Italia Viva: noi non viviamo di rancori personali

In vista delle elezioni politiche 2022 del 25 settembre, il centrosinistra cerca ancora un accordo definitivo. Le posizioni però di Carlo Calenda, leader di Azione e Fratoianni (Sinistra Italiana) sembrano inconciliabili. In mezzo c’è Enrico Letta che proverà a riunire tutti sotto una stessa bandiera per non perdere “a tavolino” le elezioni contro il centrodestra. Dai Verdi di Bonelli è arrivato invece un via libera al patto col Pd mentre Sinistra Italiana voterà oggi nell’assemblea di partito. Nel centrodestra Giorgia Meloni in un’intervista a Fox parla di una sua possibile premiership: «La prima donna presidente del Consiglio in Italia». Salvini ipotizza già i primi nomi per i suoi ministri.

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Elezioni politiche 2022, la diretta

Ore 13.30 – La proposta programmatica di SI dovrà partire «dal contrasto all’energia fossile a vantaggio di quella rinnovabile; dalla dignità, stabilità e giusta remunerazione del lavoro; dal rilancio del ruolo economico dello Stato; dall’estensione del welfare, compreso il reddito di cittadinanza; dalla legalizzazione di cannabis e eutanasia, dalla promozione dell’uguaglianza di genere; dall’impegno per la pace, il disarmo e il taglio della spesa militare». È quanto approvato dall’Assemblea nazionale di Sinistra Italiana.

Ore 13.25 – «L’Assemblea Nazionale di Sinistra Italiana da mandato al Segretario Nazionale e alla Segreteria di verificare la possibilità di stringere un accordo con il Partito Democratico sui collegi uninominali, tale da contrastare con la massima efficacia possibile la forza elettorale della coalizione di destra; di lavorare perché tale accordo sia esteso anche al M5S, e porti alla candidatura di importanti personalità del mondo del lavoro, della cultura, dell’associazionismo e dei movimenti democratici, progressisti ed ecologisti». È quanto approvato dall’assemblea di Sinistra Italiana con il 61% di voti favorevoli, il 5% di astensioni.

Ore 12.30 – «Oggi il Pd attacca violentemente Matteo Renzi. Noi facciamo politica e non viviamo di rancori personali: pensiamo che la strategia di Letta sia un regalo alla Meloni. Ma ne parleremo il 26 settembre. Per adesso buona campagna elettorale. Anche a chi ha gli Occhi Di Tigre». Lo scrive su Twitter Italia Viva, postando il video di una tigre che cerca di catturare un volatile, ma senza riuscirci. Occhi di tigre è uno slogan usato da Letta per definire lo spirito con cui i candidati Pd devono affrontare le elezioni.

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Ore 11.40 – «Insomma sono già separati in casa. Si presentano insieme solo per odio verso il centrodestra e per non mollare le poltrone. Non è quello che serve all’Italia: la nazione non può rimanere ostaggio delle loro liti interne e della loro bramosia di potere». Lo scrive su Twitter la leader di FdI, Giorgia Meloni.

Ore 11.30 – «Oggi, forse per rosicchiare qualche margine di visibilità in più, Matteo Renzi trova il tempo e l’audacia di dare lezioni al Partito Democratico. Quello stesso partito che, prima di scappare sulla sua personale scialuppa, da segretario ha tentato di affondare lasciando macerie, lacerazioni e un 18% da guinness dei primati negativi. Non stupisce che praticamente la totalità degli elettori e dei militanti del Pd abbia maturato un giudizio durissimo, senz’appello, su di lui e sulla sua parabola politica». Lo fanno sapere Fonti del Nazareno.

Ore 9.45 – La coalizione di centrosinistra è «in piena confusione» e «a alla mia età posso permettermi di segnalarlo, è un grave errore. Questa coalizione ha la possibilità di esprimere un riferimento convinto nel presidente Draghi, invece si stanno dividendo con un meccanismo autodistruttivo che lascia senza parole». Lo dice – in un’intervista al Messaggero Bruno Tabacci, per il quale «è evidente» che con veti e attacchi reciproci la coalizione salta: «Calenda, un istante dopo aver siglato l’accordo elettorale con il Pd, ha detto che da quel momento in poi avrebbe attaccato solo la destra. Invece non è così. Ha tante energie, le dedichi a contrastare gli avversari nell’altro campo». Gli viene chiesto se sospetta che Calenda si sia pentito e voglia tornare al progetto del Terzo polo centrista. «Mi limito a osservare – risponde – che così non si fa la coalizione, ma la si distrugge. Ed è una cosa che mi addolora». Secondo Tabacci, inoltre, escludere i leader dai collegi uninominali è un errore: «Da un punto di vista della tecnica elettorale e della sostanza politica i collegi uninominali sono il paradigma di una coalizione» e «se viene negato (com’è avvenuto) ai leader di candidarsi nei collegi uninominali, di fatto la coalizione non c’è». «Mi trovo in grave disagio – conclude – Avevo pensato che queste elezioni fossero contendibili grazie a una alleanza larga che facesse riferimento a Draghi. Potrebbero esserlo ancora, ma serve subito un’inversione di tendenza».

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Ore 9.00 – «Credo che il motivo per cui Letta abbia parlato con tutti tranne che con noi sia legato a piccole vendette personali per le vicende del passato. Non si spiega una coalizione che mette insieme storie totalmente diverse che parte da un veto a una e una sola forza politica. Evidentemente Enrico pensava di ferirci nel dire: “Tutti, ma non Italia viva”. Vedendo come sono andate le cose non finirò mai di ringraziarlo. Ci ha restituito uno spazio politico e l’indecoroso balletto di queste ore del centrosinistra mi rafforza nel progetto di non partecipare a coalizione finte e posticce. Correremo da soli». Così Matteo Renzi al Corriere. Sui contatti con Silvio Berlusconi, il leader di Iv spiega: «Non possiamo stare insieme a Forza Italia non solo per il passato, ma anche per il presente. Draghi è andato a casa per l’azione di Conte ma anche per la sfiducia di Salvini e Berlusconi. E questo basta per dire Forza Italia ha commesso un errore clamoroso». Non ci sono le condizioni per un accordo in extremis con il centrosinistra? «No. L’unica cosa che potrebbe accadere è un accordo Pd-Cinque Stelle. Non ha alcun senso politico, ma avrebbe un senso matematico. Anche in quel caso, peraltro, noi andremmo da soli. Letta può fare un accordo numerico contro la Meloni e allora deve imbarcare i grillini. O può fare un accordo politico sull’agenda Draghi, ma allora che c’entra Fratoianni? Mi sembra che la strategia del segretario stia facendo male al Pd. Ma siccome stanno aspettando la direzione delle candidature, stanno tutti zitti e buoni. Si scateneranno dopo la sconfitta, è una tradizione a sinistra».

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Ore 8.30 – «Vedo retroscena complicati. Il punto è semplice. Si vince con una proposta credibile di Governo, molto chiara nel patto firmato con il Pd. Si perde se si aggiunge un patto contraddittorio rispetto al primo con gente che ha sfiduciato Draghi. Lì eravamo, lì siamo rimasti». Così Carlo Calenda su Twitter.

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