Le conseguenze per riforma pensioni, aumento stipendi, tasse, bonus 110% dopo caduta Governo

Quali sono le conseguenze della caduta del governo Draghi per pensioni, aumento stipendi, tasse, bonus 110% 2022-2023? La caduta del governo Draghi è un evento che scuote non solo l’Italia ma l’intera comunità europea e non solo: in quadro politico ed economico come quello che stiamo vivendo, l’instabilità nel nostro Paese avrà conseguenze su e per tutti i Paesi dell’Ue. 

La presenza di Mario Draghi alla guida del governo italiano è stata una garanzia per tutti in un momento molto particolare della storia contemporanea e come ottima guida alle prese con il nuovo (necessario) piano del Pnrr ha dato avvio ad una serie di provvedimenti che saranno molto probabilmente bloccati pu se fondamentali per il sostegno a famiglie e lavoratori nonché per il rilancio dell’economia. 

  • Pensioni conseguenze della caduta Governo Draghi
  • Le conseguenze della caduta Governo Draghi per aumento stipendi
  • Tasse e bonus 110% 2022-2023 cosa succede dopo caduta governo 

Pensioni conseguenze della caduta Governo Draghi

Partendo dal capitolo pensioni, la caduta del governo Draghi non avrà particolari conseguenze, se non, forse, sulla questione degli aumenti degli importi pensionistici. Una vera e propria riforma delle pensioni era stata rimandata dal premier Draghi al prossimo anno già con il Def, Documento di economia e finanza che anticipa i provvedimenti ufficiali della nuova Legge di Bilancio, in cui nulla era stato accennato alle nuove possibilità di pensione anticipata per evitare il pieno ritorno alla Legge Fornero dal primo gennaio 2023.

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Probabilmente, con il premier Draghi ancora alla guida del Paese, la questione novità pensioni anticipate si sarebbe chiusa con una ulteriore proroga, e possibile estensione, di ape social e opzione donna, ma nulla di più strutturale. Le nuove elezioni potrebbero, però, essere spinta per il rilancio di una concreta riforma delle pensioni. 

L’impegno era, invece, stato preso sull’aumento delle pensioni che, certamente dal prossimo anno saliranno per effetto della nuova rivalutazione automatica ufficiale con indice all’1,9%, ma che già entro quest’anno il premier dimissionario voleva aumentare con un nuovo bonus di 200 euro che ora non si sa se ci sarà effettivamente o meno. 

Le conseguenze della caduta Governo Draghi per aumento stipendi

Passando al capitolo aumento degli stipendi, il piano del premier Draghi per aumentare gli stipendi e dare maggiore potere di acquisto ai lavoratori, a causa dell’attuale andamento dell’inflazione nonché della crescita costanze dei prezzi, prevedeva possibilità di rendere strutturale fino alla fine dell’anno, cioè fino a dicembre 2022, il bonus di 200 euro inizialmente approvato una tantum a luglio.

In alternativa, si lavorava ad un nuovo taglio del cuneo fiscale riducendo le tasse con conseguenti aumenti in busta, con raddoppio dello sgravio dallo 0,8% all’1,6%, per aumenti di circa 80-100 euro, o all’introduzione del salario minimo (probabilmente di 9 euro lordi l’ora per tutti), insieme ai rinnovi contrattuali in corso le cui trattative ora difficilmente si concluderanno entro l’anno.

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Tasse e bonus 110% 2022-2023 cosa succede dopo caduta governo 

E poi c’è il corposo capitolo tasse e superbonus 110%: all’indomani della riforma tasse di quest’anno, con prima revisione delle aliquote Irpef sui redditi, passate da cinque a quattro, e delle detrazioni per redditi da lavoro e da pensione, del debutto obbligatorio della fatturazione elettronica anche per i forfettari e del pos obbligatorio per tutti, Draghi ha posto le basi per una nuova riforma fiscale ma oggi tutto è in forse.

Dopo la caduta del governo Draghi, sono a rischio ora riduzione e in alcuni casi azzeramento totale dell’Iva sui prodotti di largo consumo, nonché il graduale superamento dell’Irap, Imposta regionale sulle attività produttive, la revisione delle aliquote di tassazione su Bot, Btp, obbligazioni, azioni, con possibile introduzione di due aliquote sui redditi da capitale del 15% e del 26% e di un’aliquota proporzionale unica al 23%, nonché la revisione delle addizionali comunali e regionali Irpef e le ulteriori novità Irpef sui redditi.

Incerta anche la sorte del superbonus al 110%: si era definito un ampliamento della possibilità di cessione del credito per le banche e un allargamento della platea dei cessionari a tutti i soggetti clienti e non più ai soli clienti professionali, ed era stata confermata la proroga del Superbonus al 110% per le ville unifamiliari e le unità indipendenti con accesso autonomo per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2022. 

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Stando a quanto riportano le ultime notizie, con la caduta del Governo Draghi, che aveva definito tali misure, non si sa se saranno portate effettivamente a compimento e confermate o meno, creando in tal caso non pochi problemi. 
 

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