L’Arte deve essere libera!

Il nostro Paese ha conosciuto una lunga storia di censura. Ha fatto esperienza delle censura totalitaria del regime fascista, con la sua esplicita violenza e repressione, ha poi attraversato il lungo periodo democristiano, borghese e bacchettone, in cui la RAI censurava i brani più innocui per le motivazioni più strampalate.

Sarà forse per questa abitudine che il popolo italiano, tranne poche meritevoli eccezioni, non ha mai elaborato una propria cultura libertaria che rigetta il concetto stesso di censura, come inaccettabile. Eppure abbiamo una Costituzione che all’Articolo 21 recita testualmente

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Parole inequivocabili, ma mai rispettate. Anzi, lo spazio di ciò che è “consentito” viene ristretto giorno dopo giorno, spesso col plauso della gente. Forse il cortocircuito di questi tempi sta proprio qui: nel secolo scorso la censura era stata un mezzo del Potere per conservare la sua egemonia, e come tale era – comprensibilmente – appoggiato da tutti quelli individui che da tale Potere erano più o meno direttamente foraggiati.

Il paradosso di oggi è questo: una società che si dichiara la summa della Libertà, eppure persegue una volontà di controllo evidente.

Ognuno suona come vuole e tutti suonano come vuole la libertà

Giorgio Gaber

Vengono rimossi profili e post sui social per le motivazioni più incomprensibili e mantenuti messaggi di incitamento all’odio o pornografia, vengono chiusi canali YouTube a realtà ultradecennali con centinaia di migliaia di iscritti. Tutto senza spiegazioni. Con un “clic”.

E la tragedia è che i primi responsabile di questi “clic” censori spesso e volentieri sono proprio quei cenacoli che si dicono “alternativi”, “antagonisti”, “indipendenti”. E che poi finiscono per essere le marionette al soldo (?) di grandi colossi del web.

La censura è sempre abominevole, ma lo è ancor più quando applicata all’arte e alla Creatività, entità cui dovrebbe essere affidato un margine di espressione pressochè illimitato. Invece, si tende al didascalico, se non ancora alla propaganda. Non è tollerata non solo la “controversia”, che pure è parte integrante del linguaggio artistico da sempre, ma addirittura la provocazione.

Chi scrive, per aver osato lanciare una compilation contro il politically correct e la nuova normalità si è visto bannare il prodotto da Bandcamp a 36 ore dalla sua uscita. Senza spiegazione. Senza notifica. Il tutto sulla spinta di una campagna di diffamazione e boicottaggio portata avanti proprio da ambienti che si vorrebbero “creativi” e “alternativi”.

Un mondo grigio, piatto, senza ironia, senza slancio. Questo è ciò che ci consegna questa sorta di censura condivisa dal popolo in vece del Potere.

Non abbiamo imparato nulla…

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