La nuova favola (nera) di J.K. Rowling


Non è il regno dei maghi, questo, è il regno di Cornucopia, una nazione piccola e ricchissima, straripante di dolci paradisiaci, salumi e formaggi succulenti, vini pregiati. Tutto è perfetto, tutti sono felici e vivono nell’abbondanza, e l’unico pensiero del re Teo è essere amato dal suo popolo. C’è, per la verità, una minuscola parte del regno, le Paludi, in cui il terreno è arido e la gente è povera e triste, ma nessuno se ne è mai curato, a parte gli interessati, ovviamente. È da lì, dice la leggenda, che arriva l’Ickabog, un nome buffo, che significa «senza gloria» o anche «la gloria se n’è andata»; è un mostro, ma non un mostro vero, è una di quelle creature cui gli adulti si rivolgono come spauracchio, per spingere i bambini a comportarsi bene.

Senonché, a volte, questi bambini diventano un popolo intero. E allora l’Ickabog diventa più reale del babau, e inizia a fare paura davvero: anche se, a guardar bene, non è l’Ickabog in sé a spaventare, bensì le persone che sostengono che esso esista. E queste persone, perfino nella meravigliosa Cornucopia, sono quelle che hanno arraffato il potere e che, pur di mantenerlo nelle proprie mani, mentono a più non posso, mettono gli innocenti o i ribelli in prigione e uccidono senza rimorsi.

L’Ickabog di J.K. Rowling è una favola, ma l’idillio dura poche pagine, il tempo di mettere il lettore di fronte alla crudeltà dell’ambizione quando non ha freni, il tempo di far entrare il Male nel mondo spensierato di Cornucopia, con quello stile solo suo a cui ci ha abituato la mamma di Harry Potter, e che ci mancava moltissimo, a tanti anni dalla fine delle avventure del suo eroe. L’Ickabog era una storia che J.K. raccontava ai suoi figli più piccoli e che, fra Harry Potter, Animali fantastici e i gialli di Robert Galbraith, era finita in soffitta per oltre dieci anni; poi c’è stato il lockdown della primavera scorsa, e l’autrice ha deciso di riprenderla, «aggiustarla» (con la consulenza dei figli ormai cresciuti) e pubblicarla gratuitamente online, invitando i bambini a illustrarla capitolo dopo capitolo. Così sono nate le diverse edizioni dei singoli Paesi, illustrate dai piccoli vincitori del «Torneo dell’Ickabog»: come quella italiana, pubblicata da Salani, in libreria da oggi.

L’Ickabog è una favola per tempi cupi, come quelli in cui è riapparsa; le domande, scrive J.K. Rowling nella Prefazione, sono quelle che le interessano da sempre: «Che cosa ci dicono di noi i mostri che evochiamo?», «Cosa deve succedere perché il Male si impossessi di una persona o di una nazione, e come si fa a sconfiggerlo?» «Perché le persone scelgono di credere alle bugie, anche di fronte a prove esili o inesistenti?». Tocca ai giovani amici Margherita e Robi vestire i panni degli eroi e cercare di rispondere con coraggio, cioè con i fatti, e tentare di salvare Cornucopia dal suo lato oscuro.

Per gentile concessione dell’editore Salani pubblichiamo qui il primo capitolo del libro, «Re Teo il Temerario».

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