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La difficile impresa della Lega al Sud Corre solo in un Comune su dieci

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La Lega resta Nord. O almeno, il rischio alto. Il progetto strategico di Matteo Salvini, quello di trasformare la Lega in partito nazionale, potrebbe subire una seria battuta d’arresto con la prossima tornata di regionali e amministrative. E anzi, proprio il voto nei Comuni, il vero banco di prova dell’innervamento di un partito nei territori, rischia di essere gi perso. Non tanto per il voto popolare, il fatto che al Sud le liste leghiste sono pochine: sulle 376 citt che andranno al voto nelle 8 regioni del Centrosud, Alberto da Giussano comparir soltanto in 36 comuni. E in alcuni casi, ci sar soltanto perch una parte del centrodestra ha rifiutato l’alleanza.

Non aiuta il fatto che, nelle Regioni che andranno al voto il 20 e 21 settembre, i candidati leghisti sono soltanto due: Luca Zaia, che per vince in proprio, e la pisana Susanna Ceccardi che tenta l’aspra sfida nella rossa toscana. Come dire che l’effetto traino del candidato sulla lista non ci sar. Ma questo Salvini lo sa e proprio per questo, almeno alle regionali, punta a fare il pienone dei voti di lista con la sua presenza e la campagna elettorale a perdifiato.

Il bilancio

Insomma, passato un anno soltanto dai fasti dell’estate 2019 ma il momento del bandwagon, l’effetto carrozzone dove il carro quello del vincitore, sembra decisamente impallidito. Non che nessuno voglia pi entrare nella Lega. Eppure, gli ultimi mesi sono stati un stillicidio di abbandoni. Difficile fare il saldo tra entrati e usciti, ma il fenomeno non pi derubricabile a beghe locali cos come stato fatto per mesi. A Bari l’ex capogruppo in Comune Michele Picaro oggi corre per le regionali con Fratelli d’Italia, dopo che 108 leghisti pugliesi avevano scritto a Salvini una dura lettera per lamentare la fine della costruzione di una classe dirigente credibile, preparata ed autorevole. Mentre hanno lasciato la Lega i consiglieri comunali di Monopoli Antonio Rotondo e Francesco Leggiero, cos come il segretario cittadino di Andria Benedetto Miscioscia, l’assessore di Ostuni Luca Cavallo con un consigliere comunale e due vicesegretari cittadini. Anche se la Lega ha convinto il sindaco di Foggia Franco Landella a lasciare Forza Italia-

La competition con FdI

Meno vistoso il fenomeno in Campania, dove hanno lasciato due sindaci del casertano (Luciano Fatigati e Gabriele Piatto) e tutto il gruppo della lega sannita che con Nicola Santamaria passato in blocco a FdI. Ma proprio in Campania, dove il sondaggio pubblicato ieri dal Corriere attribuisce alla Lega soltanto il 3,3% (alle europee dello scorso anno era il primo partito con il 19,2%), vistosa la scarsa presenza della Lega dalla competizione per le amministrative. Il simbolo sar infatti presente in soli sei comuni (su 85): Giugliano, Ariano Irpino, San Nicola la Strada, Pagani, Angri e Cava de’ Tirreni (dove Matteo Salvini di recente stato duramente contestato). In Calabria, ha lasciato la Lega il suo primo consigliere provinciale a Catanzaro, Azzarito Cannella, per aderire a Forza Italia.

Il polo sovranista

Dura anche la corsa in Sicilia, dove almeno un parte del centrodestra ha sbattuto la porta in faccia alla Lega: simbolo non gradito a Enna, Marsala e Milazzo. Mentre ad Agrigento, almeno, Lega e FdI corrono insieme in un polo sovranista. Ma nella citt dei templi hanno lasciato la Lega il commissario cittadino Francesco Di Mare e la consigliera comunale Nuccia Palermo, mentre a Siculiana i salviniani sono stati abbandonati dalla vicesindaco Domenica Galletto.

29 agosto 2020 (modifica il 29 agosto 2020 | 21:24)

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