La Regione Lazio hackerata o semplicemente scassinata da un incauto che viaggiava sui siti porno?

Ma siamo su Black Mirror o su Scherzi a Parte? La tragedia della Regione Lazio, che balla su un ricatto, se poi è un ricatto, dopo essersi fatta bucare il suo sistema informatico di gestione dei dati, è una tragedia di uomini ridicoli: gente incapace di prevedere, di premunire, di capire. E, nello sfascio totale, di ammettere l’incompetenza. Succede quando la burocrazia è considerata il parcheggio dei raccomandati (destinati, in quanto tali, a trasformarsi subito in parassiti, perché i raccomandati si considerano unti dal signore delle tessere e a lui solo rendono conto), succede quando una classe dirigente è composta da soggetti nella migliore delle ipotesi diplomati alle scuole serali. Che è quanto si verifica da anni, da decenni. La Regione Lazio piratata, hackerata o semplicemente scassinata da un incauto che viaggiava sui siti porno? Chiaro che da Zingaretti in giù (o in su) c’è tutto l’interesse a buttarla sull’epico, l’attacco della spia che venne dal freddo, i pirati siberiani, la più grande minaccia mai subita da un sistema pubblico. Ma quel sistema pubblico gestisce i dati sensibili di sei milioni di persone, tra le quali personalità istituzionali al massimo livello, ed è chiaro che parliamo di ruolo, di rango, non necessariamente di spessore umano. Non doveva essere più che sicuro? Come ha fatto a venire spappolato da un banalissimo malware? Risultato, 72 ore di conto alla rovescia, poi parte la diffusione incontrollata dei profili di sei milioni di cittadini: ne vedremo delle belle, garantito.
Ma magari, si sarebbe tentati di dire. Intanto il sistema delle prenotazioni ai vaccini è saltato, quello del rilascio del famigerato greenpass di conseguenza è impallato, un puttanaio immane che non poteva non originare un cafarnao deprimente: subito lo scaricabarile, il rimpallo delle responsabilità, LazioCrea, che è il solito carrozzone infarcito di lottizzati, creato a suo tempo dal PD, gira la colpa a un altro carrozzone, Leonardo, che la rimanda al mittente: noi non c’entriamo, è roba vostra e adesso ve la risolvete. E, nell’osceno sottrarsi di tutti, nessuno con le palle di assumersi le conseguenze: ma chi era al comando? Ma c’è o non c’è mai (mai, mai) un responsabile tenuto a rappresentare gli oneri di una gestione, oltre che quelli della collettività che lo foraggia?
Allarme!, come sempre a buoi scappati dalla stalla, e dentro tutti: i Servizi italiani, la Polizia Postale, l’Europol, la FBI, la Cia, il KGB, i sensitivi, i cartomanti, la magistratura che apre fascicoli in automatico, ma la sensazione è più che altro quella di alzare fumo, di soffocare, di coprire. More solito. Già le modalità sono tutto tranne che chiare: sofisticati attacchi cyber, ripetono, ma il virus che ha scassato un sistema di schiuma, Ransom Exx, ricorda più uno di quegli accidenti che si beccano cliccando, da idioti, sulla prima mail ricevuta: dopodiché la procedura parte da sola, messaggio di ricatto compreso. E il virus sembra essersi insinuato dal dispositivo di un dipendente in smart working a Frosinone, in ore notturne, il che sosterrebbe l’ipotesi dell’incauta frequentazione di qualche sito porno. Come a dire che nella burocrazia di casta, più che farsi le pippe…
Un capolavoro. Il trionfo della società riformattata dal Covid: lavoro a distanza, tecnologia e falle (e falli) informatiche. Se è questo il futuro che ci aspetta… Chiaro che la stampa di regime, in larga parte vicina al PD, sia impegnata oggi a discolpare, a deresponsabilizzare, a buttarla in vacca globale: “gli attacchi cyber sono saliti del 75% nell’ultimo anno e non solo in Italia”. Sì, ma alla Regione Lazio non avevano una competenza elementare di come si gestisce un sistema di controllo di dati delicatissimi, non avevano, a quanto è trapelato, neppure un backup, una copia di quei dati; ma se sapete che questi attacchi sono in crescita esponenziale, che aspettate a prendere adeguate contromisure? E a che servono allora i rosari di convegni, di simposi, di tavole rotonde sulle nuove tecnologie, sui rischi collegati, sulla sicurezza da monitorare, sulla società del futuro imposta dalla pandemia, a parte riempirsi la bocca di ciance e di tartine a discorsi chiusi?
Vien quasi da pensare che, allo stesso modo degli incendi in Sardegna, per niente virtuali, anche questo rogo delle praterie informatiche serva a qualcuno: fossimo non su Black Mirror, non su Scherzi a Parte, ma in una commedia anni ’70 con Lino Banfi e Alvaro Vitali, potremmo tranquillamente concludere che il ricatto parte dalle stesse vittime. Esageriamo? Ma no, ci ridiamo un po’ su, che altro resta da fare quando la realtà è così deprimente? Senonché il presidente della conferenza delle Regioni, Fedriga, ha subito preso la palla al balzo per chiedere più soldi da investire in sicurezza, cavandoli ovviamente dalla cornucopia del Piano di resistenza e resilienza, vale a dire dai prestiti europei che però arrivano sgocciolando. Resistenza al lavoro serio, resilienza ai danni degli incompetenti e dei fannulloni. ‘Ndemm, Fedriga, che a forza di chiedere soldi il piano di resilienza va in bolletta prima ancora di partire. E poi non c’erano già 45 miliardi previsti nel piano per la trasformazione digitale inclusiva e supersicura?

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