Lavoro, tasse e famiglia. Proposte in bozza di Fratelli d’Italia

Che cosa si prevede in materia di fisco, lavoro, welfare e famiglia negli “Appunti per un programma conservatore” presentati nella recente kermesse milanese di Fratelli d’Italia

 

Lavoro, inclusione, famiglia. Questa è la triade della crescita economica e sociale che Fratelli d’Italia declina in termini conservatori nel suo “Appunti per un programma conservatore”, una bozza per il programma di governo presentato nella recente kermesse milanese del partito presieduto da Giorgia Meloni.

LE PRIORITÀ PER IL MONDO DEL LAVORO: TAGLIO IRPEF E OCCUPAZIONE

Le priorità in materia di lavoro per il partito di Giorgia Meloni sono:

  • Riduzione del cuneo fiscale e crescita dei salari
  • Occupazione giovanile
  • Occupazione femminile
  • Lavoro sommerso
  • Ricambio imprenditoriale

Il capitolo relativo alle riforme del lavoro è stato scritto con la collaborazione di Guido Crosetto, imprenditore, co-fondatore di Fratelli d’Italia. La necessità di lavorare per ridurre il costo del lavoro non è certo una novità, non c’è programma di governo che non lo ponga tra i suoi punti programmatici. Fdi propone di intervenire decisamente sul taglio dell’Irpef con una “nuova tassazione Irpef per i dipendenti” che preveda l’esenzione da Irpef “per tutte le indennità corrisposte ai lavoratori per raggiungere il posto di lavoro o spostarsi da un posto ad un altro”, “per tutte le indennità corrisposte ai lavoratori per l’attività svolta in Smart working”, “per i beni e servizi ceduti ai dipendenti da parte del proprio datore di lavoro” e di eliminare “ogni forma di tassazione al Welfare aziendale in qualunque modalità sia riconosciuto”. In aggiunta al taglio dell’Irpef, il capitolo preparato da Crosetto, propone di tagliare gli oneri contributivi di 5 punti percentuali, distribuendo il taglio in parte ai lavoratori e in parte ai datori di lavoro, e di dare la possibilità di monetizzare mensilmente il TFR.

LE POLITICHE ATTIVE DEL LAVORO NELLA PROPOSTA DI FRATELLI D’ITALIA

Non solo politiche salariali. L’ex sottosegretario alla Difesa immagina anche un impianto di politiche attive per i giovani e le donne. Per i primi le proposte riguardano l’azzeramento dell’Irpef per i primi 12 mesi di lavoro, quindi ancora politiche salariali. La vera novità è nell’attivazione di un “sistema di intelligenza artificiale per la collocazione e la formazione attiva”. L’idea è di costruire un sistema organizzato “basato su un sistema di intelligenza artificiale che a regime rintracci l’elenco dei giovani che terminano ogni anno le scuole superiori e l’università e li agganci a imprese del settore, agenzie per il lavoro e centri per l’impiego, attivando un sistema concorrenziale tra gli operatori che avranno una dote finanziaria ingente per la loro collocazione”. L’approccio potrebbe essere un po’ (troppo) rigido quando sostiene che il “giovane non potrà più scegliere se lavorare o meno, ma è vincolato ad accettare l’offerta di lavoro per sé, per la sua famiglia e per il Paese” arrivando ad immaginare persino “l’applicazione di un sistema sanzionatorio”. Tale misura, unitamente all’introduzione di un “obbligo formativo permanente”, dovrebbe aiutare a contrastare anche il ricorso al lavoro nero.

LO SMARTWORKING COME VOLANO PER IL LAVORO FEMMINILE

Gli strumenti per agevolare il lavoro femminile sono nidi aziendali e smartworking. I primi dovrebbero essere obbligatori per tutte le imprese pubbliche e le aziende private con più di 50 dipendenti. Lo smartworking, invece, diventa un diritto “per le donne con figli con meno di 16 anni, per 3 giorni la settimana”. I datori di lavoro vengono incentivati alla concessine del lavoro da remoto attraverso la riduzione “del 50% degli oneri contributivi a carico del datore di lavoro per tutte le donne impiegate in smart working”.

INVERTIRE LA ROTTA DELLO SPREAD DELLA NATALITÀ

L’incentivazione del lavoro femminile è un tema legato a doppio filo a un altro tema molto caro al partito di Giorgia Meloni: la famiglia. Il capitolo dedicato alle politiche per la natalità, vero tabù nel nostro paese a causa di un ingombrante passato mai davvero metabolizzato e di un seguente approccio libertario – individualista che, oggi, male si sposa con i dati del tasso di natalità italiano, preoccupante per la tenuta economica e sociale del nostro paese. Il “divario annuale fra le nascite e le morti nel 2021 ha superato le 300.000 unità, 709.000 morti contro 399.000 nuovi nati”, si legge nel capitolo curato da Alfredo Mantovano, cattolico, magistrato ed ex sottosegretario al Ministero dell’Interno, già in Alleanza nazionale. I toni con cui viene esposto il problema sono gravi “in appena 15 anni l’abbattimento demografico è stato del 30%; il 1964, con 1.035.000 nascite, è il paleolitico”. Ed è esplicita la relazione tra natalità e crescita economica.  “Il 1964 è stato anche l’anno del boom economico, e – come lo spread dei titoli di Stato si correla alle crisi politiche – lo spread demografico va messo in relazione con la crisi, politica, economica, finanziaria, nella quale siamo immersi. È un dato obiettivo: non ha futuro una nazione il cui indice di natalità è di 1,25 figli per donna in età fertile e il cui indice di vecchiaia (cioè il rapporto fra >65 anni e <15 anni) è di 182,6; che vuol dire 182 anziani ogni 100 giovani”, si legge.

ASSEGNI PIÙ RICCHI PER LE FAMIGLIE

Posto il problema in questi termini, le soluzioni offerte sono si natura economica e culturale. Prima di tutta la riforma dell’assegno unico universale che FdI chiede di sganciare dall’ISEE. Poi lo “smartworking” pensato come misura che agevola la conciliazione tra vita privata e vita lavorativa per i genitori di figli piccoli. Sul versante della domanda di lavoro FdI vuole incentivare il lavoro femminile “prevedendo una “superdeduzione” del costo che il datore di lavoro sostiene per il pagamento del salario di madri di figli piccoli, in termini crescenti al crescere del numero di figli sul piano fiscale”. Dal punto di vista culturale c’è una presa di posizione precisa contro l’approccio gender fluid, contro le famiglie omogenitoriali e la gestazione per altri (illegale nel nostro paese).

CANCELLARE IL REDDITO DI CITTADINANZA

Il reddito di cittadinanza è il vero e proprio tiro al bersaglio delle opposizioni. Vista come misura che troppo si presta ad abusi e a eccessive spese per il bilancio dello stato. Fratelli d’Italia ha presentato, in legge di bilancio, un emendamento per introdurre, al posto del Reddito di Cittadinanza, “l’assegno di solidarietà” rivolto ai nuclei familiari in cui sia presente, alternativamente: almeno un anziano, un minore o un disabile (oltre a molti altri requisiti economici). L’importo dell’assegno è di 400 euro mensili, aumentati di 250 per ogni ulteriore componente ultrasessantenne, minore o disabile. Il capitolo “Crescere per superare il disagio” è dedicato alle politiche sociali per combattere la marginalizzazione ed è stato redatto con il contributo di Paolo Del Debbio.

CASE POPOLARI E LOTTA AI QUARTIERI – GHETTO

Le proposte abbozzate dal partito di Giorgia Meloni per aiutare chi è più in difficoltà sono articolate. Il superamento del reddito di cittadinanza si accompagna a un complesso di politiche attive: “super deduzione fiscale al 200 per cento delle spese sostenute nel caso del personale eccedente secondo il principio che “più assumi meno paghi”, “riduzione dell’aliquota IRES per nuove assunzioni”, “fondo per il reinserimento lavorativo disoccupati periodo emergenza COVID”. La strada per l’inclusione passa anche attraverso il contrasto al disagio abitativo. “Le case popolari, ancora troppo poche, devono essere realizzate in maniera diffusa anche abbattendo palazzi o strutture non più funzionali così da evitare che nascano nuovi “quartieri-ghetto”. I quartieri dormitorio, di cui le grandi città sono piene, sono un retaggio della peggiore sinistra”, scrive Del Debbio che con la sua trasmissione ha spesso acceso una luce sui disagi abitativi.

PENSIONE MINIMA A 1000 EURO

Spesso, tra i più poveri, ci sono anziani e disabili. Per i primi FdI pensa ad alzare la pensione minima a 1000 euro annui. “Non è solo una questione di dignità, per gli anziani, e di rispetto, da parte dello Stato, ma anche un incentivo all’economia, perché dare pensioni dignitose significa far girare l’economia locale, considerato che gli anziani acquistano nei negozi di prossimità”. Per i secondi, la proposta del partito di Giorgia Meloni è raddoppiare la “pensione di invalidità e delle indennità di accompagnamento”.

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