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La mano di Dio e quel 717

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Mezzogiorno, 28 agosto 2020 – 10:03

Peppino stringe forte nel pugno il foglietto con il suo numero: 717. Sette, come i suoi fratelli. Diciassette, come la sua et. Quel numero gli porter fortuna

di Fortunato Cerlino

Il sole brucia anche l’aria. La mascherina soffoca. L’asfalto sotto i piedi rovente. Peppino stringe forte nel pugno il foglietto con il suo numero: 717. Sette, come i suoi fratelli. Diciassette, come la sua et. Quel numero gli porter fortuna. La fila davanti a lui lunga ma lo altrettanto alle sue spalle. Dopo quattro ore di attesa la porta d’ingresso di palazzo Fondi pi vicina. Peppino calcola che dovr resistere ancora tre ore, ma forse anche due visto che sono in tanti a rinunciare. Vanno via con la coda tra le gambe. Qualcuno invece si indigna, protesta. Manco i cani se trattano accuss!. La verit che non credono abbastanza nel loro sogno. Peppino invece resister, non moller.

Salir su quel palco e racconter la sua storia. Gli daranno una parte in quel film, ne certo. Il grande regista non potr non esserne colpito, verr travolto dalla sua tenacia, dal suo coraggio e determinazione. Non dir subito che ha un tatuaggio sul corpo. Il nome di suo padre in carcere da tre anni. Tony, al centro di un cuore.

Per fortuna quel giorno decise di farsi tatuare solo il diminutivo. Controlla che l’ultimo bottone della camicia sia chiuso. La produzione stata chiara. Niente tatuaggi, niente capelli rasati, niente segni evidenti di chirurgia estetica. Il film ambientato negli anni ottanta. Volto acqua e sapone. Peppino si allenato tutto il giorno precedente davanti allo specchio per cancellare dalla sua faccia la rabbia, la ferocia. Una maschera che nel quartiere in cui abita di vitale importanza. Tutti la portano. Ha faticato molto per costringere i muscoli facciali a distendersi. Il sorriso che ne veniva fuori sembrava pi un ghigno. Lentamente, prima un angolo della bocca, poi l’altro, finalmente riuscito a sorridere. stato strano. Quando ci riuscito ha pianto. Senza capirne la ragione ha cominciato a singhiozzare come un bambino, poi gli occhi gli si sono riempiti di lacrime. Si arrabbiato con s stesso.

Ridi, strunzo! Che cazzo tieni a chiagnere! Ridi!.

Una risata strozzata, a pugni chiusi.

Pepp, tutto a post?, gli ha chiesto la madre bussando alla porta del bagno.

Tutto a post mamm. Vattenne!.

’E frate tuoi fra poco tornano, muoviti ad uscire do cesso… ma tu oggi nun sei sceso a fatic?… Peppino!….

Ma che staje dicenne?, la donna ha cominciato ad agitarsi. La maniglia della porta del bagno ha cominciato a fare su e gi.

Vattenne mamm!, ha urlato Peppino. La rabbia si impadronita di nuovo del suo volto.

Sta stronza!. Con un pugno ha spaccato il portasapone di plastica. Quando sua madre si allontanata ha ricominciato ad esercitare il suo sguardo acqua e sapone.

Sono disposto a cancellarlo dott, mio padre capir. Se mi date una parte so’ disposto a tutto!. Questo dir se dovessero accorgersi del suo tatuaggio. Peppino si ripassa nella testa tutte le domande che il grande regista gli far. Ha una risposta per ognuna.

Perch ti dovrei dare una parte?.

Pecch voi tenete bisogno di me.

Pecch pure io saccio che significa prega’ ogni giorno che ‘a mano ‘e Dio viene a salvarmi ‘a vita. Datemi l’opportunit, e io vi faccio nu gol che Maradona manco se lo sogna.

E po’ basta. Dalle parti mie ‘a laurea nun se magna. Voi di dove siete dott?.

Allora io songo chi napoletano ‘e voi.

Centoquarantasette, urla la ragazza all’ingresso. L’acqua nella bottiglietta finita. Il bar dall’altra parte della strada, ma anche se la fila numerata, Peppino ha paura di lasciare il suo posto. Magari fanno na pausa. ‘O regista esce a fumarsi na sigaretta e mi vede, pensa.

Tu, l in fondo… Che numero hai?.

717, sette come ‘e frate miei, e diciassette comme la mia et.

Entra, voglio vederti subito…. Si pu stare senza bere anche cinque giorni. Peppino lo ha letto su un giornale nel bar dove lavora per cento euro a settimana. Senza mangiare si pu resistere addirittura un mese. Quel giorno alcuni suoi amici gli proposero di fare il palo per un lavoretto facile.

Io nun songo come voi. Io diventer n’attore importante.

E comme addiventi attore? Hai studiato?.

Non ne tengo bisogno. ‘O Padreterno ci tiene a me.

Per questo fai ‘a famme tu e la famiglia tua?.

na prova. Ma vuje sti cose non le potete capire, perci site mariuoli.

Mio padre non tenevo ‘o talento che tengo io. Jatevenne!.

Centoquarantotto. Un giramento di testa. La vista si offusca, le gambe cedono, gli occhi si chiudono. Peppino sente il suo corpo accasciarsi. Una mano dal cielo scende sulla sua testa. Lo carezza. Gli asciuga il sudore. Lo sorregge. Peppino la riconosce, la mano di Dio. Sorride, questa volta senza sforzo.

28 agosto 2020 | 10:03

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