Le Borse di oggi, 14 giugno. I listini Ue migliorano con Wall Street. Spread vede 250 punti poi scende. Crescono i timori su un maxi – …

MILANO – Ore 16. I mercati europei oscillano durante la giornata: partono in recupero, s’indeboliscono e quindi tornano ad avvicinare la parità sostenuti dai timidi rialzi di Wall Street. Le Borse sono reduci da un sell-off che ha portato la Borsa americana (indice S&P500) a un crollo del 9% in tre sedute, scendendo di oltre il 20% dai picchi di gennaio ed entrando dunque ufficialmente in fase da “orso”. Milano verso la fine della seduta risale in positivo (+0,3%). A Piazza Affari, Saipem in evidenza dopo una intesa con Trevi legata alla perforazione per i parchi eolici offshore. Anche le altre Piazze europee vivono una seduta di alti e bassi: Francoforte scivola dello 0,15%, Parigi dello 0,6% e Londra cede lo 0,2%. Apertura in rialzo per Wall Street con l’indice Dow Jones che guadagna lo 0,2%, mentre il Nasdaq avanza dello 0,45% e l’S&P 500 sale dello 0,4%.

Volatilità anche sullo spread tra Btp e Bund: il differenziale di rendimento tra decennali italiani e tedeschi arriva a vedere 253 punti dopo l’asta dei Btp che ha visto salire i tassi di interesse ai massimi dalla crisi del debito, con il rendimento al 4,13% sui massimi da fine 2013. Poi nel tardo pomeriggio lo spread torna a scendere in area 235 punti base. In asta, intanto, il Tesoro ha collocato complessivamente titoli per 6 miliardi, con il tasso del triennale salito al top da luglio 2012 (3,04%, in aumento di 152 punti base) e quello sul settennale che ha segnato un record (3,75%, +136 punti) da quando la scadenza è stata introdotta nel 2014. Piazzati anche titoli con scadenze al 2049 e 2052. L’euro è in lieve rialzo sul dollaro (+0,2%) a 1,0436. La moneta unica passa di mano a 140,37 yen (+0,3%) mentre il dollaro/yen è sostanzialmente stabile a 134,49 (+0,06%).

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Borse giù, Btp sotto attacco, la Bce si corregge sui tassi e prepara la sfida anti-spread

di

Tonia Mastrobuoni


Resta, di fondo, un clima di tensione. Gli investitori sono preoccupati che le strette delle Banche centrali per contrastare l’inflazione possano portare un colpo mortale alla crescita: è quello che testimonia l’inversione della curva dei rendimenti Usa, con i titoli a due anni che per qualche momento lunedì sono arrivati a rendere più dei decennali, rappresentando un “rischio di recessione”. Il ceo di Morgan Stanley, James Gorman, ha detto di vedere un pericolo di una recessione americana nell’ordine del 50%. E Fitch ha tagliato le stime globali di crescita di 0,6 punti percentuali, al 2,9% per il 2022: la revisione maggiore riguarda la Cina, “dove prevediamo che la crescita scenda al 3,7% quest’anno, dal 4,8% di marzo. Riviste al ribasso anche le previsioni di crescita degli Stati Uniti di 0,6 punti percentuali al 2,9% e per la zona euro di 0,4 punti percentuali al 2,6%”.

L’attenzione è ora tutta puntata sulla Fed, che domani dirà le sue decisioni sui tassi. Nella riunione di maggio, il governatore Powell aveva detto chiaramente che i rialzi sarebbero stati di 50 punti base a maggio e giugno, qualora i dati macroeconomici si fossero confermati nelle attese. Ma l’inflazione della scorsa settimana (8,6% a maggio) le ha battute e ora il mercato ha alzato la scommessa su un rialzo di 75 punti base: sarebbe il più forte dal 1994. Per il momento, sono risultati in linea con le aspettative i prezzi alla produzione negli Usa, cresciuti a maggio dello 0,8% su base mensile. Il dato è in accelerazione rispetto al +0,4% di aprile ma in linea con le attese del mercato.

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In mattinata, la Borsa di Tokyo ha esteso le perdite sulla scia dei mercati azionari Usa: il Nikkei cede l’1,32% a quota 26.629,86, con una perdita di quasi 400 punti. Sul fronte valutario lo yen tratta vicino ai minimi in 23 anni sul dollaro, a 134,60, e si indebolisce anche sull’euro a 140.40. Shanghai gira in rialzo e alla fine guadagna l’1,02%, Shenzhen lo 0,19%, Hong Kong scivola dello 0,25% mentre Seul dello 0,58%.

Tra i dati macro di giornata si segnala che a maggio l’inflazione in Germania ha accelerato, su base tendenziale, al 7,9% dal 7,4% di aprile, in linea con le attese. Lo rende noto l’ufficio di statistica tedesco aggiungendo che su base mensile si è registrata una accelerazione allo 0,9% dallo 0,8% di aprile. Sempre in Germania, l’indice Zew sulla fiducia degli investitori si è attestato a giugno a -28, inferiore rispetto alle attese, ma in aumento rispetto al mese di maggio (-34 punti). Le stime per il mese di giugno erano di -26,8 punti.

Continua il tracollo del Bitcoin che perde ancora terreno dopo la debacle di ieri e in Asia arretra fino al 10% scivolando sotto i 21.000 dollari a 20.824. Poi la lieve ripresa che ha portato la principale delle criptovalute a 21.899 dollari. Ancora sotto mira il titolo di Coinbase che si muove in netto ribasso, dopo che la piattaforma per il trading di criptovalute ha annunciato che taglierà il 18% della sua forza lavoro, che in tutto è formata da circa 5.000 dipendenti a tempo pieno; a perdere il lavoro, quindi, saranno circa 1.100 persone.

Tra le materie prime, i prezzi del petrolio sono stabili sui mercati asiatici dopo l’altalena di ieri. A frenare i rialzi, le preoccupazioni che la domanda sarà colpita da una possibile recessione e dalla situazione Covid in Cina. I future sul Wti avanzano dello 0,14% a 120,8 dollari al barile, quelli sul Brent salgono dello 0,11% a 122,14 dollari. “La discussione ruota intorno al declino della produzione in Libia, delle misure che la Cina continua a imporre per rallentare la diffusione del Covid e le preoccupazioni per la recessione globale che portano alla distruzione della domanda”, ha affermato Stephen Innes, di Spi Asset Management. In Cina, c’è stata un’epidemia di Covid in un bar di Pechino che ha alzato i timori di una nuova fase di lockdown proprio mentre le restrizioni cominciavano ad essere allentate e la domanda a rafforzarsi. Ieri il distretto più popoloso della capitale cinese, Chaoyang, ha iniziato una campagna di test di massa di tre giorni tra i suoi circa 3,5 milioni di residenti.

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