Lavoro, Meloni: “Ho imparato più facendo la cameriera che in Parlamento”

Tutti (quasi) contro il reddito di cittadinanza. Sul palco del Meeting di Rimini, i leader della politica hanno messo in discussione lo strumento di sussistenza che è stato la misura simbolo del M5s, e che è anche uno dei punti «caldi» della campagna elettorale.

Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, ha spiegato che «quello che io non ho condiviso sul piano culturale del reddito di cittadinanza è dire ai giovani di questa nazione: “Guarda, stai a casa. Non mi servi, non ho bisogno di te”. Questa è una nazione che è stata fatta da giovanissimi, e io credo che se tu vuoi aiutare quei ragazzi ad avere un futuro migliore, le stesse risorse, invece di dargliele per stare a casa, le devi dare a chi li assume, e devi chiedere alla gente di lavorare, perché il lavoro ha sempre una dignità». 

E porta il suo esempio personale: «Io tra stare a casa a prendere il reddito di cittadinanza e fare un lavoro diverso da quello per cui ho studiato non ho dubbi. Sono stata insultata per anni perché ho fatto la cameriera, ma fare la cameriera mi ha insegnato molto di più che stare in Parlamento. Quindi chi può lavorare bisogna aiutarlo a trovare un posto di lavoro e per chi non può lavorare – su questo sono d’accordo – ci vuole uno strumento di sussistenza. Per le famiglie senza reddito che hanno a carico disabili, anziani o minori: quello deve essere assistenza. Ma assistenza e lavoro non si mettono sullo stesso piano».

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Le fa eco Matteo Salvini, segretario della Lega: «Il 70% di chi ha cominciato a prendere il reddito di cittadinanza nel 2019 lo sta prendendo ancora adesso. Nove miliardi di euro di costo in un anno, una parte di questi soldi potrebbe essere meglio reinvestita in chi prende l’assegno unico».

Per Antonio Tajani, coordinatore di Forza Italia, «il principio è sbagliato» perché «lo Stato deve aiutare chi non può lavorare, ma mettere nelle condizioni chi può di farlo». 

Ma anche secondo Enrico Letta, segretario dem, lo strumento va ripensato, anche se «una misura contro la povertà è necessaria. Il salario minimo è una misura che è fondamentale in un Paese come il nostro».

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Non vuole abolirlo Luigi Di Maio, secondo cui «c’è una platea di pensionati e disabili a cui non va toccato, poi ci sono tutti coloro che sono abili al lavoro». Ma qualcosa va ripensato: «Io non ho detto che non sta funzionando il reddito, ma che non stanno funzionando in quasi tutte le regioni d’Italia i centri per l’impiego. Quindi va modificato il reddito per funzionare meglio in questo senso. Se uno è abile a lavoro e sta prendendo il reddito e c’è un posto di lavoro libero, non può continuare a prenderlo. L’impresa deve dargli l’opportunità di andare a lavorare. E più metteremo in contatto le imprese con quelli che prendono il reddito, più risolviamo questa questione, perché sarà l’impresa a proporre il posto di lavoro. E se non si accetta il posto di lavoro, il reddito è superato, non lo si può prendere più».

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