “Koala” – i nomi dei debitori cominciano ad essere annotati anche su un telefono cellulare e le “palline” consegnate a domicilio nel territorio di San Giovanni La Punta. Puntuali i richiami per chi faceva lievitare eccessivamente le somme.

I debitori cedevano “in pegno” la card del reddito di cittadinanza 

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, che hanno trovato una lunga lista di alias e nominativi al momento dell’arresto della donna, molti dei clienti che acquistavano crack e cocaina utilizzavano in maniera diretta il reddito di cittadinanza per saldare il conto. Questa ipotesi investigativa trova riscontro nelle intercettazioni ambientali: diversi tossicodipendenti avrebbero affidato la loro carta ricaricabile alla Livio, che così avrebbe potuto provvedere a trattenere la somma dovuta in maniera diretta, al momento della ricarica effettuata  dallo Stato. Eccone un esempio. E’ il 25 marzo del 2021. Lorena Livio e Nicola Crisafi detto “bummitta” (anche lui raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere) discutono tra loro durante la consegna di una dose di crack ad un acquirente, che li prega di lasciargli i “soldi della posta” e di tenersi tutti gli altri presenti sulla carta ricaricabile, lasciata come pegno.

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Un cattivo pagatore propone un baratto con la mannite

C’è poi chi prova a proporre una sorta di baratto, sperando di avere uno sconto sul totale a tre cifre. Uno dei clienti incontrati nella serata del 21 aprile a San Giovanni La Punta da Lorena Livio sembrerebbe aver reso in passato alcuni “servizi”, come quello di preparare il crack “cucinando” la cocaina per poter ottenere anche dalle partite meno pregiate un prodotto da fumare più a buon mercato, ed in grado di indurre una dipendenza ancora più devastante rispetto alla cocaina, chiamata con il nome in codice di “cosa”.

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