La meglio gioventù, immobilismo e nuove rivolte: tra storia e attualità

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L’Italia dell’immobilismo, delle nuove rivolte che animano gli scontri in piazza, della classe media volenterosa di dimostrare qualcosa in più al mondo e dei giovani, in prima linea per tentare di trasformare davvero le cose.

La meglio gioventù e l’immobilismo delle istituzioni

“Prof: Se ne vada dall’Italia […] è un paese da distruggere, un posto bello e inutile, destinato a morire.”

 Nicola: “Tra poco secondo lei ci sarà un’apocalisse?

 Prof “ Magari ci fosse, almeno saremmo costretti a ricostruire, invece qui rimane tutto immobile, uguale, in mano ai dinosauri…”

Nicola “E perché rimane lei, Professore?”

Prof “Ma come perché, io sono uno di quei dinosauri da distruggere”

Siamo nell’Italia tra gli anni ’60 e gli anni ’90, fervente di idee politiche e assetata di progresso. Nelle famiglie della classe media i ragazzi si iscrivono alle Università e c’è chi come Nicola (Luigi Lo Cascio) farà degli studi la sua vita, fino al lavoro nelle istituzioni “per cambiarle da dentro”; mentre chi, come il fratello Matteo (Alessio Boni), ben presto abbandonerà il fascino delle lettere. Entrerà in polizia alla ricerca di “regole da applicare” senza però mai abbandonare definitivamente la lettura né i libri. Vediamo scorrere immagini della Penisola, passando per Roma, Venezia, Firenze, Torino, Palermo fino a Stromboli; e ancora, immagini dell’estremo Nord della Norvegia dove Nicola capirà chi è davvero e chi vuole essere.

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Emblematiche anche le figure femminili, parti di una stessa famiglia eppure molto distanti e diverse. La madre (Adriana Asti) professoressa di lettere presente nella vita dei figli e insieme libertina; e ancora, la sorella più piccola Francesca (Valentina Carnelutti) madre di tre figli; Giovanna la sorella più grande (Lidia Vitale) avvocato e poi giudice, che a Palermo vediamo prender parte al processo per l’omicidio di Falcone e Borsellino; infine Giulia (Sonia Bergamasco) che sceglierà, invece, di lasciare sua figlia di 4 anni per seguire i suoi ideali politici fino al terrorismo.

La meglio gioventù” raffigura l’eterno confronto generazionale e i suoi protagonisti: la nuova generazione incompresa, irrequieta e insofferente. Rappresenta problematiche ancora attuali quali il suicidio, la rabbia che scaturisce dalla ricerca di risposte che non si trovano negli “adulti”; e ancora, lo scontro che nasce dal desiderio di cambiare le cose che, purtroppo, troppo spesso è soffocato dalle istituzioni e da una società immobile e cristallizzata.

Le nuove rivolte di piazza

Quella raffigurata è l’Italia dagli anni ’60 agli anni ’90, eppure le caratteristiche e le contraddizioni del Bel Paese non sembrano essere tanto diverse da quelle attuali. Gli universitari escono dalle aule studio e cercano il divertimento tra la musica delle feste e c’è chi, come il padre dei protagonisti, rincorre idee tecniche innovative e progressiste che svecchino questo paese. Un elemento che però sta tornando, anche se profondamente mutato e con altri connotati, è lo scendere in piazza per manifestare le proprie idee. Ne “La meglio gioventù” i giovani erigono barricate, occupano università e si scontrano con i celerini per idee politiche totalizzanti; l’equità sociale, il diritto allo studio e al lavoro, il comunismo. Oggi, invece, le nuove generazioni sembrano essere più sensibili ad altri argomenti. Sono infatti la tutela dell’ambiente, il riscaldamento globale, le tematiche di genere e il femminicidio a infervorare gli animi e le piazze; e forse è un bene poiché sono battaglie non ancora affrontate e che invece è necessario combattere.

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Problematiche attuali e nuove generazioni

Per anni si è infatti pensato che lo sfruttamento che stiamo facendo della Terra e delle sue risorse fosse un problema di altre generazioni, un problema che non ci riguardasse, ma è arrivata l’ora X e forse la pandemia, ci ha fatto ragionare anche su questo. Abbiamo osservato come la Natura, forte e dirompente, si sia ripresa i suoi spazi non appena l’uomo è stato rinchiuso tra quattro mura e come la Terra prosegua il suo ciclo vitale, anche senza di noi, se non in maniera più sana. Per troppi anni inoltre si è taciuto su aspetti che si pensava appartenessero solo alla sfera del singolo e che andassero vissuti e affrontati dentro le mura di casa, perché “i panni sporchi si lavano in famiglia”.

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Ma la resa dei conti è arrivata e forti del verso di Foscoloquello spirito guerrier ch’entro mi rugge“, le nuove generazioni sono pronte a “distruggere” quei dinosauri che hanno fossilizzato la nostra società e di conseguenza la nostra vita per troppi anni. Un solo interrogativo: ne saranno davvero in grado?

Francesca Romana Negro

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