La sfida di Salvatore Micillo: ‘Nostra agenda per gli italiani’

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di Arturo Calabrese

Fedele al Movimento 5 Stelle è Salvatore Micillo, deputato ma soprattutto coordinatore per la Campania dei pentastellati. Il Movimento correrà da solo alle prossime elezioni e Giuseppe Conte è il candidato alla Presidenza del Consiglio in pectore, con ferma convinzione di rispettare le norme e gli ideali che portarono alla nascita della realtà politica fondata da Beppe Grillo. Dopo le scissioni, il M5S cerca un suo equilibrio che sembra abbia trovato con Giuseppe Conte. Come sta il Movimento e come si presenta alle imminenti elezioni? “Il Movimento 5 Stelle, col presidente Conte, rivendica i tanti risultati ottenuti in questi ultimi anni nei vari governi a portare avanti decisioni importanti come il reddito di cittadinanza, il Superbonus, la battaglia per il salario minimo. Sono tutti punti del programma che abbiamo presentato nel programma del 2018 e devo dire che gran parte di quanto promesso è stato mantenuto. Tante cose sono diventate realtà e quindi leggi dello Stato” Perno del Movimento è stato il limite del doppio mandato. Potranno esserci proroghe per alcuni nomi diventati dei simboli su decisione dei piani alti? “Ovviamente anche il vincolo era un punto fermo delle nostre proposte agli italiani. Non ci saranno proroghe né deroghe per qualcuno. Tutte le scelte saranno effettuate tramite la rete, e quindi le cosiddette parlamentarie, e una scelta da parte del presidente Conte, ma ripeto che ci saranno dei rigidi paletti. Lo dobbiamo agli italiani in primis e poi a noi stessi perché abbiamo creduto da sempre in determinate norme”. Nicola Provenza ha annunciato che non sarà parte attiva. Nell’equilibrio delle candidature, quanto pesa la sua decisione? “Mi spiace per Nicola Provenza, per l’amico Nicola, che non si sia ricandidato. Ha dato forza, sostanza, spessore, profondità al progetto del nostro Movimento. Gli auguro il meglio perché so che farà ancora moltissima strada insieme a noi e insieme al M5S. Abbiamo cominciato una strada e quel cammino deve essere portato avanti. Ce lo dobbiamo”. Il soggetto fondato da Grillo diversi anni ha cambiato molte volte aspetto. Oggi, anche grazie alla presenza di Conte, la trasformazione in partito è quasi conclusa. Non ha la sensazione che l’obiettivo di Conte era quello di snaturare il 5 Stelle? “Dobbiamo sapere cogliere ed affrontare le sfide che l’Italia e il Mondo si troveranno davanti. Ovvio che non possiamo essere quelli del 2008 o del 2013. Sono avvenuti tanti cambiamenti come avvenimenti che hanno migliorato il nucleo del Movimento e questo non vuol dire snaturarsi ma vuol dire migliorare in determinate condizioni, correggere alcuni atteggiamenti, difendere le battaglie storiche. Affrontarne di nuove, però, non vuol dire snaturare ma crescere per adeguarsi ai cambiamenti della società e farsi trovare pronti per affrontare le problematiche”. Se Grillo dovesse lasciare cosa succederà? “Non credo che Beppe voglia lasciare. In questa ultima fase lo vedo molto ben presente a tutte le sfide che ci aspettano. Lo è stato nel periodo più buio della pandemia, quando il Governo Conte primo vacillava, quando si staccò la presa al Conte bis e lo sarà adesso, sempre vicino ai militanti e alla gente”. Dal 33% del 2018, passando per il 17% nel 2019, qualche scivolone alle amministrative, con la scissione interna, e tanti sono i parlamentari andati via, non teme un’altra stangata? “La Campania sarà uno dei fortini del Movimento 5 Stelle. Qui sono nate tante battaglie, qui abbiamo vissuto tante esperienze. Abbiamo affrontato i grandi temi come l’ambiente, la sanità, la transizione ecologica, il Pnrr, lo stesso reddito di cittadinanza. Qui mi aspetto dunque un gran risultato rispetto all’andamento nazionale”. La Campania ha espresso molti nomi per il parlamento che oggi termina la propria funzione. Cosa di buono è stato fatto e cosa si poteva fare? E soprattutto, criticamente, quali errori sono stati commessi? “Mentre gli altri ragionano di poltrone, noi siamo qui a parlare dei temi che dovremo mettere sul tavolo e cioè, lo ripeto, il salario minimo, l’ambiente, lo sviluppo, l’economia del sud, i giovani, le aziende, il lavoro. Sono temi che non sento e che non vedo in questi giorni nelle agende degli altri partiti. Calenda va da sinistra a destra o da destra a sinistra alla ricerca di una collocazione. Qualche errore è stato fatto, ma se siamo essere umani non può essere diversamente. Adesso, sappiamo che per il bene degli italiani sappiamo come e cosa fare. Noi, come sempre, ci siamo”.

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