Lavoro notturno: per i caregivers ci sono importanti eccezioni

Il tema del lavoro notturno per i caregivers suscita ancora molte perplessità ed interrogativi. Quali sono i diritti del lavoratore e del datore di lavoro?

I lavoratori caregivers sono quei dipendenti che assistono un familiare affetto da disabilità grave, ai sensi dell’art. 3, comma 3, della Legge 104 del 1992.

lavoro notturno
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A tale categoria di lavoratori è riconosciuto il diritto di utilizzare dei permessi retribuiti ed il cd. congedo straordinario, della durata di 2 anni. Oltre a questi benefici, i caregivers godono anche di ulteriori agevolazioni, tra cui la facoltà di rifiutare il lavoro notturno, ossia quello da svolgersi tra le ore 22 e le 6 del mattino seguente. Nello specifico, questo tipo di attività lavorativa è prevista per un lasso di tempo di 7 ore consecutive, che comprendono il periodo tra la mezzanotte e le 5 del mattino.

Scopriamo, dunque, cosa specifica la disciplina normativa su tale materia e le possibilità che hanno i dipendenti che assistono i familiari disabili.

Per maggiori dettagli, consulta il seguente articolo: “Come funzionano i turni di lavoro per chi ha la 104? Vediamo quali agevolazioni sono previste dalla legge“.

Lavoro notturno: i caregivers possono svolgerlo?

Il Decreto legislativo del 2001 prevede che “non sono obbligati a prestare lavoro notturno la lavoratrice o il lavoratore che abbia a proprio carico un soggetto disabile ai sensi della Legge del 5 febbraio 1992, numero 104 e successive modificazioni”.

Dalla disposizione emerge, dunque, che qualora i caregivers vogliano effettuare lavoro notturno, possono farlo; l’importante è che non si tratti di un’imposizione. Inoltre, rientrano nella categoria dei lavoratori notturni coloro che svolgono 3 ore di lavoro di notte per almeno 80 giorni all’anno.

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La legge, tuttavia, contempla delle eccezioni e la maggior parte dei dubbi derivano proprio da tali differenziazioni. Innanzitutto, esiste una disposizione che obbliga il dipendente caregiver ad esplicitare in maniera chiara il proprio rifiuto a prestare il lavoro notturno, almeno 24 ore prima del suo inizio.

In secondo luogo, qualora il datore di lavoro costringesse un caregiver al lavoro notturno rischierebbe una denuncia penale (con una condanna da 2 a 4 mesi) ed un’ammenda fino a 2.582 euro. A stabilirlo è l’art. 18 bis del Decreto legislativo n. 66 del 2003, ma una regola simile era già contenuta nella Legge n. 903 del 1977 (all’art. 16) e nel Decreto legislativo n. 758 del 1994 (all’art. 26, comma 49).

Inoltre, il dipendente può ottenere il risarcimento danni nel caso in cui il turno notturno di lavoro gli ha impedito di assistere il familiare disabile grave. A tal fine, la Circolare del Ministero del Lavoro n. 8 del 1005, sottolinea che la violazione sussiste solo se il datore di lavoro sapeva delle difficoltà del proprio dipendente. Per questo motivo, il caregiver deve inoltrare al datore specifica domanda di esonero notturno.

Quali lavoratori sono esonerati dal lavoro notturno?

Poiché il tema del lavoro notturno per coloro che assistono familiari disabili ha sempre creato una serie di incomprensioni, negli anni, si sono susseguite numerose sentenze da parte della magistratura. Una fondamentale è, senza dubbio, quella recentissima del Consiglio di Stato del 17 ottobre del 2022.

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Tale decisione specifica in maniera più dettagliata i diritti dei lavoratori caregivers. I Giudici hanno deciso che il lavoro notturno si può rifiutare solo se il dipendente è costretto a prestare assistenza ad un disabile affetto da handicap grave non autosufficiente.

In altra parole, tale rifiuto deve essere necessariamente giustificato da un’effettiva necessità assistenziale; in caso contrario, infatti, si trasformerebbe in un privilegio e comporterebbe una grave discriminazione.

Nella sentenza del Consiglio di Stato vengono, inoltre, evidenziati quali sono le categorie di lavoratori per le quali non sussiste l’obbligo di effettuare turni di notte. Nello specifico, si tratta di:

  • lavoratrici in gravidanza;
  • puerpere;
  • minori;
  • lavoratrici madri ed i padri di bambini minori di 3 anni;
  • genitori unici con figli minori di 12 anni (nell’ipotesi di affidamento condiviso tra i due genitori, invece, tutti e due hanno la facoltà di richiedere l’esonero dal lavoro notturno nei periodi di convivenza con i figli);
  • lavoratori che prestano assistenza a disabili gravi, ai sensi della Legge 104/1992;
  • genitori adottivi o affidatari di un minore, durante i primi 3 anni dall’arrivo del minore in famiglia e, in ogni caso, non oltre il 12° anno di età.

Non perdere il seguente approfondimento: “Agevolazioni legge 104 sul lavoro: tutto cambia in base alla gravità della disabilità“.

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Le precisazioni dei giudici per alcuni caregivers

I magistrati hanno prestato particolare attenzione alla categoria dei caregivers di disabili gravi con Legge 104.

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Per tali dipendenti, infatti, l’esenzione dai turni di lavoro notturni può essere accordata esclusivamente se la persona che assistono non si trova in stato di autosufficienza e, dunque, non può svolgere in autonomia tutte le attività della vita quotidiana.

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