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Lang Lang e il ritorno al piano: malattia vinta, la sfida è Bach

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Suonare le Variazioni Goldberg è una sfida da far tremare le vene e i polsi a qualsiasi artista della tastiera. Tanto più grande, tanto più intimorito dalla complessità e mistero di questa cattedrale della musica, 30 Variazioni costruite secondo una struttura matematico-esoterica, concatenate tra un’Aria iniziale e una finale. A provarci ora è Lang Lang, superstar cinese del pianoforte, che a 38 anni si confronta con il capolavoro bachiano in doppia esecuzione. L’album in uscita il 4 settembre per Deutsche Grammophon proporrà sia la registrazione «live» nella chiesa di St. Thomas di Lipsia, dove è sepolto Bach, sia quella in studio.

Come ha affrontato questo doppio percorso?

«Registrare le Goldberg è il sogno della mia vita. Ci lavoro da oltre 20 anni, ne avevo 17 quando le ho eseguite la prima volta e da allora non ho mai smesso di studiarle. Mi sono confrontato con grandi maestri, da Harnoncourt al clavicembalista Andreas Staier. Da lui ho appreso molto sui barocchismi musicali, non solo al piano, ma anche all’organo e al clavicembalo. Imparare a suonare quegli strumenti, a usare il piede, padroneggiare una doppia tastiera ha allargato enormemente il mio orizzonte. Mi ha aiutato a capire come suonare il pezzo sul moderno Steinway. Conoscere le regole della musica barocca è come imparare una nuova lingua. Se la padroneggi, puoi utilizzare l’intera gamma di colori e suonare con più gioia e creatività».

Quale Variazione ha sentito più vicina?

«Le Goldberg sono un capolavoro d’architettura musicale che mi ispira una timidezza reverenziale simile a quella che provo di fronte alle piramidi egiziane e ciò spiega il senso di mistero che avverto. La mia preferita è la numero 25. Profonda, scura, piena di solitudine. Per me l’apice dell’opera».

Si dice che le Goldberg siano nate per lenire l’insonnia del conte von Keyserlin…

«A volte ascoltandole mi addormento anch’io! Alcune Variazioni possono calmarti, aiutarti a dormire, altre invece ti risvegliano. E’ un brano capace di suscitare l’intera gamma delle emozioni umane».

Come l’ha cambiata questa esperienza?

«E’ stato un viaggio di formazione. Ho dovuto essere curioso e allo stesso tempo paziente per trovare la mia verità in questo brano. Ho dovuto immergermi nell’anima barocca, indietro nel tempo».

Cosa ha provato a suonare alla St. Thomas Church?

«Essere accanto a Bach nella tomba, sperimentare la stessa acustica che ha sentito lui, è stato incredibile, quasi surreale. Mi sono sentito fisicamente e spiritualmente accanto a lui. Durante la Variazione n.30 è successa una strana cosa: l’ho sentito così vicino da essere sopraffatto dall’emozione e ritrovarmi in lacrime. Suonavo e piangevo. Qualcosa mai provato prima».

Chi le è stato accanto in questo viaggio?

«Prima tra tutti Gina, la mia splendida moglie. Sono molto fortunato di averla vicino. Essere sposati è semplicemente meraviglioso».

Questo progetto segna anche il suo ritorno al piano dopo un anno di fermo per un’infiammazione alla mano sinistra.

«Una sosta utile, mi ha permesso di dedicarmi completamente all’analisi del brano. Ho ripensato a molte cose, sono riuscito a giungere a un’interpretazione. Studiare non basta, bisogna crescere come persona».

Tra le vittime del Coronavirus c’è anche la musica

«Dover annullare i concerti è stato doloroso. Ho partecipato a serate di beneficenza per mostrare la mia solidarietà e la mia Lang Lang Foundation è impegnata a offrire lezioni di educazione musicale online. Quando a me, ho iniziato a studiare un nuovo repertorio, Sonate di Beethoven, Concerti di Mozart… Ma non vedo l’ora di tornare al piano dal vivo. E presto in Italia. Mi manca la sua grande gente, la sua grande cultura, la sua cucina imbattibile».

29 agosto 2020 (modifica il 29 agosto 2020 | 20:24)

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