La Russia minaccia l’Ue con l’arma del gas. A Eni metà delle forniture richieste, per la Francia stop ai flussi causa tagli alla Germania

A cavallo della missione a Kiev dei leader dei tre maggiori Paesi europei Gazprom continua a far pressione sull’Ue utilizzando le forniture energetiche come arma. Giovedì pomeriggio Mario Draghi ha ricordato che “una delle spiegazioni (da parte russa, ndr) è che la manutenzione è difficile a causa delle sanzioni“, ma “da parte della Germania, nostra e di altri riteniamo che queste siano bugie, che in realtà ci sia un uso politico del gas, come c’è un uso politico del grano”. Venerdì è arrivata la risposta: a fronte di una richiesta giornaliera di gas da parte di Eni pari a circa 63 milioni di metri cubi, il gruppo russo ha comunicato venerdì che fornirà solo il 50% di quanto richiesto, pur se con “quantità effettive consegnate pressoché invariate rispetto a ieri”. L’operatore di sistema francese GRTgaz ha poi fatto sapere che già dal 15 giugno la Francia non riceve più il gas russo via gasdotto dalla Germania, perché Berlino a sua volta sta subendo brusche riduzioni dei flussi. Anche l’austriaca Omv ha registrato riduzioni.

Il ministro dell’energia russo Alexander Novak ha detto alla tv Rossiya 24 che Mosca è pronta a fornire all’Europa il gas di cui ha bisogno per riempire gli stoccaggi “a patto che non ci siano ostacoli politici“. Secondo la società di consulenza Wood Mackenzie, citata da Bloomberg, se le forniture via Nord Stream 1 si fermeranno del tutto come ventilato dal numero uno di Gazprom la Ue rischia di restare senza scorte a metà inverno, al picco della domanda. Secondo Novak l’Europa ha bisogno di 40-45 miliardi di metri cubi di gas per portare all’80% gli stoccaggi e “si tratta di un volume importante considerando che non resta molto tempo”.

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Per ora non ci sono per ora ripercussioni dirette sui consumatori, ma da Berlino il ministro dell’Economia Robert Habeck ha già invitato i connazionali a risparmiare energia e in Italia è pronto da mesi un piano di razionamento da attivare in caso di necessità. Non siamo ancora a quel punto: i volumi complessivi consegnati alla Penisola attraverso i vari punti di ingresso anche oggi superano la domanda (155 milioni di metri cubi) e il sovrappiù viene destinato in parte agli stoccaggi (23 milioni di metri cubi) e in parte all’export, più conveniente. “Ma la prima cosa da capire è se questa diminuzione si stabilizza o se è solo un episodio”, ha spiegato il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani al Senato, dopo aver ipotizzato “una piccola rappresaglia” di Putin per la visita in Ucraina di Olaf Scholz, Draghi ed Emmanuel Macron. “Vediamo cosa succede nei prossimi tre giorni e poi la settimana prossima decideremo. Abbiamo tutte le contromisure pronte”. Non è escluso che dall’attuale stato di preallerta si passi a quello di allerta.

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Le mosse dell’operatore russo stanno comunque impattando potentemente sui prezzi. Giovedì sulla piazza di Amsterdam il gas è salito a 148 euro al Megawattora, quota che non si vedeva dall’inizio di marzo, poco dopo l’inizio dell’invasione dell’Ucraina. Venerdì mattina ha aperto in calo a 120 ma, dopo le comunicazioni a Eni, è risalito oltre i 130 euro. Nessuna novità da Bruxelles sul fronte del tetto ai prezzi, misura su cui il Consiglio europeo ha trovato un accordo politico chiedendo però alla Commissione di verificarne la fattibilità. Il tetto è già stato introdotto in Spagna e Portogallo, a cui l’Europa ha riconosciuto una condizione di specificità essendo male collegati alla rete di gasdotti europei e avendo una buona quota di energia prodotta da fonti rinnovabili.

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