Le destre contro Lamorgese e il gioco pericoloso di indebolire il governo sul fronte della sicurezza

Rimasto col cerino in mano sul fronte del green pass, Matteo Salvini deve concentrare in fretta i dardi della propaganda elettorale su un altro obiettivo. E nulla può fare meglio al suo caso che la casella della ministra dell’Interno Luciana Lamorgese: una figura tecnica, “sola” e senza armi rispetto agli attacchi politici (non ha un partito che la difende anche se può beneficiare dello scudo del Quirinale che ceto non si sporca le mani nel battibecco politico), a capo di quel sistema di sicurezza che per definizione è sempre sotto stress. La sicurezza non è mai abbastanza e in assoluto è sempre fallace rispetto al caso, alle dinamiche criminali e a quelle umanitarie.

Domani il Cdm che allarga l’obbligo del GP

Da qualche giorno il segretario della Lega si può dire che abbia accettato di aver “perso” la battaglia sul green pass (GP): domani il premier porta in Consiglio dei ministri l’allargamento dell’obbligo al settore del lavoro pubblico (un milione e duecentomila lavoratori della Pa e in più i dipendenti di partecipate e controllate, e poi Tribunale e procure). E forse riesce a trovare la quadra anche in quello privato dove il confronto con imprese e sindacati sta rendendo la decisione tecnicamente più rognosa. Comunque se non è domani, sarà la prossima settimana. L’obbligo scatterà dal 10 ottobre per dare tempo a tutti di cambiare idea e vaccinarsi. E sono previste multe salate (da 400 mila ad un milione).  Tra i due, tra Draghi e Salvini, potrebbe saltare anche il tradizionale faccia a faccia alla vigilia di cdm spinosi. E comunque ci hanno pensato i ministri e i presidenti di regione leghisti: ora basta giocare con questa roba, il Green pass serve per restare aperti. “E’ l’unica strada per una ripresa duratura. Stare al governo vuol dire assumersi delle responsabilità”. Draghi quindi va avanti. Nonostante Salvini. 

Cambiare target

Il problema è con cosa occupare l’agenda dei vari comizi elettorali da qui al 3 ottobre. Due settimane sono lunghissime se hai tre, quattro appuntamenti al giorno. Come fare quindi per avere attenzione e titoli ed evitare il sorpasso anche di uno solo punto da parte di Fratelli d’Italia che vive e ingrassa nei consensi stando all’opposizione?  La  casella sicurezza è sempre generosa in queste circostanze: tra sbarchi, migranti e profughi, balordi in giro, criminali e nonni accecati (quello di Eitan) c’è solo l’imbarazzo della scelta per “attaccare” il titolare della sicurezza nazionale, cioè il ministro dell’Interno.  Così da 72 ore Salvini è diventato un disco rotto di argomenti beceri. “C’è gente che in questi giorni accoltella, stupra, sequestra e spaccia. E cosa fa il ministro dell’Interno? Dorme, se non sei capace lascia” è stato il leit motive dei vari comizi di giornata.

A fare da controcanto c’è anche Giorgia Meloni. La leader di Fratelli d’Italia non è da meno negli attacchi alla ministra dell’Interno: la ministra Lamorgese “non fa il suo lavoro,  quello che accade lo dimostra. Immigrazione incontrollata, 40mila sbarchi da inizio anno, il doppio dell’anno scorso, 8 volte tanto rispetto al 2019, in un tempo in cui ai cittadini italiani vengono imposte decine di restrizioni. Immigrati che si rifiutano di fare il tampone e il vaccino, perché a loro il green pass non glielo chiediamo”. E poi, “abbiamo visto bivaccare fattoni da tutta Europa in provincia di Viterbo per sei giorni e nessuno gli ha detto niente. Lo stesso governo che poi multa i ristoratori che protestano distanziati. Abbiamo visto i fatti di Rimini: non è colpa della Lamorgese? Questo signore mi pare fosse stato segnalato come persona violenta, nessuno ha fatto niente. Ci serve un ministro vagamente migliore della Lamorgese. Sono rimasta scioccata quando Draghi ha detto che la ministra ha fatto un ottimo lavoro. Non è così. Tendenzialmente non ha fatto proprio un lavoro”.

Le “colpe” del ministro

Insomma, per farla breve, tutto ciò che accade  in Italia è “colpa” di Luciana Lamorgese: gli ottomila ravers di Viterbo lasciati liberi di scorrazzare (qualcuno è anche morto) per cinque giorni; l’aumento degli sbarchi sulla rotta libico-tunisina; il senegalese pazzo che accoltella il bambino bengalese e, in forma leggera, i tre adulti che erano con lui; il rapimento del piccolo Eitan, unico sopravvissuto alla strage del Montarone. Quando arriveranno i profughi afgani, anche quella sarà colpa di Luciana Lamorgese. Tutto ciò che la cronaca mette in fila ogni giorno  è “colpa” di un ministro “che non sa lavorare”. Ridicola anche solo a pensarla una cosa del genere. Da Ferragosto Salvini sbraita che vuole un incontro con colei che ha preso il suo posto al Viminale. Anzi, il faccia a faccia lo vuole a tre, anche con Draghi. Anche ieri ha lamentato che “quest’incontro ancora non c’è stato”. Forse potrebbe, invece di urlare, confrontare le agende e proporre qualche data.

Fratelli d’Italia che studia ogni mossa per attaccare il governo e mettere in difficoltà Salvini, minaccia, da metà agosto, la mozione di sfiducia. Sarà presentata al Senato “dove ci mancano pochi voti e possiamo essere più incisivi”. Al momento mancano ancora le firme per presentare la mozione. Lega ha già fatto sapere che “non voterà alcuna mozione di sfiducia”. Così Forza Italia. Facile per Meloni puntare il dito contro  Salvini: “Attacca attacca ma poi non affonda”.

Oggi l’informativa    

La ministra sopporta tutto ciò con grande pazienza. Replica sugli argomenti: Salvini sull’immigrazione clandestina non ha saputo fare nulla in quattordici mesi, “tranne tenere la gente in mare”; l’aumento degli sbarchi è figlio di due crisi umanitarie che ai tempi di Salvini non c’erano, la guerra in Libia e la crisi economica-istituzionale in Tunisia; per non parlare delle guerre e delle carestie nei paesi subsahariani. Il senegalese che ha accoltellato era stato segnalato perchè molesto ma le espulsioni hanno procedure lunghe e non sempre vanno a buon fine. Per non parlare del piccolo Eitan: la visita del nonno era prevista e concordata e in Svizzera può andare chiunque.

Oggi (ore 16) Lamorgese dovrà replicare alla Camera all’informativa che Fdi ha preteso sul rave party di Viterbo e dopo che La Verità ha pubblicato alcuni documenti in base ai quali risulterebbero polizia e carabinieri arrendevoli, per non dire complici, rispetto all’arrivo dei ravers nella tenuta agricola del viterbese. A dr la verità la polizia ha fatto un ottimo lavoro visto che ha sgomberato la zona senza neppure un ferito in giornate di caldo torrido dove sarebbe bastato un lacrimogeno per provocare ettari ed ettari di campi e boschi incendiati.

“Attaccare me vuol dire indebolire il governo”

Sarà la prima occasione pubblica per poter rispondere ad attacchi beceri e illogici. La ministra, in qualche intervista, ha già detto come la pensa: «Quando gli attacchi partono da chi sostiene il governo, diventando martellanti e personali, finiscono per danneggiare l’immagine dell’amministrazione e dell’intero esecutivo, in un momento molto delicato per il Paese nel quale occorrerebbe più coesione». Chi ha potuto parlarle, privatamente, racconta di un prefetto al servizio del Paese che mette in conto di “resistere, andare avanti e non farsi certo travolgere dalla propaganda politica” anche se tutto questo “è molto duro da sopportare”. Perché sarebbe infinitamente più facile, anche per la ministra, sbattere in faccia a Salvini tutto quello che lui stesso non ha fatto quando è stato al Viminale. E dire che è “solo populismo pericoloso prospettare soluzioni facili a situazioni complesse”. Ma c’è un decoro e un profilo istituzionale che non può essere superato. Anche perché, per fortuna, non tutti i ministri vivono la campagna elettorale permanente del segretario della Lega.

I veri problemi 

E la ministra dell’Interno, il suo gabinetto e il capo della Polizia devono invece dedicare tutte le energie alle numerose minacce vere che incombono sul Paese: le tensioni sociali e l’ordine pubblico aizzato ogni giorno dalle sigle no-vax e no-pass rispetto alle quali ora si tema anche una saldatura con sigle del terrorismo interno; l’immigrazione, le minacce del terrorismo, la criminalità organizzata, gli appetiti delle mafie sulle ingenti risorse pubbliche destinate alla ripresa economica, gli attacchi violenti veicolati dalla Rete.

Rimbalzate con Speranza, le destre ci provano da un mese con Lamorgese. Rimbalzeranno anche questa volta. Intorno alla ministra si sono stretti tutti, senza se e senza ma. Il problema è che mancano due settimane alle amministrative.  Ed è necessario un target obiettivo su cui fare campagna da qui al voto.  A chi toccherà? Oppure insisteranno sul ministro e sul terreno “facile” della sicurezza.

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