“L’anatra all’arancia”, per festeggiare i 90 anni di Monica Vitti stasera in tv

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Pennellate dentro e fuori, dopo aver introdotto il ripieno. Fiammeggiate con il cognac se riuscite. Reciterebbe così la ricetta, che più di un elenco d’ingredienti parrebbe un’ode, se in cucina c’è Ugo Tognazzi. Lui fa la parte Livio Stefani, dopo 10 anni di matrimonio infarciti da infedeltà coniugali, gelosissimo dei tradimenti ricambiati di lei Lisa, Monica Vitti, prepara l’anatra all’arancia. Specificando che è il pasto del loro viaggio di nozze, e che l’ingrediente segreto, suo tocco personale è il piticarmo, presunta spezia afrodisiaca. “L’anatra all’arancia“, stasera in tv appetiti insaziabili…

Quando Lisa, stanca delle poche attenzioni del marito, s’innamora di Jean-Claude (John Richardson), un francese ricco e affascinante, e vorrebbe andare a vivere in Francia con lui, il marito studia una tattica sottile per riconquistarla. Propone al rivale di passare un ultimo fine settimana tutti insieme nella loro villa al mare, invitando anche la segretaria sexy di lui, la disinibita Patty (Barbara Bouchet), detta ‘pigna secca’. Dovrebbe essere un incontro all’insegna di una civile separazione consensuale. Ma la gelosia, inaspettata ospite, cresce violenta tra i consorti. Non resta che screditare l’altro agli occhi del rispettivo amante. “C’ha l’occhi a civetta er naso a trombetta…”

Un’anatra scoppiettante

Luciano Salce, è il regista di questo film commedia del 1975, “L’anatra all’arancia“, riproposto stasera in tv in occasione del compleanno di Monica Vitti. Sceglie lei come protagonista, l’eterna ragazza del cinema. Dall’età indefinibile, e nessuna ruga a cambiarle fisionomia. La voce che vince su tutte; quasi roca, un tono che la rende riconoscibile ancor prima di vederla. Con quell’inflessione, capace di esprimere tormento quanto sincerità. La gelosia che recita con ardore, sembra così spontanea da appartenerle. Lei che rende le angustie divertenti, con un’ingenuità senza malizia. Amata perché non bella per forza, non esageratamente attaccata all’avvenenza. Ma un angelo biondo capace, con inattesa bravura, ad interpretare ruoli comici. E poi ancora ruoli struggenti, lacerazioni, strappando un sorriso.

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Mugolii d’amore scambiati per urla di scimmie africane, nella scena in cui i due coniugi fingono di ululare sotto le carezze dei rispettivi partners. Una collezione di vecchi episodi di Stanlio & Ollio spacciata per filmini porno con la Vitti protagonista. Scene di nudo affidate al personaggio della Bouchet, che recita con la sua vera voce nell’italiano stentato che non l’ha mai abbandonata, e in una insolita capigliatura corta a tintura mora. Pare fosse richiesto da Monica Vitti, che non voleva un’altra bionda con i capelli lunghi sul set. Più che un’anatra, sembrerebbe un maialino tutto pepe a bollire insieme ai focosi ardori. A fiamma alta si consumano gelosie, amori e tradimenti. Sapientemente conditi da Luciano Salce, che vede la borghesia anni ’70, rimpinzare la monogamia con istinti goderecci. Stuzzicando palati pruriginosi. Alla fine Monica, mentre immagina la vita in un angusto casermone di campagna con l’amante, si consola ingozzandosi di spaghetti.

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Amara come l’arancia si ingoia la gelosia

Un ‘tango della gelosia’ consumato tra pareti domestiche. Le sapienti note sono del maestro Armando Trovajoli, che amalgama jazz e bossanova. Mentre la Vitti racconta a Tognazzi di quali tenerezze e premure il suo amante sia capace, mette un disco, quasi distrattamente. E il marito la rimprovera: “Molto delicato mettere il nostro disco come sottofondo…”. Livio (Tognazzi) e Jean-Claude (Richardson), arriveranno a prendersi a calci mentre ballano nella discoteca “Il Pirata“, dove si trova oggi il ristorante Buba, a Punta Ala, Castiglione della Pescaia (GR). Comicità condita in agrodolce, nel film. Del resto, raccontare l’allegria riusciva così bene al giocoso Luciano Salce, che fu regista dei due primi due capitoli di Fantozzi.

Tognazzi e Monica Vitti ripetono al cinema, e all’italiana, il grande successo teatrale che ebbe la commedia francese di Home e Sauvajon. A cui si ispira la sceneggiatura di Salce. Stasera in tv con “L’anatra all’arancia“, penseremo a lei: gli occhiali fieramente esibiti, ormai parte del suo volto, che la rendono più umana, terrena. Marisa Luisa Ceciarelli alla anagrafe, ci ha fatto sognare. E, per dirlo con una famosa battuta di uno dei suoi film, “Quante lacrime, quanta felicità! Avete mai amato? Avete mai sofferto per amore? No? E allora che state a guarda’?“.

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Federica De Candia. Seguici sempre su MMI e Metropolitan Cinema!

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