Interstellar: la Terra e la Pentadimensionalità che fa sognare

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Nel XXI secolo la Terra è inospitale, domina la post-verità e l’umanità vive di agricoltura, ma la sete di conoscenza dell’uomo non si arrende. Un gruppo di astronauti verrà fatto viaggiare dalla NASA attraverso la pentadimensionalità alla ricerca di un nuovo pianeta che possa ospitare il genere umano.

Interstellar: la trama e la gestazione del film

La Terra e l’umanità sono in pericolo, l’unico sostentamento è l’agricoltura, cui si dedicano tutti gli abitanti del pianeta, ma continue tempeste di sabbia mettono a rischio interi raccolti e quindi la vita. Vediamo la casa di campagna in cui vive e lavora Joseph Cooper (Matthew McConaughey) ingegnere ed ex pilota della NASA, insieme alla sua famiglia: il suocero Donald (Jhon Lithgowe) e i suoi figli, Tom (Casey Affleck) e la dodicenne Murphy (Jessica Chastain). La più piccola della famiglia, ribelle, intuitiva e un prodigio della matematica, osserva degli inspiegabili fenomeni come la caduta ritmica di libri e oggetti dalla libreria della sua camera e si convince che sia infestata da un fantasma, che cerca di comunicare con lei. Durante una delle tante tempeste di sabbia suo padre intuirà che il segreto del messaggio espresso in codice binario sono delle coordinate. Localizzato il luogo fisco, Cooper e Murph si recheranno sul posto e scopriranno un progetto più grande di loro gestito dalla NASA per salvare l’umanità viaggiando attraverso la pentadimensionalità. O per lo meno così sembra…

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Interstellar è stato prodotto nel 2013 dalla Warner Bros., ma la sua gestazione non è stata semplice. Nel 2006 la Paramount Pictures annuncia la sua realizzazione e insieme la regia di Steven Spielberg, ispirata al trattato del fisico teorico Kip Thorne, ma la realizzazione effettiva arriverà solo nel 2013. La regia verrà affidata a Christopher Nolan che deciderà di lavorare con suo fratello Jonathan Nolan alla sceneggiatura, già ispirata alla teoria di Thorne dei viaggi attraverso i wormhole.

Interstellar e il paradosso dei gemelli

Sin dagli albori l’uomo, guardando il cielo, si è interrogato su grandi interrogativi e questi hanno animato la filosofia, l’astronomia, la fisica, in generale le Scienze. Ma da anni si è aggiunto un altro grande interrogativo alla già vasta gamma. Qualora la Terra si dimostrasse inospitale, qualora esaurissimo tutte le risorse a causa del nostro iper-sfruttamento del Pianeta sul quale siamo ospiti, potrebbe esserci un altro luogo in grado di ospitare l’uomo? Questa è la domanda che percorre Interstellar e che a bordo dell’Endurance, attraverso un cunicolo spazio-temporale (wormhole), ci proietta in un viaggio nello Spazio penta-dimensionale.

Come trascorre infatti il tempo nello spazio, quando ci si allontana dalla Terra e si lascia quindi il proprio sistema di riferimento spazio-temporale? La teoria della relatività di Einstein e quella della dilatazione dei tempi di Lorentz, ci portano a sostenere come lo scorrere del Tempo su una nave spaziale che si allontana dalla Terra a velocità relativistiche, risulti più lento. Un ipotetico astronauta che torna da un viaggio interstellare sarà invecchiato meno di un suo gemello o di chiunque sia rimasto sulla Terra, proprio come avviene in Interstellar. Ma le cose non sembrano essere così semplici né”lineari” per la fisica. Il paradosso nasce dall’apparente simmetria tra i due sistemi di riferimento, che tuttavia non sono uguali. Se un sistema è infatti accelerato (quello dell’astronauta-gemello che viaggia nello spazio), l’altro è invece inerziale-statico (quello del gemello-astronauta che rimane sulla Terra).

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La Pentadimensionalità che fa sognare il pubblico

Sebbene ad oggi la teoria del Tempo in Fisica non confermi lo scorrere del Tempo così come viene rappresentato in Interstellar, tuttavia ciò che fa sognare il pubblico non sono solo le sue immagini dilatate dello Spazio, ma anche la possibilità di viaggiare in sistemi di riferimento non tridimensionali. La scansione del tempo viene data da un robot e dall’inesorabile proseguire del viaggio, ma il Tempo così come l’essere umano lo concepisce, lì nello Spazio non esiste.

La resa in pellicola di questa sospensione e non linearità classica del tempo viene data dalla colonna sonora di Hans Zimmer. Sul pianeta Miller, ad esempio, ogni secondo corrisponde a sette anni trascorsi sulla Terra e quando il gruppo di astronauti è su questo pianeta, nella colonna sonora sentiamo un “click” ogni 1,25 secondi, quindi in 60 secondi sentiamo 48 click. Lo spettatore, viene proiettato in uno spazio penta-dimensionale che quasi fa fatica a concepire e che dimostra la limitatezza e la finitezza del punto di vista dell’uomo, legato al qui-ed-ora.

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Francesca Romana Negro

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