Inflazione, Ministro Orlando: ”taglio alle tasse sul lavoro non basta, serve salario minimo e rappresentanza”

Assente all’evento dei Giovani imprenditori di Confindustria, il Ministro del Lavoro Andrea Orlando sceglie il quotidiano Avvenire di oggi in edicola, per dire la sua sulla proposta del taglio al cuneo fiscale e questione salariale che sembra mettere d’accordo proprio tutti, partiti, sindacati, mondo delle imprese.

Non basta il taglio al cuneo fiscale, dice, occorre una legge sul salario minimo che dia valore ai minimi stabiliti dai ccnl e allo stesso tempo rivedere le regole sulla misurazione della rappresentatività delle organizzazioni che firmano i ccnl.

“Sul tavolo – scrive – c’è una norma che attui l’art. 36, primo comma, della Costituzione, in tema di retribuzione proporzionata e sufficiente. Secondo questa ipotesi, la retribuzione può essere individuata nel trattamento economico complessivo non inferiore a quello previsto dal Ccnl stipulato dai sindacati comparativamente più rappresentativi sul piano nazionale. Si tratta di una proposta che assume e recepisce l’orientamento prevalente nella giurisprudenza, anche costituzionale e che prende spunto dal Patto della Fabbrica del 2018.
È una proposta che fa leva sui risultati migliori della contrattazione. Un vantaggio di questa ipotesi è quella di sospendere la dialettica, presente anche nel movimento sindacale, tra chi ritiene necessario un minimo salariale legale e chi lo ostacola vedendo in esso un ulteriore colpo alla contrattazione. Un accordo su questo, poi, può essere un passo verso una disciplina più organica che nasca da ulteriori accordi in grado di definire le regole per misurare la rappresentatività dei soggetti sociali e la modalità di rinnovo dei contratti, alla luce dell’attuale dinamica inflattiva, definendo anche regole adeguate a stimolare la tempestività dei rinnovi. Legare la riduzione del cuneo fiscale a questa pluralità di interventi significa garantire da un lato che l’alleggerimento fiscale non si risolva in una misura isolata che rischia di essere progressivamente cancellata dall’andamento negativo dei salari, e dall’altro offrire strumenti alternativi agli adeguamenti automatici che, come abbiamo sperimentato in passato, rischiano di produrre effetti inflattivi fuori controllo con pesanti conseguenze nelle fasce più basse di reddito”.

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