Lavoro: cosa fare in caso di quarantena obbligatoria


Come deve comportarsi il lavoratore in caso di quarantena obbligatoria? O anche in caso di isolamento fiduciario qualora un italiano rientri dall’estero dopo un periodo di soggiorno per vacanza o lavoro.

Ebbene, bisogna sapere che la legge equipara la quarantena alla malattia, pertanto il periodo di astensione al lavoro per tali motivi è indennizzabile dall’Inps. Poiché l’obiettivo della quarantena obbligatoria è monitorare l’eventuale comparsa di sintomi e identificare nuovi casi, il lavoratore non può andare al lavoro. A meno che svolga la sua attività in modalità smart working.

Il lavoratore in quarantena obbligatoria

Sicché, quando un lavoratore è posto in quarantena obbligatoria o in isolamento fiduciario dall’Asl, deve restare a casa. La durata dipende dai casi. Se si tratta di soggetto il cui tampone ha evidenziato la presenza del virus, il periodo è di 14 giorni. Viceversa è di 10 giorni, ma a condizione che un successivo tampone dia risultato negativo.

Per quanto riguarda l’isolamento fiduciario, quindi senza evidenza di contrazione di virus ma solo nel caso in cui si sospetti che il lavoratore possa averlo contratto viaggiando all’estero o venendo in contatto con persone positive, il periodo è di 10 giorni.

Malattia e quarantena obbligatoria

L’inps non riconosce automaticamente la malattia. Soltanto qualora il medico curante trasmetterà il certificato, dopo aver valutato la situazione, scatterà la malattia. Nel caso di soggetto positivo a tampone, non ci sono problemi e il periodo di quarantena obbligatoria durerà fino a quando il lavoratore tornerà negativo.

Nel caso di isolamento fiduciario e quindi nel dubbio che il lavoratore sia positivo, la malattia decorrerà fino all’esito del tampone. In ogni caso il lavoratore dovrà attendere a casa in isolamento.

All’atto pratico, bisogna chiamare immediatamente il proprio medico che avvierà la richiesta di tampone. Solo da quel momento partirà l’isolamento o la quarantena precauzionale e con essi la malattia, indipendentemente da quando effettivamente si sarà chiamati a fare il tampone.

Periodo indennizzabile

Gli asintomatici con tampone positivo possono rientrare alla propria vita sociale solo dopo un periodo di isolamento fiduciario di almeno 10 giorni dalla positivizzazione, e solo in seguito a un ulteriore tampone con risultato negativo.

L’indennità di malattia spetta anche agli iscritti alla Gestione separata sulla base della specifica normativa di riferimento. Si applica in tal caso la consueta gestione della malattia comune con semplice certificato rilasciato dal proprio medico curante.

I giorni di quarantena obbligatoria o isolamento fiduciario rientranti nel periodo indennizzabile per assenza al lavoro non si calcolano ai fini del superamento del periodo di comporto.

Non tutti i lavoratori possono beneficiare dell’indennità di malattia. Alcune categorie sono eslcuse per legge e sono:

  • colf e badanti;
  • impiegati nel comparto dell’industria;
  • dirigenti, portieri e lavoratori autonomi;
  • dirigenti quadri del comparto industria, nonché artigianato.

Visite di controllo

La visita di controllo per Covid-19 viene non viene eseguita. Tuttavia un controllo a distanza viene comunque espletato  per sapere se il lavoratore è ancora positivo o negativo al virus. Dopo l’esito del tampone, infatti, se negativo, il lavoratore deve riprendere l’attività. Qualora questo non avvenga scatterà la visita fiscale a domicilio.

Al fine di tutelare il personale sanitario da eventuale contagio, il medico dovrà inizialmente eseguire un controllo a distanza della patologia descritta. Quindi, il primo step prevede la verifica mediante telefono o direttamente al citofono dell’abitazione del paziente. In questo modo, il medico che effettua la visita fiscale è sicuro che il lavoratore non sia affetto da Covid-19.

Effettuato questo primo passaggio essenziale, se il lavoratore dichiara di non essere contagiato, il medico può entrare nel domicilio. A questo punto effettuerà la visita medica e il riscontro della prognosi, stabilendo il giorno in cui il lavoratore può ritornare sul posto di lavoro.

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