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L’agonia di Lorenza nell’ospedale smobilitato Lipari chiede giustizia

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La morte di Lorenza Famularo, che ha infiammato Lipari, è un’odissea lunga undici giorni. Una settimana e mezza in cui la ventiduenne, segnata dai dolori, si è recata per due volte alla guardia medica e per altre due volte in ospedale, venendo visitata da quattro medici diversi. Perché è morta Lorenza? Nei prossimi giorni arriveranno gli ispettori del ministero della Salute per dare qualche risposta, intanto un’indagine disposta dall’Asp di Messina ipotizza un errore medico. Secondo quanto trapela dall’autopsia, effettuata anche dalla consulente di parte Daniela Sapienza, potrebbe essere morta per problemi ai polmoni, riscontrabili con una semplice radiografia. Elementi che verificherà la procura di Barcellona che ha aperto un fascicolo.


L'agonia di Lorenza nell'ospedale smobilitato Lipari chiede giustizia

“Non aveva fiato”
Lorenza lavora alla reception hotel Rocce Azzurre e non salta un turno. Non si tira indietro neanche nei giorni prima di Ferragosto, quando inizia a stare male. Il suo ragazzo Antonio Marino ricorda bene il 12 mattina: “Aveva un dolore al collo, come un torcicollo”.
Due giorni dopo, però, la situazione si aggrava. Il 14 agosto Lorenza finisce di lavorare alle 23. È preoccupata e si fa accompagnare in ospedale da una collega: oltre al collo, ha un dolore alla spalla sinistra e respira con fatica. Al pronto soccorso un infermiere le consiglia di andare alla guardia medica. Dista poco più di un chilometro, ma a Lorenza sembra lontanissimo: deve fermarsi più volte per prendere fiato. “Era una sportiva, faceva arti marziali”, ricorda il fidanzato. Il medico di turno alla guardia medica non si allarma più di tanto, le fa una puntura di antidolorifico e la manda via, secondo la denuncia che la mamma Angela ha presentato ai carabinieri di Lipari. Lorenza è irritata: manda una nota whatsapp alla sorella in cui si sfoga, pensa di essere stata tratta con superficialità.«Il giorno dopo volevamo andare mare di pomeriggio. Sono andato a prenderla in albergo, subito dopo la fine del turno — racconta il fidanzato Antonio — Ma stava male, i dolori erano più forti, aveva anche un formicolio al braccio sinistro». Così vanno alla guardia medica, dove un altro medico la visita: il dottore ipotizza che si possa trattare di effetti dell’ansia, le fa una puntura di antinfiammatorio e le prescrive antibiotico e lavaggi nasali. Ma neanche stavolta, Lorenza migliora. Il 18 agosto non ne può più e va in ospedale insieme alla mamma.

Un altro medico dà una nuova versione: problemi muscolari, probabilmente legati alla postura e a un colpo di fresco. Niente da fare: la ragazza continua a stare male e nessuno fa una radiografia. In hotel conosce un cardiologo che si offre di visitarla. «Aveva paura che fosse il cuore il problema» , racconta il fidanzato. Lui le fissa un appuntamento per il 22 in ospedale: da quanto racconta la mamma ai carabinieri, il medico esclude che c’entri il cuore, ma le consiglia una radiografia.

«Aiuto, sono svenuta»
Non c’è tempo. La sera Lorenza va a cena a casa di Antonio, mangiano insieme e vedono un film. «Poi ci salutiamo perché la mattina dopo saremmo dovuti andare a Vulcano — ricorda il fidanzato — Dopo poco che era uscita mi chiama con un filo di voce: “Sono svenuta, aiuto”. Antonio chiama l’ambulanza che arriva dopo 15- 20 minuti. La mamma la vede in ospedale, urlava per il dolore. Poi il silenzio: collassa, muore. «Ci hanno detto che poteva avere avuto un arresto circolatorio o un’embolia polmonare», ha sostenuto la madre.

I cittadini delle Eolie sono scesi in piazza e hanno bloccato gli aliscafi. Chiedono giustizia e pretendono più risorse per l’ospedale. Secondo dei dati in possesso degli avvocati della famiglia di Lorenza, Vincenzo La Cava e Nunzio Rosso, su una quarantina di sanitari che servirebbero all’ospedale, ce ne sono la metà. «Questo non può essere una questione gestita dalla Regione, per la sua portata deve occuparsene il ministero» , è il commento dei due legali.
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